L’AMORE CHIAMA AMORE E LIBERTA’.LA RIFLESSIONE DI SALVATORE CASTELLO.

di Salvatore Castello

Poco fa mi è capitato di vedere un videomessaggio di Tiziano Ferro…

C’è poco da fare: certi artisti arrivano a tutti. E’ come se non avessero sesso, colore o nazionalità. Qualcuno potrebbe pensare che tanto successo sia dovuto al “caso”. Io, invece, credo proprio che sia il frutto di una sorta di universalismo cosmico che pervade il loro modo essere e tutto quello che fanno. Una sorta di fervente, illuminato e trascinante umanesimo capace di diventare pensiero, parola, suono e musica…

Non possiamo fare moltissimo per cambiare il mondo. Possiamo dare il nostro piccolo contributo, però. E’ giusto battersi per le cose nelle quali si crede. Ancora più giusto, però, è cercare di trasformare la società per farla diventare migliore, più inclusiva, più “cosa di tutti”…

Un giorno nostro figlio o nostra figlia potrebbero venire da noi per dirci che sono “diversi”, e non necessariamente dal punto di vista sessuale, ma rispetto alle nostre aspettative, ai nostri sogni incompiuti, alle nostre proiezioni irrazionali, a quello che, attraverso loro, vorremmo “poter essere”.

Accogliamoli con un sorriso. Scacciamo l’ansia e le paure. Amiamoli più di prima… L’importante è che stiano bene, che diventino persone serie e perbene, che siano loro stessi e che vivano nella compiuta esattezza e rispetto di quello che sono e di quello che decideranno di essere.

I figli, gli altri, non ci appartengono: sono del mondo… Forse un giorno avrò un figlio. Forse un giorno “nostro Signore” (o il fato, se vi aggrada di più) mi regalerà il dono del “magistero della genitorialità”. Chissà. Può darsi. Se sarà, mi auguro proprio di riuscire ad essere un grande padre…

Comunque sia, questo il testo del videomessaggio di Tiziano Ferro… «L’amore chiama amore. Nelle mie canzoni l’ho sempre scritto, eppure non me ne rendevo veramente conto. È come se, per anni, avessi chiesto a tutti di amare e di amarsi incondizionatamente. Come fosse una missione, come se sperassi che ci riuscissero almeno gli altri, non riuscendoci io. E dietro ogni canzone c’era un piccolo avvertimento: l’amore per non finire male, per non finire soli, per non finire… come me.

Quale Dio mi ha concesso il miracolo di non vedermi più come il mio peggior nemico? Credo sia stato il mio Dio, quello che ho pregato con fede per anni, nonostante il timore che il primo a non accettarmi per quello che sono fosse Lui. Il Dio che non ho mai smesso di interrogare, sforzandomi di credere che – qualsiasi cosa dicano gli altri – Lui ama tutti, sempre e comunque, vittoriosi o sconfitti, felici o disperati.

Oggi vorrei dire a chi sta male di non aver paura, oggi vorrei prendere tutto il dolore che mi sono portato dentro e raccontarlo a chi è soltanto all’inizio di questo cammino e sta soffrendo.

Gli spiegherei che ci vogliono tempo e pazienza… E poi ancora tempo e ancora pazienza. Perché non siamo tutti uguali, ed è bene così, e ognuno va avanti a modo suo, con i suoi tempi e i suoi modi.

È vero, imparare ad amarsi è difficile… E auguro a tutti di riuscirci. Perché il mondo ha bisogno di fede. Il mondo ha bisogno di amore. E l’amore è di tutti…»

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