MARCELLO TAGLIALATELA (FDI-AN): “DE MAGISTRIS HA CELEBRATO IMMOBILISMO E INCOMPETENZA. LETTIERI? NON RAPPRESENTA LA DESTRA NAPOLETANA”

Marcello Taglialatela, classe 1955, è il candidato di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale alle prossime elezioni comunali a Napoli, la città in cui è nato e dove corre adesso per la carica di sindaco dopo una lunga esperienza in parlamento. Dei recenti avvenimenti del centrodestra napoletano e degli altri candidati abbiamo parlato direttamente con lui.

Partiamo dalle “defezioni” di Marco Nonno e Vincenzo Moretto (i consiglieri comunali di FdI che hanno scelto di appoggiare Gianni Lettieri alle prossime elezioni). Lei se lo aspettava?

«È dalle elezioni regionali che non hanno più fatto una manifestazione di partito. Si può dire una “non notizia”, nel senso che è una cosa che era già nell’aria. Del resto, avevano addirittura immaginato che il candidato alternativo a Lettieri potesse essere Moretto».

È giusto parlare di tradimento, almeno nei confronti del partito?

«Da parte di Marco Nonno è stato sicuramente un tradimento nei confronti di Giorgia Meloni. Due o tre giorni fa si è recato a Roma a firmare la candidatura e lasciandola poi nella mani di Giorgia, come se aspettasse una decisione del partito, ma fa parte anche del personaggio, un po’ infantile, per non dire inaffidabile».

Crede che FdI possa raccogliere l’eredità lasciata da Berlusconi?

«FdI è l’erede di AN, non di Forza Italia. Le nostre posizioni sono più sociali, rispetto all’atteggiamento ultraliberista di FI».

E per quanto riguarda la leadership del centrodestra?

«Beh, le leadership non si costruiscono a tavolino. Certo, le prossime elezioni comunali di Roma stabiliranno se Giorgia Meloni è diventata non solo la leader di FdI, ma anche del centrodestra, perché se dovesse – come spero che accada – prendere più voti di Marchini, è evidente che Berlusconi avrà accelerato la sua uscita di scena. Ritornando alla sua domanda proprio su Berlusconi, penso che non sia più rappresentativo del centrodestra dal momento in cui decise non solo di fare il Patto del Nazareno con Renzi, ma già da prima col governo Letta».

Passiamo a de Magistris. C’è qualcosa che salverebbe di quest’ultima amministrazione?

«Certamente è da salvare il fatto che nessuno nell’amministrazione sia stato coinvolto in vicende di malaffare. Lo slogan della mia campagna elettorale è tolleranza zero, non solo nei confronti della criminalità, ma anche della corruzione, delle incompetenze e dell’immobilismo, nei confronti dei quali de Magistris ha fallito. Al momento delle elezioni sembrava che dovesse essere il sindaco della legalità, e poi è stato mollato da Narducci, il suo collega magistrato, quasi a dimostrazione che il suo concetto di legalità fosse molto superficiale. Lo ha dimostrato anche in altre situazioni, nei confronti delle occupazioni abusive, dell’aggressione verbale nei riguardi della Valente, insomma mi sembra evidente che sul tema della criminalità abbia clamorosamente fallito».

Dunque non esattamente il sindaco adatto alla città, secondo Lei.

«Purtroppo per Napoli si è dimostrato incompetente e assolutamente immobile. Prendiamo per esempio la raccolta differenziata: ricordo le sue promesse, di quando diceva che l’avrebbe portata oltre il 75%, mi sembra che abbia miseramente fallito per incapacità. Per quanto riguarda l’immobilismo, Napoli è una città che non ha un suo disegno strategico, e de Magistris non ha cambiato nulla di quella che era la vecchia impostazione della città, a cominciare da Bagnoli per arrivare a Napoli est passando per il centro storico. Mi sembra che abbia celebrato immobilismo e incompetenza».

Quali sono i suoi rapporti con Gianni Lettieri? Le sembra un candidato forte da sfidare?

«Uno che spende milioni di euro è sempre un candidato temibile, però vuol dire che ha scelto di utilizzare come arma nella politica non la passione o le idee ma i soldi. Lettieri è veramente un caso unico in Italia, perché cinque anni fa è stato imposto dall’alto, e quando dice che lui è un candidato civico mi vien da ridere, perché allora fu imposto da Berlusconi. Più politico di così non si può. Tra l’altro fu scelto senza nessun processo di condivisione neanche all’interno del partito, il massimo della negazione del sindaco civico. Oggi si ricandida dopo aver perso clamorosamente l’ultima volta. Non si può nemmeno dire che abbia fatto efficacemente opposizione, è il consigliere comunale con meno presenze, statistiche alla mano, e i motivi per i quali continua ad affermare la sua candidatura a me sfuggono. In più, dal mio punto di vista non rappresenta nessuno dei valori della destra napoletana che è una destra sociale e radicata del territorio, a difesa delle categorie più deboli».

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