LA NUOVA VITA DI FAUSTO BERTINOTTI. “LA SINISTRA E’ POLITICAMENTE MORTA”. E SE FOSSE LUI L’ASSASSINO?

“La sinistra è politicamente morta. Riaffiora, però, nelle nuove forme di organizzazione comunitaria e sociale della società come associazioni e movimenti, segno che c’è un terreno su cui coltivare”.

Fausto Bertinotti, 76 anni, ex segretario di Rifondazione Comunista e già Presidente della Camera dei Deputati, afferma quanto riportato in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera che ha fatto presto il giro dei principali quotidiani e social network. Lo fa nell’ambito di un dialogo che va ad analizzare il suo avvicinamento al mondo cattolico e a Comunione e Liberazione, movimento del leader spirituale Juliàn Carròn, di cui è diventato parte negli ultimi anni.

“L’eutanasia del movimento operaio ha disperso la memoria di cosa è stato il dialogo con il mondo cattolico. Bisogna affacciarsi sull’abisso per scongiurare il pericolo. Oggi il rischio di una catastrofe è avvertito solo dalle coscienze più radicali, sociali e religiose. La politica, invece, si è chiusa in una corazza di ovatta che le impedisce di vedere. Quella che avanzo è una nuova istanza di dialogo con un mondo che ha tanto da dirci”

Racconta come la sua “parabola” sia partita dalla scrittura del suo libro Sempre daccapo, in quello che definisce un incontro tra radicali con don Roberto Donadoni (direttore editoriale di Marcianum), passando per l’invito dei vescovi di Nola e Ascoli a parlare dell’enciclica Laudato sii, fino al dibattito con i referenti di Cl di Sestri Levante, con cui, dice, ha trovato “una connessione sentimentale” (cita Gramsci – ndr).

“L’incontro è nato nel quadro della crisi di civiltà di cui ho detto, con una economia che spinge sempre più l’acceleratore sulla disumanizzazione del lavoro. Per uscirne serve un dialogo tra diverse fedi. Il problema della politica, se vogliamo vederla da questo versante, è che, distrutte le ideologie si è ritrovata depredata, priva di riferimenti. Il dialogo con chi ha una fede può essere la scintilla che ridà speranza”.

Bertinotti, dunque, paragona lo smarrimento dei valori, dei punti di riferimento della fede cattolica con la crisi del movimento operaio. “La sinistra deve riqualificarsi nella società senza far leva sul Parlamento o il governo. Carrón e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere. Proprio il rapporto sbagliato con il potere e le istituzioni è causa ed effetto dello smarrimento dell’identità di cui soffre la sinistra”.

Ecco, dunque che dichiara il decesso della sinistra a livello politico, affidandone le eventuali, future sorti, alle associazioni e i movimenti culturali.

Nulla che desta scalpore, quindi, nelle parole dell’ex segretario del partito che si proponeva come estensione naturale del compianto PCI. Basti pensare, inoltre, che una larga fetta di storici e studiosi tende a riconoscere in Gesù Cristo il primo, grande comunista che la storia annoveri. Per di più, Bertinotti non rinnega mai le sue scelte passate, piuttosto sembra affacciarsi a questo nuovo periodo della sua vita in un’ottica di integrazione a quelli che sono i suoi valori e i suoi ideali.

Inciampa, tuttavia, in quella definizione che da proprio della sinistra da cui proviene, di cui è stato, forse, l’ultimo elemento di spessore, capace di influenzare le scelte di un governo (governo Prodi 2006 – 2008), proporre un’opposizione quantomeno fastidiosa, seccante, conquistare un discreto consenso del popolo nei seggi elettorali, e, non ultimo, proporre i colori e simboli del comunismo, ormai spariti da ogni logo partitico e non solo.

Dall’intervista al quotidiano milanese, infatti, non risulta alcuna analisi del perché dell’improvvisa dipartita. Sarà che le cause della scomparsa della sinistra radicale sono da attribuirsi proprio all’allontanamento dalla vita politica di Bertinotti? In fondo, dopo aver lasciato le piazze per prender posto a Montecitorio, il partito si è via via sgretolato, sparendo, di fatto, dalla scena politica italiana, lasciando posto ai ben meno incisivi SeL e i diversi tentativi che, negli anni, sempre sottovoce, dichiaravano la propria appartenenza salvo poi strizzare l’occhio al Partito Democratico in svariate occasioni.

Che sia proprio Bertinotti l’assassino o l’esecutore di un’eutanasia che sembrava inevitabile? Chissà se l’attuale componente di Comunione e Liberazione si sia mai posto quest’interrogativo. Quel che è certo, è che il suo allontanamento dalla politica ha portato alla sparizione dei simboli, dei colori, delle ideologie in cui tanti giovani, studenti, operai si riconoscevano e a cui affidavano le proprie speranze, seppur utopiche.

Forse la sua svolta cattolica è da intendersi proprio in quest’ottica: redenzione e pentimento. Eppure, scherzo del destino, gli ancora instancabili sostenitori della politica rossa si trovano a sperare che abbia ragione ancora una volta proprio lui: dalle associazioni e i movimenti può rinascere la sinistra. Solo a loro è affidato il difficile ma affascinante compito di una nuova rivoluzione culturale.

 

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