In nome del debito pubblico

Se da bambino mi avessero chiesto «chi crea i soldi?», ingenuamente avrei risposto «lo Stato» e ci avrei azzeccato. Oggi quella risposta sarebbe sbagliata. Sottoscrivendo alla moneta unica europea, abbiamo rinunciato alla facoltà di battere moneta e di stampare banconote e non bisogna essere luminari in materia economica per capire che se uno stato crea da sé i soldi si trova in una situazione di vantaggio rispetto ad uno stato che deve chiederli ad altri.

È evidente che producendo soldi, si produce anche occupazione e il conseguente benessere tra i cittadini (certo con tutti i rischi connessi ad una inevitabile inflazione nel corso del tempo). Ora non facciamo altro che prendere in prestito la moneta da altri – chi? Europa, BC, BCE? – e ovviamente dobbiamo restituirla. Ci siamo mai chiesti chi dobbiamo ripagare con i sacrifici che ci vengono chiesti ogni giorno? Se esiste un debito, quello pubblico, esiste anche un creditore.

Quello che è certo è che l’ Italia paga l’ Euro non a prezzo tipografico (pochi spiccioli) ma a prezzo nominale – 5mila Lire di un tempo allo Stato italiano costavano praticamente zero, adesso 5 Euro costano 5 Euro più interessi e, ovviamente, pagano i cittadini.

Il Giappone ha un debito pubblico superiore all’ Italia ma non è ancora arrivato alla frutta, come mai? È semplice: oltre ad essere uno stato a moneta sovrana, il 90 % del debito pubblico è detenuto dai giapponesi mentre noi italiani, siccome il debito pubblico è una cosa brutta e cattiva, ne abbiamo ceduto una parte agli stranieri e un’ altra a banche, assicurazioni e fondi comuni.

Il grado di civiltà di un paese e di una cultura si mostra soprattutto nella natura del proprio nazionalismo – i giapponesi lo sono riguardo all’ economia e al benessere comune, gli italiani riguardo al calcio.

La moneta unica avrebbe dovuto evitare rischi di fluttuazione e costi di cambio, creare stabilità dei prezzi, opportunità per le imprese, integrazione dei mercati, mercato del lavoro, rinsaldamento dell’ identità europea…Mah?!?

Escludendo il fatto di viaggiare tra i vari paesi comunitari senza passaporto, bisogna davvero sforzarsi per riconoscere i vantaggi pratici dell’ essere europei.

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