La “Buona Scuola”: il 5 maggio lo sciopero generale dei sindacati

Giorni caldissimi per l’approvazione del disegno di legge  la “Buona Scuola”. Il Governo ha deciso contro tutto e tutti di proseguire con i lavori parlamentari, iniziati il 27 aprile, e andare avanti per la sua via, nonostante l’opposizione di docenti, personale scolastico, sindacati e studenti.  Per il 5 maggio  è previsto uno sciopero generale a Roma indetto da Flc-Cgil, Uil scuola, Cisl scuola, Gilda-Unams, Snals-Confsal contro la riforma. A partecipare alla manifestazione anche le associazioni studentesche, già da tempo in marcia contro questo DDL. “Il Disegno di Legge Giannini-Renzi varato dal governo – si legge in una nota unitaria – rischia di precarizzare ancora di più il mondo della scuola, a discapito della cultura e del lavoro delle persone. Per questo Felsa, Nidil e UIL Temp, nel rispetto della dignità di tutti i lavoratori coinvolti in questo decreto, riportano tra i temi essenziali di rivendicazione del prossimo 5 maggio anche la condizione dei lavoratori ex LSU assimilati ATA che da anni convivono con una precarietà di lavoro e di vita“. “Una scuola di qualità – hanno concluso i sindacati – si realizza anche assicurando certezza di reddito a tutte quelle persone che ormai da anni svolgono ruoli essenziali e strutturali nelle istituzioni scolastiche“.

Contrari all’impostazione riformista della nuova scuola anche diverse forze politiche (grillini, Sel, area popolare e leghisti). Per il momento  già 2400 sono gli emendamenti alla riforma presentati in forza del concetto di un’autonomia scolastica sempre più radicata, verrebbero dati poteri molto più ampi ai presidi, grazie ai quali i dirigenti avrebbero la possibilità di scegliere in totale arbitrio i professori graditi da inserire nel proprio organico, selezionandoli da appositi Albi Territoriali. I docenti già di ruolo, però, non rientrerebbero in tali Albi, tranne che non abbiano fatto domanda di mobilità. L’accusa è di creare professori di serie A e di serie B. Nonostante la promessa assunzione di circa 160 mila insegnanti in tre anni, il ministro viene accusato di sottovalutare i diritti dei precari di seconda e terza fascia, che rischiano di non lavorare più.

L’ obiettivo dello sciopero del  5 maggio è indurre il ministro Giannini a modificare molti punti controversi e sgraditi della preannunciata riforma. Intanto la sera del 23 aprile nelle piazze italiane della grandi città si è avuto un massiccio flash mob dei professori in protesta, muniti di lumini accesi  e vestiti di nero per simboleggiare il lutto di una scuola che sta morendo. Il messaggio è che tanti puntini luminosi costituiscano insieme una massa lucente impossibile da oscurare. Tale simbologia è indicativa dello stato d’animo degli addetti alla formazione scolastica.

È di questi giorni la sentenza della magistratura che riconosce a un’insegnate precaria andata in pensione il diritto agli scatti di anzianità mai percepiti. “La sua retribuzione – ha spiegato l’Anief (Associazione sindacale professionale) -, stipulando per decenni in successione solo contratti di lavoro a tempo determinato, continuava ad essere commisurata a quella di un docente al suo primo anno di insegnamento”. “E’ dunque tassativa – ha concluso l’Anief – la necessità di porre ordine nella scuola sia sotto il profilo amministrativo che normativo, senza trascurare l’impellente urgenza di porre in sicurezza  le migliaia di edifici scolastici a rischio cedimento strutturale che sempre più spesso vengono segnalati nelle pagine della cronaca giornalistica per tragedie sfiorate”. Ultimo sintomo dell’agitazione nel settore sono le 68 mila firme di una petizione consegnata al Quirinale in questi giorni. A promuoverla  una piccola delegazione di insegnanti che hanno aderito alla campagna di Gessetti Rotti #laverascuola, promossa su Facebook, e che ha visto il sostegno di undici gruppi di docenti.

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