Libertà, socialismo e democrazia: dall’analisi di Pareto alle Regionali

Presentata a Lioni, in Alta Irpinia, l’opera prima del professor Bruno Gambardella, “Libertà, socialismo e democrazia. Il cinismo sociale di Vilfredo Pareto”, edita da Linkomunicazione. Un’occasione per riunire, al tavolo dei relatori e in sala, esponenti di spicco del Partito Democratico in provincia di Avellino, in giornate di concitata discussione sulla formazione delle liste per le Regionali.

L’argomento è nell’aria e non potrebbe essere altrimenti, e il libro di Gambardella, nato – come ha raccontato l’editore Silvio Sarno – “da una sollecitazione del direttore Samuele Ciambriello a dare voce a chi ancora non aveva avuto spazio”,  ha messo sul piatto molteplici spunti di riflessione. “Bruno aveva il libro già tutto in testa, in un certo senso era già scritto e su Pareto in giro c’era molto poco”, ha aggiunto l’ex numero uno degli Industriali irpini: “Certo, è un momento triste per fare editoria, dovuto ai pochi lettori, ma pure a costi di struttura alti. Questo volume ci dà l’occasione per fare un ragionamento sul valore del socialismo oggi sul territorio, per approfondire partendo dalla cultura temi concreti”.

Libertà, socialismo e democrazia, i tre concetti apparentemente inconciliabili attorno ai quali è ruotata la discussione moderata dal giornalista Pasquale Gallicchio. “La mia è stata una scelta anticonformista – ha spiegato Gambardella – Quando ero studente universitario era forte il bipolarismo: da una parte la cultura cattolico-cristiana, dall’altra il marxismo, la parrocchia bianca e quella rossa. Io ho scelto di approfondire un autore a lungo snobbato a sinistra, eppure io mi ritengo un liberale di sinistra. Pareto nasce ingegnere, diventa economista e può considerarsi il primo sociologo italiano, ed è stato Bobbio che ha provato a sdoganarlo”.

L’élite – ha continuato l’autore – per Pareto non era dinastica o padronale, ma era costituita da una classe dirigente, nuova giovane e fresca, che ha la forza per scalzare quella precedente, vecchia e stanca. Pareto la individua nella classe operaia, che ha forza, numero e una fede capace di mobilitare. C’è del democristiano nella sua visione del socialismo per l’interclassismo e per il rispetto del valore sociale della fede”. La domanda è quindi se, dopo Berlusconi, Renzi e gli attuali partiti abbiamo la capacità di essere predicatori di una “fede” e quindi di realizzare l’egemonia culturale di cui parlava Gramsci. “Oggi – ha concluso Gambardella – certi imprenditori sono l’élite, sono degli eroi civili, al pari di chi in politica si adopera per il miglioramento della condizione della gente. E in sala ce ne sono diversi esempi”.

Accanto a lui infatti il sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, che ha provato subito a integrare la riflessione aggiungendo che “la politica ha oggi il dovere di favorire percorsi di partecipazione, proprio a fronte della cancellazione di spazi di democrazia per ragioni di pseudo spending review”. La Repole ha pure sottolineato: “Non ha più tanto senso parlare per categorie, così come dobbiamo guardarci dalla teoria dell’uomo solo al comando. Il progetto Aree interne da questo punto di vista è un esperimento importante, ma è necessario coinvolgere i cittadini nella discussione”. Passaggio che ha trovato l’adesione del consigliere provinciale PD e sindaco di Teora Stefano Farina: “Questo territorio ha ancora validi elementi per essere laboratorio, le soluzioni non vengono dai leader e la gente da noi si aspetta concretezza su questioni dirimenti come sanità e istruzione. Ecco perché – ha concluso Farina tirando la volata alla consigliera regionale Rosetta D’Amelio, in odore di ricandidatura – il territorio va affidato a chi lo conosce e ha dimostrato di fare politica per passione e non per interesse”.

Proprio alla D’Amelio, nella quale “c’è testimonianza completa delle tre parole al centro della discussione”, per citare Gallicchio, è toccata la chiusura del confronto. “Il nostro compito, alla luce delle mutazioni in corso in questo terzo millennio, è quello di coniugare questi tre termini, libertà, socialismo e democrazia, secondo i nuovi bisogni, ma senza dimenticare il bagaglio della cultura tradizionale nel nostro agire politico”.

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