L’associazionismo spontaneo in rete

di Michele Infante

Il ruolo della formazione e della ricerca è anche quello di raccontare la complessità del nostro territorio e dei suoi processi socio-culturali. La ricerca, di cui vorrei brevemente presentare i risultati, analizza le dinamiche di un fenomeno in forte crescita nella nostra regione, l’associazionismo spontaneo in Rete su temi d’interesse civico e d’impegno sociale. L’associazionismo spontaneo è un fenomeno nuovo e specifico di alcune aree campane, e dimostra come – senza nessun collegamento ad istituzioni, partiti, sindacati, e spesso in contrapposizione e polemica con essi o con gli stessi enti locali e governativi – il Web permette di sviluppare ed incanalare i nuovi bisogni di partecipazione, di attivismo politico e di sensibilizzazione ambientale che emergono dal corpo sociale e dal territorio. La ricerca, che è stata svolta presso il Centro di Ricerca “Scienza Nuova. Laboratorio integrato di tecnologie innovative per le scienze sociali” dell’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” attraverso la piattaforma digitale Im.Media.Cy (I.nnovative M.ethods for Me.asuring Di.gital A.udience in Communication Yield), ha avuto come obbiettivo l’analisi del fenomeno, al fine di comprenderne l’efficacia, studiarne gli effetti e quantificare con dati la sua ricaduta sociale e comunicativa. La ricerca ha pertanto analizzato l’utilizzo dei social media e delle nuove piattaforme tecnologiche digitali da parte dei membri delle associazioni, ha cercato di individuare un profilo tipo degli utenti, i valori che essi trasmettono o che li spingono ad associarsi e mobilitarsi tramite la Rete, ed infine, il tipo di linguaggio usato. La metodologia di ricerca usata si è avvalsa di tecniche digitali innovative – come la Sentiment e Network Analysis – applicate alla ricerca sociale.  L’analisi dei canali di comunicazione digitali usati dalle associazioni (da Twitter, Facebook, Google+, Youtbue al sito web) ha mostrato il ruolo fondamentale che questi nuovi strumenti di comunicazione digitale hanno nel promuovere, raccogliere informazione e sensibilizzare non solo gli iscritti ma anche l’opinione pubblica su temi che vanno dalla tutela del territorio ai diritti sociali, dalla legalità alla salvaguardia ambientale (rifiuti, discariche, inquinamento, lotta alle mafie ed utilizzo dei beni confiscati per fini sociali, fino alla promozione culturale e quella della diversità e dell’immigrazione).

Ai fini della ricerca è stato selezionato un campione di 21 associazioni campane presenti sul web e che presentano un significativo livello di partecipazione e followers on-line: 1.Bici per la città, 2. Assomaggiore, 3.Viviamo la città, 4.Forum Ambiente Area Nolana, 5. Movimento Terramia, 6. Migr-Azioni, 7.Comitato Don Peppe Diana;  8.Libera Campania, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, 9.Nuova Cooperazione Organizzata, 10.Sottoterra Movimento Antimafie, 11.Amesci, 12.Agisci, 13.Napoli in movimento, 14. Let’s think-living an idea , 15.Terra di confine, 16.La terra dei fuochi, 17.L’E.C.O. della fascia costiera, 18.La nostra terra Marcianise, 19.Cittadinanza attiva Mondragone, 20.Vittime terre dei veleni, 21.DifendAtella.

Un primo risultato di ricerca, è stata la geolocalizzazione delle 21 associazioni prese in esame, da cui è venuta fuori una mappatura che ha mostrato come il fenomeno sia localizzabile principalmente nell’area periferica tra Napoli e Caserta, un’area che ha come confine Casal di Principe, a nord-est, Giugliano Campania ad est, e Cercola, Caivano, Caserta, per quanto riguarda il versando Ovest. Paradossalmente quest’area che presenta una situazione ambientale tra le più difficili e complesse della Regione, è anche quella dove il fenomeno dell’associazionismo è più sviluppato, creando una diretta correlazione tra la variabile “difficoltà ambientale” e “attivismo digitale”. Inoltre, su un campione rappresentativo di 8 associazioni, è stata possibile applicare una metodologia di ricerca di tipo web-semantic atta a individuare le motivazioni e gli orientamenti dei followers (gli utenti). L’analisi digitale dei contenuti su cluster di occorrenze codificate ha permesso pertanto di capire le motivazioni ed il tipo di approccio che gli utenti hanno ai temi trattati, e le motivazioni che li spingono alla partecipazione in Rete. Si sono, infatti, assegnati delle variabili numeriche agli atteggiamenti degli iscritti, con valori in scala che vanno da un orientamento negativo Rabbia (-4), Disagio sociale (-3), Indignazione (-2), Sfiducia (-1), ad uno positivo-propositivo Interessamento (1),  Speranza/Fiducia(2),  Passione (3), Empatia (4), Appartenenza (5). In tal modo, con software di elaborazione dati si è potuto indicizzare l’atteggiamento prevalente sul campione di associazioni prese in esame.

I risultati sociali dell’indagine appaiono però contraddittori, se da un lato, si registra un trend di crescita sia nel senso di appartenenza alla comunità, sia nella caratterizzazione dei profili social dei followers, dall’altra, appare evidente che i “sentiment” e gli orientamenti che spingono gli utenti alla partecipazione on-line sono ancora di tipo negativo (sentiment come “rabbia”, “indignazione” e “disagio sociale” prevalgono rispetto ad aree semantiche positive come “identità”, “orgoglio”, “spinta all’azione pratica”). Infatti, se tra gli aspetti positivi del fenomeno vi è, oltre alla capacità concreta di organizzare eventi e manifestazioni, quella di costruire una rete tra le varie associazioni presenti sul territorio, va anche registrato che spesso i canali social delle associazioni sembrano essere più una valvola di sfogo di un malessere sociale diffuso, che reali luoghi di azione e proposta. La conversation analysis ha pertanto evidenziato come nel linguaggio usato nei blogs, nei commenti, nei feedback e nei post degli associati prevalgano toni aggressivi, violenti, iperbolici; come anche il ricorso all’atteggiamento sensazionalista dei media generalisti. Non a caso, la frequenza e la partecipazione degli utenti ai canali di comunicazione associativi è ancora legata all’azione di agenda setting fatta da quest’ultimi, e sono proprio informazioni, video, reportage dei media generalisti che i vari utenti si limitano spesso a condividere, senza accrescere significativamente il dibattito critico sulle tematiche trattate. Quando il tema non è più in agenda per i media tradizionali o quando termina l’azione/evento, sembra a guardare i dati di frequenza, adesione e partecipazione degli utenti all’associazionismo on-line, che gli utenti espressi on-line i propri sentiments di protesa ritornano ad una fase di disimpegno. In pratica, sembra che lo stesso bisogno di partecipazione attiva che è certamente stimolato dall’associazionismo on-line, viene da questo anche appagato (secondo quello che si può definire un tipico meccanismo di instant gratification assicurato anche da altre pratiche del web).

In conclusione, possiamo dire che i social media per quanto riguarda i temi presi in esame non sono ancora entrati in Campania nella loro fase di maturità espressiva, di tipo attivo e propositivo; e nonostante hanno la funzione di canalizzare sul web una nuova emergente sensibilità verso i temi civici, rimangono ancora un canale di comunicazione e partecipazione secondario rispetto a quello dei media tradizionali, non avendo ancora sviluppato forme e linguaggi propri ed autonomi.

 

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