Lettera aperta da Scampia a Renzo Piano

Caro Architetto, caro Senatore
le sue parole sulla periferia “ terra di frontiera che accende l’immaginazione, eccita il desiderio, quella vita che sta ai margini della vita ma è più vita della vita” sembrano scritte apposta per tanti cittadini di Scampia che animano le Associazioni (ma non solo!) e che si battono da tempo per la riqualificazione del territorio e che si sono permessi di scomodare termini inusuali come “bellezza”, “felicità” prefigurando la “Scampia futura”. Cittadini che hanno affermato che si “può amare anche Scampia”!
Già don Primo Mazzolari aveva sostenuto che “ i destini del mondo maturano in periferia”, ma con l’avvento di Francesco, Vescovo di Roma, un autentico dono venuto dalla periferia del mondo, le periferie stanno acquistando veramente una loro dignità e diventando anche, in un’accezione più generale, in diversi ambiti, dalla cultura alla politica, il luogo dove può nascere la speranza.
Sommessamente, qualche tempo fa, all’interno di un discorso più articolato, mi sono permesso di affermare che”l’essere periferico, non è da considerarsi un’offesa, ma consente di accedere più facilmente ad una <spiritualità> in cui l’altro più vicino e l’altro asimmetrico rappresentino frammenti della tua stessa realtà”. Un pensiero che si avvicina al suo “…sentirsi periferia, come motore anche etico…”.
Un pezzo di una sua intervista è stato proposto come traccia della prova di italiano per gli esami di maturità di quest’anno; sarebbe bello conoscere il pensiero degli studenti di Scampia che hanno inteso sviluppare questo tema. Comunque è da tempo che la cittadinanza organizzata, in gruppi e comitati, sta bonificando, in modo volontario e gratuito, aiuole, spazi pubblici, creando giardini tematici e orti sociali. E si è interrogata sul destino delle “famigerate vele”. L’idea comune è che esse siano da abbattere per eliminare lo stigma impresso sulle nostre carni, ma anche per recuperare un’area da destinare ad una “cittadella dell’altro mercato”, come luogo di impresa e di un’economia che risponda alla storia e alla sensibilità che è andata creandosi, in questi anni, nel quartiere. Siamo però arrivati alla conclusione che sia necessario salvarne una, non tanto per fare memoria di un certo tipo di architettura e della sofferenza di un popolo, ma per sperimentare una sua possibile riconversione con il contributo creativo della gente locale e, soprattutto, come luogo ideale per insediare un “archivio storico” che raccolga la molteplicità di materiali prodotti, libri, tesi, pubblicazioni, articoli, fotografie, quadri, video, film, canzoni…che mostri una storia variegata e, in gran parte, negata. Affidare ad una vela lo “svelamento” dell’altra Scampia sarebbe “una bella vendetta della storia”.
Abbiamo letto con interesse e meraviglia in un ‘intervista il “suo piano per le periferie”, facendo riferimento a quella romana (ma non solo), ed abbiamo pensato che sarebbe bello poterla incontrare, raccogliere attraverso una sorta di “brain storming” idee e suggestioni da affidare a lei che, con la sua abilità e sensibilità di valente architetto, potrebbe assemblare e trasformare in “progetto fattibile”. Certamente occorrerebbe trovare le risorse perchè il progetto possa diventare realtà. Intanto chi ci impedisce di pensare e sognare?

Lei che ne dice?

Distinti saluti

Aldo Bifulco

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