LA GOGNA DEL SAN PAOLO, GLI ERRORI DI GIOCATORI E SOCIETÀ NAPOLI

di MILENA MIRANDA

Il declino del Napoli non è cominciato oggi, ma iniziò nella notte in cui fu perso lo “scudetto in albergo”, come disse Sarri quando descrisse il campionato deciso dal “sistema” (v. Orsato a Milano).
Quel Napoli, che era il più forte di sempre, aveva dato il massimo, grazie all’invenzione su Mertens prima punta.
Se ricordi nella cena aziendale il Presidente si permise di commentare pesantemente (e pubblicamente) la vita privata di Reina, in presenza della moglie.
Il portiere spagnolo aveva chiesto il rinnovo per ultimo anno e carriera da dirigente…e quella fu la risposta.
Se ci rifletti è lo stesso metodo utilizzato per i “traditori” Mazzarri, Benitez, Cavani , Lavezzi… poi replicato con Sarri, Higuain, persino con quel signore di Albiol, oggi con Mertens e Callejon, due professionisti esemplari… addirittura con Hamsik.
Ebbene Reina, che aveva compattato lo spogliatoio nel patto scudetto , da quella sera lasciò il progetto , manifestando  rancore verso la dirigenza.
Un rancore che probabilmente ha instillato anche nei compagni della vecchia guardia( mi risulta si sentano ancora e ancira sta spesso a Napoli). Sarri andò via ( sempre il metodo ” Giorgio se ne vuole andare e il vescovo lo vuole mandare… ), e venne ingaggiato un Ancelotti a fine carriera, piuttosto bolso, a peso d’oro, definito “il nostro fuoriclasse “.
Ebbene nessun allenatore lo è, nemmeno Klopp, Guardiola o lo stesso Sarri,  tanto più che la squadra aveva un anno di più e pochissimi rinforzi: prima stagione dignitosa, secondo posto e champion sfortunata…ma poco gioco, e Napoli a tratti divertente, seppure ancora sano.
Alla vigilia di questo campionato, smantellato lo staff atletico- sanitario con visibili conseguenze , sono stati promessi mari e monti dall’allenatore,  a capo di una campagna acquisti appena sufficiente,
Ma non é stato cosi’: Albiol “il magnifico” valeva due terzi di difesa, ma dava il peggio  di sè, Manolas non gioca mai…e non parliamo di Lozano.
Non viene acquistato l’unico che Ancelotti aveva chiesto: il fuoriclasse James.
Tutti con un anno di più. Quindi da schema aziendale ed esigenze di bilancio, le cessioni…Giuntoli è il mago delle cessioni e l’allenatore per contratto deve fare rotazioni.
Non esiste un modulo base, una formazione titolare, moltissimi spesso fuori ruolo, infortuni a palla, e, tanto per non cambiare: gravi errori arbitrali.
Manca un direttore sportivo, che tutte le squadre hanno, lo staff è ridottissimo per risparmiare e tutti sappiamo che i figli non sono mai ben visti nelle aziende.
Nel frattempo i calciatori bussano a quattrini (ricordiamo che il Napoli a differenza delle altre “big”  non da’ premi).
Il presidente annuncia la cessione di KK, definisce marchettari due bandiere della squadra…in pratica la società è preda, tutti sanno che i nostri si vendono e si lasciano vendere, siamo un punto di partenza, una vetrina.
Giochiamo malissimo, la noia prende il posto dei vecchi entusiasmi.
Ritiro visto come punitivo, pubblicamente non condiviso dal pur timido aziendalista allenatore, clamoroso e pericoloso ammutinamento,  vergognose le minacce ad Allan…e dulcis in fundo la gogna al San Paolo.
Finale avvilente e volgare, con audio pezzotti, che persone perbene in buona fede  diffondono a macchia d’olio…
Poi la città… i napoletani che protestano per il settimo posto in campionato della squadra e non per il novantesimo del sole 24 ore della città e dei  licenziamenti Whirlpool. La sintesi è che , tra bagni di fine ottobre e monsone di novembre, non abbiamo quella mentalità vincente, ora meno che mai.

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