LA CAMPAGNA ANTIMIGRANTI DI SALVINI E L’ETICA DELLA RESPONSABILITA’

La martellante quasi giornaliera campagna elettorale del capo della Lega Matteo Salvini, quasi una febbre maligna ossessiva, elevato all’onore di Ministro dell’interno, sul tema quasi esclusivo dei migranti per chiudere porti e porte a rifugiati salvati in mare secondo il diritto internazionale, con l’intento di accrescere il consenso di una parte del popolo italiano ed in ultima istanza la propria  posizione politica, merita qualche valutazione non solo politica. Ha colto nel segno il card. Bassetti presidente della Conferenza Episcopale Italiana quando ha osservato che si tratta di “Una campagna di distrazione di massa” dai problemi del paese interessanti, famiglie, imprese, giovani. D’altra parte non si comprende o meglio si comprende bene se si tratti solo di agitazione del problema dei migranti e di annunci di propositi senza alcuna base di atti amministrativi, decretali o legislativi – salvo ordini impartiti  secondo la prassi dal ministro competente – ma intanto l’effetto o il danno è fatto. Fa rabbia che il nostro indebitamente si presenti e parli a nome del popolo italiano che artatamente è indotto a pensare che si tratti di un’invasione da respingere da parte di migranti in fuga da guerre, catastrofi naturali, povertà ecc. dall’altra sponda del mar Mediterraneo.

Tenendo presente le conseguenze di questa campagna di rigetto di esseri umani salvati in mare con il bollettino quotidiano di morti e dispersi nella traversata, il Salvini a Pontida ha rigettato l’accusa rivoltagli di una responsabilità per queste recenti  centinaia di morti in naufragi, ma rimane quella del rifiuto del nostro suolo ad accogliere altri migranti per una chiusura dei porti italiani ed all’Ong operanti nel Mediterraneo a scopo di salvataggio di migranti in pericolo, a nome di una maggioranza elettorale che non è poi la maggioranza del paese.    Per una valutazione etica dell’operato politico è appropriata la distinzione operata dal grande sociologo tedesco Max Weber nel saggio “La politica come professione”: <<Dobbiamo renderci chiaramente conto che ogni agire orientato in senso etico può essere ricondotto a due massime fondamentalmente diverse l’una dall’altra  e inconciliabilmente opposte: può orientarsi nel senso di un’ <<etica dei principi>> oppure di un’ <<etica della responsabilità>>… secondo la quale si deve rispondere delle conseguenze (prevedibili) delle proprio agire>>. Senza entrare nel merito di elaborate discussioni  riguardanti l’agire orientato in senso etico non solo in campo politico, è certo da richiamare la questione non solo personale del Salvini ma anche dei suoi seguaci lombardo-veneti riguardante le conseguenze sotto il profilo etico di questa campagna e politica di chiusura nei confronti di migranti e rifugiati salvati dal mare. Se non andiamo errati, anche senza imputazioni moraleggianti, le conseguenze da attribuire al leader della Lega ma non solo  sotto il profilo di accoglienza/rifiuto di rifugiati e migranti e per la parte che ci spetta di salvezza dal mare secondo i trattati internazionali e l’umanità, riguardano – a nostro parere – vita/morte di uomini, donne e bambini o possibilità di vita senza rimandarla ad altri paesi “volenterosi”. Questa valutazione delle conseguenze di un agire politico personale e collettivo sulle politiche antimigratorie resta affidata alla resistenza illuminata di cittadini ed aggregazioni della società civile ed alla libera ed argomentata pubblica discussione per un cambiamento di politiche escludenti senza altre possibilità come “corridoi umanitari” promossi nel nostro paese da chiese e comunità cristiane. Per una valutazione più ampia si può ritenere che questa chiusura senza appello  di porti ed animi in senso difensivo nei confronti di migranti alla ricerca di una vita migliore, non sia in definitiva un acquisto ma una perdita nella bloccata accoglienza di altri migranti, cioè di umanità, perchè una società che si chiude invecchia e non ringiovanisce senza sangue e vita nuova. Il problema in termini popolari è poi: tutte queste considerazioni : “valle a dire ai leghisti di Pontida” che pensano di poter cantar vittoria su queste tragedie del mare, perché non dimentichino un’umanità comune.

In conclusione, questo agitazione salviniana  sul fenomeno delle migrazioni intercontinentali  e le sue conseguenze, non è solo irrealizzabile ma  suona falsa, cioè un “nonsense” di fronte alla storia e cultura della mobilità dei gruppi umani

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