La Moretti, l’estetista e gli spaghetti al pomodoro

“Tremate, tremate, le streghe son tornate”  urlavano le femministe nelle manifestazioni degli anni ’70. Quelle lotte per affermare i diritti delle donne sembrano lontane un secolo a sentire l’intervista di Corriere TV ad Alessandra Moretti. All’esercito di streghe è stato sostituita la schiera delle ladylike, che la stessa Moretti definisce “donne che piacciono”. A quanto pare per la candidata alle Regionali per il Veneto del PD, già eurodeputata eletta in maggio, già parlamentare eletta nel 2013, la bellezza è un valore aggiunto al quale non intende rinunciare. Cosa c’è di strano, dirà qualcuno, se una è bella non deve certo essere penalizzata per questo, dovrebbe essere giudicata per le proprie competenze e non per il proprio aspetto. Si, d’accordo. Però vorrei far notare che della sua bellezza sta parlando la stessa Moretti, e non gli altri. Lo fa con un goffo tentativo di ironia mal riuscito, parla delle sue visite settimanali dall’estetista, parla di peli, di méches, di tinta. Parla di cura di sé, sorridente e impeccabile, sancendo tra se stessa e le donne italiane la stessa distanza che c’è tra la famiglia del Mulino Bianco e la famiglia reale, tra la odierna politica e i cittadini. Anche sulla critica allo stile di Rosi Bindi c’è da pensare, riporta alla memoria la battuta berlusconiana del “più bella che intelligente”. Ma fino a quando la critica ti viene da un discutibile politico/imprenditore avvezzo a organizzare equivoche feste e a frequentare minorenni è un conto, quando la critica viene da una componente dello stesso sesso è altro. Il voler sancire la differenza tra il suo stile e quello delle sue “belle e brave” colleghe e quello più austero e “mortificante della bellezza” della Bindi, è la riconferma di ritenere che la bellezza in una donna sia appunto una marcia in più. Qualcuno mi dirà: ma sarebbe ipocrita dire il contrario. Nella vita è così. E non potrei che dargli ragione. Ma se questo è l’attuale stato delle cose non vuol mica dire che è giusto così, non fa certo onore a queste donne, di professione ministre o perenni candidate di essere state scelte perché oltre ad essere brave sono pure belle. Perché il sospetto che gli occhioni blu o il sorriso accattivante siano stati determinanti nella scelta c’è, e la Moretti con le sue parole non fa altro che confermarlo. Per lei la consigliera regionale Minetti aveva la pecca di non avere le giuste competenze per quel ruolo. Oh! Quindi avesse avuto le giuste competenze tutto il resto sarebbe andato bene? Dunque il problema non è conquistarsi il posto che si ha con la propria avvenenza fisica, o elargendo favori sessuali, il problema è esclusivamente occupare con questi mezzi un posto per cui non si hanno le giuste competenze.

E` invece lecito, e a quanto pare opportuno, per la Moretti, rilasciare interviste in piena campagna elettorale parlando il nuovo slang renziano pieno di parole d’ordine, concedendosi divagazioni su depilazione, acconciature, abilità culinarie. Mi chiedo a quale altro candidato maschio sarebbero state poste le stesse domande, per quale politico di sesso maschile il look potrebbe essere così determinante da diventare oggetto di una intervista. Mi spiace doverlo dire, ma la Minetti non è l’unica ad essere stata “utilizzata” per la propria bellezza. La mentalità maschilista e berlusconiana in Italia a quanto pare ha fatto danni irreparabili, di cui alcune donne sono coscienti e altre no, o forse lo sono tutte ma alcune ci marciano. Io intanto rimpiango donne come Nilde Iotti, in cui le qualità morali e competenze erano talmente enormi da far dimenticare il suo aspetto fisico. Rimpiango donne impegnate in politica di cui oggi ricordiamo solo la bravura e non l’avvenenza. Succederà questo tra trent’anni per la Moretti, o la Boschi, o la Madia? Permettetemi di dubitarne.

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