ITALIA: PAESE DI COSTITUZIONALISTI DI COMPLEMENTO

Come ognuno sa  quando gioca la nostra Nazionale il 99% dei tifosi ha la sua versione della formazione ideale. Un popolo di CT. Tutto sommato un capriccio innocuo. L’affare si complica quando si passa ad argomenti più seri. Sull’approvazione dell’Italicum e sul voto di fiducia si sono scatenate le osservazioni più perverse o insulse oltre alle più indignate reprimende per coloro che hanno osato fare delle osservazioni e non hanno accettato il ricatto di Renzi: o così oppure elezioni anticipate!

Tutti  costituzionalisti, all’improvviso.

Benché non mi annoveri in quella gloriosa categoria  desidero fra alcune osservazioni nel merito:

Qualche entusiasta fan  renziano ha portato, a supporto della decisione sulla fiducia, una citazione di Moro rilasciata in circostanze analoghe nel 1953.  Essa dice: “In sostanza la richiesta di fiducia da parte del Governo  comporta la preminenza dell’aspetto politico  su quello tecnico-legislativo…. Il provvedimento è guardato essenzialmente come direttiva politica sulla quale si interroga la Camera. Per tale motivo, ovviamente, il provvedimento non appare modificabile”.

Come si vede una citazione scelta male: gli argomenti di Moro danno ragione a chi si oppone. Si riconosce che è l’aspetto politico che prevale, non quello tecnico-legislativo, che passa così in secondo piano. Questo è il punto del rifiuto degli oppositori anche in questa circostanza. Sul piano tecnico-legislativo potrebbero esserci motivi di modifica, su quello politico no. Perciò la sostanza non è il meccanismo elettorale ma la volontà del Governo di esprimere la sua supremazia sui poteri decisionali della Camera. Come si comprende, un punto delicatissimo in un sistema parlamentare. Le obiezioni della Jotti a Moro, in quella storica seduta, si muovono in questa direzione. Il congegno elettorale così come è formulato avrà un effetto sicuro: la scomparsa della opposizione interna dalle istituzioni rappresentative nazionali. Questo è il punto. Con quanti vantaggi per la democrazia è facile immaginare.

Renzi è troppo scaltro per impegnarsi nel “dirty job”  di triturare ogni opposizione interna. Lo lascia fare ai suoi giannizzeri, effettivi e di complemento. Di qui la presentazione della opposizione, come lotta in difesa di “insopportabili privilegi”. Quali?   Se si tratta di quelli derivanti  dalla carica parlamentar,e essi riguardano tutti i parlamentari, non solo quelli dell’opposizione. Questa osservazione, volgare, serve solo ad immeschinire la posizione degli oppositori, a togliere ad essi ogni dignità politica.  Si è addirittura pubblicata la lista degli oppositori  per indicarli alla pubblica condanna. Una lista di proscrizione che giustifica a maggior ragione la posizione di chi si oppone.

 La richiesta della fiducia è un atto del governo non una richiesta di chi si oppone. Renzi perciò non può dire che se non va come dice lui il governo va in crisi. Poteva evitarlo ma vuole stravincere. L’obiettivo è la trasformazione del PD da partito di centro-sinistra  a partito pigliatutto, mero strumento di gestione del potere. Con altri scopi e ideali venne fondato il PD e se capisco la furia distruttiva di Renzi nei confronti del gruppo fondatore, non comprendo la posizione di chi, da tifoso, la sostiene in nome dei successi elettorali. Gli  italiani sono di memoria corta  e perciò ricordo agli immemori che anche  Craxi fece una operazione simile col PSI. Sappiamo com’è finita quella mutazione genetica.

Renzi persegue la creazione di un partito che regga una società dei due terzi: difesa dei ceti affluenti e abbandono al suo destino del terzo in difficoltà.  Per far ciò deve distruggere i sindacati ed eliminare ogni riferimento alla tradizione socialista ed a quella del cattolicesimo sociale che sono state le correnti ideali che hanno fatto dell’Italia un paese civile.

Pensa così di fare una paese più moderno in cui non solo l’ opposizione politica ma anche quella sociale venga messa all’angolo?

Bertrand  Russell, grandissimo scienziato e filosofo, socialista fabiano e uomo contro corrente, autore, fra l’altro, del fondamentale “Principia mathematica”,  dice in un articolo del 1940:

“Una democrazia in cui la maggioranza  esercita tutto il potere, può essere tirannica quanto una dittatura. Il rispetto per la minoranza che è essenziale in una saggia democrazia non è sempre sufficientemente osservato.”

Ecco perché le esibizioni muscolari  contro la minoranza mettono in discussione la democrazia. È del tutto ovvio che un parlamento prono ai ginocchi del governo altera la democrazia.  In una democrazia è il parlamento che fa le leggi. Non è previsto che sia il notaio del Governo.

Si può discutere seriamente di questo senza ricorsi a insulti e volgarità ?

Questa battaglia politica coinvolge innanzitutto la vita interna del PD. Non aiutano le posizioni talebane di chi, rivolto agli oppositori, dice: “Fuori dalle scatole, lasciateci lavorare. Spesso cose simili vengono dette da neofiti con bramosia di carriera o da vecchi ruderi che vogliono farsi perdonare dai nuovi padroni i loro peccati di gioventù, spesso sconfinanti nell’estremismo parolaio. Per quanto mi riguarda  sono sempre stato un uomo dalle libere convinzioni e riformista deciso anche quando  qualcuno dei pentiti me lo rimproverava con sdegno.

Un mio vecchio compagno socialista, Carmine Esposito, operaio FS, andò una volta alla direzione del PSI, nel dopo Craxi. Si sentì chiedere, prima di essere ammesso alla presenza di qualche dirigente: Compagno, di che corrente sei?  Egli guardò schifato il suo interlocutore e rispose: “Senti, io sono elettricista e conosco solo due correnti, quella continua e quella alternata. Io sono di quella continua. Tu chi sei?”.

 Ecco, a me chiamatemi Carmine Esposito.

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