“La forza è quel fiore che si erge sulla terra della fragilità”

La fragilità umana mai come in questo periodo storico rappresenta la forza intrinseca della vita. L’uomo ha affrontato e sta affrontando una difficile prova che ha messo a nudo quanto può essere labile l’esistenza di ognuno di noi.   Sull’argomento non sono di certo mancati trattati filosofici e letterari.

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“L’arte di essere fragili”, best seller di Alessandro D’Avenia, a quattro anni dalla pubblicazione è ancora un libro da leggere tutto d’un fiato perché incentrato sul coraggio di cercare alternative piuttosto che di fuggire di fronte alle difficoltà! Attraverso un dialogo immaginario con Giacomo Leopardi, l’autore ci svela come ‘imparare il faticoso mestiere di vivere‘.

Un libro che non è un romanzo né un saggio, ma un intenso scambio epistolare che il giovane scrittore siciliano ha intrapreso con una delle voci più autorevoli della poesia moderna, poeta e filosofo simbolo per eccellenza della letteratura italiana, passato alla storia per il pessimismo cosmico di cui è intrisa tutta la sua opera. Sembra un paradosso, eppure proprio attraverso l’insegnamento del poeta di Recanati, Alessandro D’Avenia ha trovato, nella trama del suo libro la via per la felicità. L’autore ha deciso di regalarci una visione del tutto nuova di Leopardi, grazie ad un carteggio a distanza con esso con lo scopo di abbandonare i luoghi comuni che da sempre affollano la visione che abbiamo di lui.

Ne L’arte di essere fragili, dunque, D’Avenia cerca di rispondere a quegli interrogativi che, fin dall’adolescenza, l’essere umano comincia a porsi: ‘esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?’. La risposta ce la regala attraverso questo emozionante che, nella visione dell’autore, ‘fu un cacciatore di bellezza intesa come pienezza che si mostra nelle cose di tutti i giorni a chi sa coglierne gli indizi. Una bellezza a cui cercò di dare spazio con le sue parole, per rendere feconda e felice una vita costellata di imperfezioni‘.
A ben vedere, dunque, Leopardi fu tutt’altro che pessimista, anzi: la passione che alimentò la sua poesia e ‘salvò’ la sua vita può essere, un buon metodo per raggiungere la felicità, ‘per poter dire, alla fine, che nulla è andato sprecato’.

Attraverso il dialogo con il suo poeta preferito, dunque, l’autore affronta le diverse tappe che caratterizzano la vita dell’essere umano, dalle inquietudini dell’adolescenza alla malinconia (e alle prove) dell’età adulta.

“L’arte di essere fragili” non è solo un libro sulla poesia di Leopardi. E’ soprattutto un libro moderno sulla difficoltà di comprendere la vita e la propria forza. D’Avenia, infatti, ci spiega cos’è secondo lui l’essenza della vita, lo scopo che ognuno di noi dovrebbe assolvere con la propria esistenza. Con delicatezza ci mostra tutta la forza che a volte si trova nelle persone più fragili e nei momenti più difficili della vita.

“Leopardi mi ha insegnato ad accostarmi alle età della vita con parole precise, rendendole così reali e abitabili, e mi ha aiutato a trovare gli strumenti dell’arte del vivere quotidiano in ogni tappa dell’esistenza, identificando il fine per cui esiste e la passione felice che deve attraversarla e guidarla”, così spiega D’Avenia che ha diviso il libro in sei sezioni che segnalano i passi dell’esistenza umana e ciò che può illuminarli dall’interno. “Leopardi ha distillato, come si fa con gli ingredienti dei profumi, le tappe che ci accomunano tutti, qualunque siano longitudine e latitudine di appartenenza, qualunque sia la “dote” che la vita ci ha offerto”.   

Ecco perché questo mondo, oggi più che mai, ha ancora bisogno di Leopardi: la somma felicità possibile dell’uomo in questo mondo è quando egli vive quietamente nel suo stato, con una speranza riposta e certa di un avvenire migliore.  Sono questi “tempi” in cui ogni individuo può fare la sua parte nel concretizzare la speranza globale.

 A cura di Pina Russo

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