LA LUNGIMIRANTE VISIONE DELLE POLITICHE SOCIALI DELLA REGIONE CAMPANIA. L’APPELLO.

 

Di Luca Sorrentino Legacoopsociali Campania

 

“In base alla normativa attuale, le risorse per i ‪‎disabili vanno ai piani sociali di zona, dove si mescolano insieme agli interventi per le tossicodipendenze, le ragazze madri, gli extracomunitari e le povertà estreme. Insomma, quei soldi difficilmente arrivano ai disabili.

A mio avviso questi fondi devono andare direttamente alle ASL, che pagano le associazioni per i disabili. Nel mese di luglio approveremo quindi una legge per il riordino delle politiche sociali, dividendole in tre capitoli distinti:

– disabilità, con fondi vincolati;

– politiche sociali, con fondi ai Comuni che decidono autonomamente;

– asili nido, per realizzare 200 asili nido nella nostra regione.

È il momento di mettere ordine, perchè il meccanismo che abbiamo ereditato non era a zero, era sottozero.”

 

E con questo post su facebook, corredato da video illustrativo stile Crozza; che il presidente De Luca illustra la sua idea di politiche sociali.

E io mi sono permesso di commentare così:

“Caro Presidente trovo le sue parole offensive e farneticanti. Offensive perché se lei ritiene che siamo all’anno “sotto zero” le ricordo solo che migliaia di organizzazioni del terzo settore e decine di migliaia di operatori sociali si sono fatti carico e si fanno carico, ogni giorno, dei bisogni dei cittadini più fragili delle nostre comunità e che da oltre trent’anni ( e quindi altro che hanno zero) hanno realizzato le politiche sociali in Campania. Nonostante il pressappochismo politico, l’inefficienza programmatica e l’incapacità’ amministrativa delle istituzioni tutte.

Abbiamo e ancora oggi facciamo da cassa alle pubbliche amministrazioni, che se non sprecano le risorse ( vedi gli oltre 20 milioni di euro persi sui fondi PAC per Anziani e per l’infanzia), si perdono nei meandri burocratici, liquidando le competenze ad associazioni e cooperative sociali con anni di ritardo. Il comunicato stampa da lei diramato qualche giorno fa, sul fatto che si sono liquidati 32 milioni di euro ai Piani sociali di zona, riguarda competenze del 2012/2013, cioè un ritardo di pagamento della Regione di 4 ANNI.  La cifra stanziata con la manovra di bilancio da lei citata ( ndr 15 milioni di euro) all’inizio della sua legislatura e’ stata destinata, con una delibera di giunta di qualche mese, fa a coprire la quota di compartecipazione dei comuni alla spesa socio-sanitaria (per intenderci Centri di Riabilitazione e RSA), che le ASL portano in bilanci come credito, e non certo per potenziare i servizi di assistenza domiciliare ( in alcuni territori fermi da anni), ad individuare le quote necessarie per pagare gruppi appartamento, centri sociali polifunzionali per disabili o comunità tutelari per la non autosufficienza.
Infine lei vuole modificare la legge regionale sulla dignita’ sociale, in una direzione incompatibile con la legge Nazionale 328/00. Quindi sarebbe necessario cambiare prima una legge nazionale per poi intervenire su quella regionale.Il Terzo Settore le ha più volte sottolineato le esigenze programmatiche e legislative per fare in modo che le politiche sociali siano veramente un pilastro per migliorare la qualità della vita dei nostri territori.

Intano bisognerebbe far funzionare i processi. Le ricordo che, se pure sono state emanate le linee guida per la programmazione sociale per questo triennio, ad oggi nulla e’ stato indicato agli ambiti affinché programmino le attività, che sarebbero dovute partire a Gennaio 2016. Manca ancora il riparto dei fondi ai piani sociali di zona.

Il sistema dell’accreditamento, previsto da regolamenti regionali e’ monco e inefficace, manche l’albo regione delle strutture pubbliche e private deputate all’erogazione dei servizi.
La regione chiede ai comuni di investire almeno 14 euro per cittadino residente mentre la la regione di soldi propri investe meno di tre euro, il resto sono trasferimenti di fondi nazionali.
Si provveda a definire quali sono i servizi minimi per tutti i cittadini al di sotto dei quali non si scende e che siano garantiti con continuità’ e costanza, investendo risorse adeguate provenienti dal bilancio regionale. Si può mai pensare che un reparto ospedaliero, necessario a garantire cure indispensabili ai malati, sia apra e si chiuda a seconda dei flussi di bilancio, costringendo il malato ad interrompere improvvisamente la cura? Impossibile pensarlo! E allora perché se una disabile o un anziano che hanno bisogno di assistenza continuativa per vivere, e a volte sopravvivere, devono sperare che si trovino i soldi altrimenti si sostengono a periodi alternati.
Caro Presidente io e gli altri  le abbiamo dato credito , sperando in una sua sensibilità e capacita’ d’ascolto di chi ogni giorno, per anni, si fanno carico di cio’ che lei definisce anno zero.
non mi deluda, allontani consiglieri che le suggeriscono cose inconcepibili e inapplicabili. altrimenti solo cosi mi spiego perché sempre piu’ persone scelgono nella cabina elettorale di votare altro o di non votare”.

 

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