“LINCOLN NEL BARDO”: SAUNDERS RACCONTA CON EFFETTI SPECIALI LA STORIA DI ABRAMO LINCOLN

George Saunders, è autore di un nuovo accattivante libro “Lincoln nel Bardo” edito dalla Feltrinelli, raccontando di un padre e di un figlio. Il padre, presidente degli Stati Uniti, disperato per la morte del figlio, che muore a undici anni. Il Bardo, è secondo la filosofia tibetana, una landa di mezzo,  in cui le anime transitano finché si è pronti a distaccarsi dalla terra e da quella che era la propria vita. Saunders racconta con maestria estrema, di Abramo Lincoln, l’uomo privato, e Willie, il suo ragazzo che è già un ometto saggio, e l’autore in questo caso non rischia di cadere nel romanzo storico, perchè con dote scompone il romanzo in una moltitudine di voci che  intrecciandosi creano il racconto.  Un romanzo  che unisce per l’ultima volta un papà e la sua creatura, e ciò che alla fine vuol raccontare è l’impasto dei sentimenti, ciò che realmente siamo: siamo i padri e siamo i figli, siamo il loro legame ed è un legame viscerale. Negli USA questo romanzo è stato osannato come un capolavoro, l’autore, tuttavia, ha rivelato di averlo pensato per venti anni, dove racconta che: “ho cercato di  evitarlo. Negli anni Novanta avevo sentito un aneddoto su Lincoln, colpito dal dolore per il lutto, che era entrato nella cripta di suo figlio e, a quanto pare, aveva abbracciato il suo corpo. Il materiale mi spaventava,  soprattutto mi sembrava che richiedesse di essere trattato con molta serietà. Così, ho continuato a rimandare. Un giorno del 2012 , avevo appena finito Dieci dicembre e stavo aspettando che uscisse, ho pensato che voltarmi dall’altra parte sarebbe stato come una specie di resa artistica“. Il Bardo è stato l’incipit  di tutto, infatti racconta l’autore: “Era un punto di partenza. Adoro l’idea, per esempio, che qualsiasi cosa saremo nella morte somiglierà a chi siamo adesso e che l’attaccamento ci possa precludere l’ingresso in Paradiso, magari che il nostro pensiero e i nostri processi attuali s’ingigantiscano dopo la morte.  Da questo punto di vista sono partito da alcune idee tibetane di base ma poi ho osservato il testo stesso per capire che tipo di luogo voleva essere. In questo senso, era molto simile a scrivere una storia di fantascienza. Le regole interessanti non sono quelle che uno pensa all’ inizio, ma quelle che si rivelano via via che si scrive. E si rivelano attraverso le azioni e le conseguenze”.La commozione è insita in questo libro, che è  ironico, sfrontato, ma che non dimentica mai la lacerazione tra un figlio e un padre,  l’accettazione della morte e  l’inferno della mancanza, il sentire un dolore atroce. “Lincoln nel Bardo” non è un semplice libro, bensì  è un inno alla vita, alle persone che si creano, dal nulla, nuovi canali di comunicazione, pur di non lasciarsi mai del tutto, pur di salvarsi a vicenda, vincendo la morte.

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