I MITI DI NAPOLI : STORIA DI SAN GIORGIO A CREMANO

San Giorgio a Cremano, nota ai più per essere stata la città di Massimo Troisi, Alighiero Noschese e residenza di Luca Giordano, risulta essere oggi parte integrante dell’agglomerato urbano della città di Napoli. In merito al termine “Cremano” esistono, invece, diverse ipotesi. Da un lato, alcuni farebbero derivare tale espressione da Crematum, con riferimento ad una lingua di lava del Vesuvio che avrebbe cremato tali zone. Tuttavia, non esistono attualmente sufficienti documentazioni a sostenere tale ipotesi. Il territorio di San Giorgio a Cremano, infatti, non è sono mai stati completamente distrutti dalla lava del Vesuvio e solo nel 1631 la lava arrivò fino all’Arso. Di conseguenza, essendo stato “Cremano” attribuito alla città nel corso del 1500, è improbabile che il termine faccia riferimento a un avvenimento accaduto circa un secolo dopo. Altra ipotesi, sicuramente meno originale, ma sostenuta anche dalle istituzioni del luogo, vuole che il termine Cremano faccia riferimento a un antico toponimo di una striscia di terra attualmente compresa fra Portici e San Giorgio. Ragion per cui il nome della città significherebbe San Giorgio nei pressi di Cremano. L’ipotesi più attendibile è che esso derivi da Cambrano, toponimo di una zona costiera piuttosto vasta. In origine, infatti, il paese si estendeva su due casali: Capitiniano e Sant’Aniello a Cambrano che nel 1334 si fusero in S. Giorgio a Cambrano, il quale diventerà poi Clamano e, solo nel 1500, Cremano. La costituzione di un primo nucleo abitativo stabile può essere fatta risalire intorno al 993, quando nella zona detta Capitiniano (pressappoco l’attuale cimitero) fu edificata una piccola cappella votiva consacrata a San Giorgio. Alla fine del sec. XI fu edificata nello stesso luogo una chiesa, attorno alla quale si sviluppò un primo Casale con il nome di San Giorgio a Capitiniano. Con il passare del tempo il Casale cominciò a svilupparsi verso il mare nella zona detta Cambrano, tanto da cambiare nome in San Giorgio a Cambrano, come attestato già nel 1334 sotto il regno di Carlo d’Angiò. Si vennero a creare così due nuclei abitativi, il quartiere di sopra e quello di bascio, che intanto aveva assorbito l’antico casale di S.Aniello a Cambrano. Il centro cittadino rimase però la parte alta, dove nel frattempo la chiesa di San Giorgio Vecchio prendeva l’aspetto attuale a tre navate in stilegotico. Solo nel 1570, con l’edificazione della chiesa di Santa Maria del Principio, la vita religiosa del Casale, e con essa quella cittadina, si sposta nella parte bassa. Tuttavia la violenta eruzione del 1631 colpisce duramente San Giorgio, distruggendo il centro cittadino, la chiesa di Santa Maria del Principio e i documenti storici in essa custoditi. Solo poche costruzioni furono risparmiate, come la stessa chiesa di San Giorgio Vecchio e la cosiddetta Torre Ummarino. Nel 1670 viene ricostruita la chiesa di S.Maria del Principio, sulle rovine della precedente e il Casale cominciò nuovamente a ripopolarsi. La città conobbe un periodo florido sotto il dominio spagnolo ed ancor più sotto i Borbone, grazie alle iniziative promosse da Carlo III, che diede impulso alle attività economiche dell’intera area vesuviana. Fu in quel periodo che la città divenne luogo di villeggiatura di famiglie nobili napoletane, come testimoniano le numerose ville settecentesche. I successivi moti indipendentisti ispirati dalla rivoluzione francese trovarono non poca resistenza nella città, devota alla monarchia borbonica. Tuttavia la città divenne Repubblica Paesana nel 1799. La Carboneria, che da lì a poco sarebbe nata, trovò i primi iscritti anche in questa città che, in tal modo, contribuì ai moti del 1820. Dopo l’unità d’Italia San Giorgio a Cremano subì un periodo di decadenza, pur restando un apprezzato e ricercato luogo di villeggiatura. Allo studio e alla ricostruzione delle vicende storiche e culturali della città si è a lungo dedicato il sacerdote Giovanni Alagi, coadiuvato a suo tempo dal porticese Giovanni Coppola, indimenticata figura di sacerdote, bibliofilo e cultore di studi umanistici. All’inizio degli anni ’70 l’Ufficio Commercio del Comune di San Giorgio a Cremano registrava la presenza di 58 aziende tessili. Micro-imprese, dove abili mani confezionavano ogni giorno migliaia di camicie destinate al mercato italiano e a quello estero. È il retaggio di un’antica tradizione che risale alla metà del ‘700, quando le seterie della zona si erano specializzate nella produzione di camicie, da giorno e da notte, allo scopo di soddisfare le richieste dei nobili più alla moda. Ancora oggi, la tradizione sartoriale è tenuta in vita grazie alla passione di alcuni artigiani, prevalentemente, in camicie e cravatte. Attualmente è anche sede di diverse industrie conserviere.

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