Il ritorno di Fabio Fazio, il flop che tutti si augurano

La trasmissione Che tempo che fa, ideata e condotta da Fabio Fazio, è sempre stata al centro delle polemiche, soprattutto quando nel 2017 si trasferì su Rai 1 per volontà dell’allora direttore Angelo Teodoli. Le polemiche venivano giustificate con gli alti emolumenti al conduttore, ma in realtà erano polemiche gratuite: Fazio non costa nulla alla Rai perché i costi della trasmissione, stipendio del conduttore compreso, vengono pagati dalle pubblicità che vengono trasmesse durante la trasmissione e dagli sponsor. A dar fastidio ai nuovi vertici Rai, quelli che si erano insediati con il cosiddetto governo “giallo verde”, erano le prese di posizione di Fazio a favore dell’accoglienza sui migranti, invise al partito rappresentato dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini (che tra l’altro ha sempre declinato gli inviti alla trasmissione) e la partecipazione fissa dell’economista Carlo Cottarelli, inviso soprattutto ad ambienti vicini al M5S, per cui l’allontanamento del conduttore genovese da parte del nuovo direttore, Teresa De Santis, sembrava un atto dovuto. Il direttore di Rai 2 Carlo Freccero, uno dei pochi del consiglio di amministrazione che di televisione ne capisce davvero, decide, nonostante sia stato nominato grazie ai grillini, che non è giusto che la Rai si privi di Fazio e lo chiama nella sua rete. Dunque stasera partirà il nuovo ciclo di Che tempo che fa, ma su Rai 2. La collocazione oraria è più o meno la stessa, la novità è che alle 19.30 andrà in onda una sorta di anteprima (Che tempo che farà) condotta insieme al Mago Forest e sparirà la trasmissione in seconda serata del lunedì. Tutto nella norma? Forse. Il problema è che i detrattori di Fazio, ovvero testate giornalistiche di determinate collocazioni politiche, influencer non meglio precisati e altri, lo attendono al varco, pronti ad attaccarlo se gli ascolti dovessero essere nettamente inferiori a quelli delle stagioni precedenti. E gli ascolti non potranno essere gli stessi degli anni precedenti, non va più in onda su Rai 1 che attira a prescindere più telespettatori, e la stessa Rai 1 non si è fatta scrupoli di controbattergli una programmazione forte, andranno infatti in onda fiction che da sempre sono il fiore all’occhiello della rete ammiraglia, questo mese è il turno di Imma Tataranni – sostituto procuratore che la settimana scorsa ha ottenuto ben il 23,9 % di share. E Canale 5 dal canto suo, che negli anni scorsi si era limitato a trasmettere film per la tv o fiction che non avevano mai ottenuto risultati esaltanti, mette in campo addirittura Barbara D’Urso che per l’occasione sposta il suo Live – non è la D’Urso dal mercoledì alla domenica, costringendola così a trascorrere tutta la domenica davanti ai teleschermi (il pomeriggio è già in onda con Domenica live). Difficile quindi che contro una tale contro programmazione proveniente anche dal fuoco amico la trasmissione di Fazio possa ottenere risultati eclatanti. Intendiamoci, il 6,9 % di Non è la BBC, la trasmissione di Renzo Arbore dedicata a Gianni Boncompagni andata in onda su Rai 2 questo giovedì, è stato ritenuto un successo, perché ha comunque superato le aspettative di ascolti della seconda rete che non possono essere certamente quelle di Rai 1 o Canale 5. I denigratori di Fazio sapranno ragionare in questi termini, capiranno che un ascolto superiore al 6 % è da considerarsi comunque un successo in una rete come Rai 2? Ne dubitiamo fortemente.

Raimondo E. Casaceli

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