INTERCETTAZIONI CESARO.L’INTERVENTO IN AULA DI ANNA ROSSOMANDO(Pd):”Le ragioni del NO alle intercettazioni.”

Grazie, Presidente. Colleghi, come è già stato detto, siamo di fronte a un vero e proprio caso di scuola. Parto, però, dalle ultime osservazioni per essere d’ausilio alla comprensione di tutti i colleghi dell’Aula, che stanno seguendo. Non esiste un atto di indagine fine a se stesso, che abbia una finalità in re ipsa. L’intercettazione è un mezzo di prova al punto che si discute se debba essere, nell’ambito di un’indagine, l’unico mezzo di prova o non a supporto di altri elementi di prova, che, come i colleghi sanno, diventano prova solo al dibattimento e cioè attraverso l’utilizzazione, con le regole del processo, non dimentichiamocelo mai. Quindi, vorrei non liquidare, ma esaurire l’osservazione della collega che mi ha preceduto sulla dichiarazione di voto dei 5 Stelle dicendo che è evidente che l’intercettazione è un mezzo di prova e, quindi, è altrettanto evidente che sta pienamente nel concetto di direzione dell’atto di indagine o delle indagini. Altrimenti, a che cosa sarebbe finalizzato ?

Dicendo che è un argomento capzioso, perché è evidente che le intercettazioni sono un mezzo di prova, quindi, nella direzione delle indagini, che si possono fare in vari modi, utilizzando anche le intercettazioni. Questo, come dicevo, è un caso assolutamente di scuola, perché per tabulas il pubblico ministero e poi il GIP che ha convalidato dicono – tra l’altro, per ben tre volte, perché tre sono i provvedimenti di richiesta – quello che normalmente si dice quando si fa un’ipotesi investigativa e non poteva essere diverso, cioè qual è l’obiettivo, che cosa si vuole dimostrare, dove si vuole arrivare. Quindi, è esattamente quello che prende in esame la legge, soprattutto che prende in esame la Corte costituzionale, tracciando i limiti della legge, ossia che cosa osta all’utilizzazione delle intercettazioni di un parlamentare nel processo.
Il giudice che ci ha trasmesso l’ordinanza, tra l’altro, dice che si tratta di sole tre intercettazioni, che, comunque, isolatamente considerate, non sarebbero così dirimenti o così utili processualmente. C’è da chiedersi qual è la necessità di questa precisazione. Io dico una cosa: il caso sarebbe pacificamente risolto. Tra l’altro, ricordo a me stessa e all’Aula che, qualora si decidesse di non autorizzare l’utilizzazione di queste tre intercettazioni, quindi di votare a favore di questa relazione, comunque queste intercettazioni sono utilizzabili nei confronti delle altre persone coinvolte nel processo. Comunque, il processo procede, perché, come è stato correttamente ricordato, non vi sarebbe nessuna modalità di autorizzare la prosecuzione delle indagini.
Allora, di che cosa stiamo parlando ? Attraversiamo una fase difficile ed è testimoniata dal fatto che in quest’Aula io credo che sia un giorno triste quando, discutendo di come si applica la legge e dell’applicazione della legge, qualsiasi legge questa sia, si dice che applicare la legge è un giro di parole: triste momento in un’aula parlamentare dire che applicare la legge è un giro di parole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) nello Stato di diritto. Triste momento quando si parla di abuso di garantismo: il garantismo o c’è o, se si parla di abuso, è un’altra cosa e vorrei ricordare che in quest’aula su altri provvedimenti non solo chi vi parla ma chi ha votato molte volte per autorizzare vuoi l’utilizzo di intercettazioni vuoi, anche più delicatamente, l’applicazione di una misura cautelare ha inteso fare in modo che non ci fossero privilegi ma che si applicasse la legge. Non ci sono abusi di garantismo: ci sono privilegi e, in quel caso, siamo molto attenti a che non si verifichino privilegi. Vorrei dire che questo lo facciamo tutte le volte che esercitiamo questo ruolo in quest’Aula e lo facciamo proprio anche a garanzia dell’autonomia della giurisdizione e della separazione dei poteri che intendiamo rispettare non entrando mai – ripeto: mai e non è sempre così semplice dovendo analizzare un provvedimento – nel merito dell’ipotesi accusatoria, della sua fondatezza, della sua completezza, delle sue argomentazioni. Spiace – lo dico, se riesco, molto garbatamente – che anche un uomo di legge come il collega Dambruoso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Area Popolare (NCD-UDC) e Misto-Conservatori e Riformisti), citi l’accertamento della verità uber alles e derubrichi a questioni tecniche l’applicazione della legge. Lo dico perché sono profondamente convinta – questo fa parte anche dell’impostazione che abbiamo – che a maggior ragione anche il pubblico ministero fa parte della cultura della giurisdizione. Se non pensassi questo, non difenderei l’autonomia della magistratura, l’autonomia della giurisdizione. Per questo lo faccio convintamente in tutti i provvedimenti quando ce n’è l’occasione e anche soprattutto quando esercitiamo il ruolo come Giunta per le autorizzazioni. Quindi, concludendo, molto serenamente, perché, come dicevo, è un caso di scuola, stiamo discutendo di tre intercettazioni che dichiaratamente sono state effettuate per acquisire elementi, per comprovare l’accusa nei confronti di Tizio, Caio, Sempronio e anche del deputato. La legge dice che non si può fare e, quindi, molto tranquillamente, molto serenamente non possiamo concedere l’autorizzazione ma lo facciamo, devo dire, con tutta la dignità del Parlamento e non soltanto serenamente ma orgogliosi di applicare la legge perché pensiamo che si tratti semplicemente dello Stato di diritto. Credo che sarà un triste giorno se, magari alla collega Colonnese, dovesse capitare di dover applicare o decidere e avere la forza di applicare un suo convincimento indipendentemente dalla legge, perché la legge serve a proteggere proprio chi altre protezioni non ha (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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