Il garante dei detenuti Ciambriello e le comunità per minori denunciano “più diritti per i minori in comunità, quello alla salute è negato”

Questa mattina all’ufficio del garante c’è stata una conferenza stampa con alcuni amministratori di comunità circa i diritti e la tutela della salute negati per i minori dell’area penale collocati in comunità.

Diritto alla salute, alla formazione e all’istruzione questi i diritti fondamentali negati.

C’è la necessità di garantire tali diritti anche ai minori dell’area penale collocati in comunità, attraverso l’accesso gratuito al servizio sanitario pubblico, come garantito ai minori ospiti degli IPM di Nisida ed Airola. Il rischio è che, chi viene affidato agli IPM di Nisida ed Airola veda riconosciuti questi tre diritti con tutti i limiti e i disagi, mentre se viene affidato alle comunità per minori o alle comunità per adulti con problemi di tossicodipendenza gli siano negati: non c’è infatti nessuna esenzione ticket o corsi di formazione per coloro presenti nelle comunità.

Una conferenza stampa che è servita a denunciare queste lacune e nel caso della tutela della salute a ripristinare l’esenzione assicurata da leggi nazionali e dal DPR 448/88.

Il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha dichiarato che nelle carceri bisogna rafforzare la presenza di assistenti sociali, assistenza sanitaria e creare sbocchi professionali con mediazioni culturali per gli immigrati.  “Il problema però di non poter accedere gratuitamente al Servizio Sanitario Nazionale, come avviene per i minori in custodia cautelare, produce un danno con conseguenze a volte irreparabili nella vita futura di questi ragazzi. Oltre agli esami di routine (esami di primo ingresso, esami tossicologici) nella maggior parte dei casi i minori necessitano di visite specialistiche, le più frequenti sono quelle neuropsichiatriche o quelle dermatologiche.”

Secondo Vincenzo Morgera, responsabile comunità Jonathan, “i diritti e la dignità dei ragazzi non sono opinabili, è un problema oggi che deve essere visto come un’opportunità di cambiamento. Un cambiamento necessario che sarà positivo poi per la società futura.”

Luigi Isaia, responsabile della comunità Il Germoglio, sostiene che la mancanza di tali diritti “è un problema che si ricollega alla povertà non solo economica ma anche sociale, affettiva e del territorio stesso che non riesce ad aiutare questi ragazzi.”

Il costo di tutte le visite mediche va a gravare sulle famiglie, che molto spesso non possono permettersi tali spese e si va così a mettere in crisi situazioni già disagiate”, queste le parole di padre Jhonny Morelli della comunità di Padre Arturo in Marigliano, che continua dicendo “bisogna condannare l’atto in sé non la persona che va dunque aiutata e sostenuta nel reinserimento sociale e lavorativo, ancor di più se si tratta di adolescenti”.

Durante la conferenza i responsabili delle comunità e il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, hanno reso pubblica una lettera indirizzata al ministro della salute Roberto Speranza e al presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca: “Lavoriamo in un territorio assai complesso, quello campano attraversato da emergenze vecchie e nuove che mettono a dura prova il lavoro di tanti operatori sociali che al prezzo di grossi sacrifici provano a tenere aperta una possibilità di riscatto e di cittadinanza per questi nostri ragazzi di vita.  Vi chiediamo aiuto perché stiamo portando avanti una battaglia di civiltà e di giustizia, una battaglia che al momento, però, ci vede soccombere. STIAMO PROVANDO A RIAFFERMARE IL DIRITTO ALLA SANITA’ PUBBLICA E GRATUITA PER I MINORI DELL’AREA PENALE CHE ACCOGLIAMO NELLE NOSTRE COMUNITA’ ED A CUI VIENE NEGATO. Una discriminazione ancora più forte se si pensa che per i loro coetanei ristretti presso gli Istituti Penali Minorili questo diritto è invece garantito.”

La comunità non può essere una panacea e/o vivere l’isolamento istituzionale e degli enti locali”, così continua Ciambriello durante la conferenza sottolineando un dato allarmante: 7600 persone detenute nell’area esterna. Nell’ultimo anno si sono verificati tre suicidi per persone sottoposte ad arresti domiciliari. Gli assistenti sociali per quest’area sono solamente ventiquattro.

Altri dati importanti emergono dalla relazione aggiornata al 15 novembre 2019 sui minorenni ed i giovani adulti in carico ai servizi minorili. In Campania vi sono 70 detenuti minorenni detenuti a Nisida ed Airola. 1130, invece, sono i minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni a Napoli di cui 387 presi in carico per la prima volta nel 2019. Minorenni ai quali i diritti alla sanità ed alla formazione professionale citati dal garante Ciambriello e dalle comunità sono negati.

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