Marco Bocci regista con una storia di ingiustizia: “È accaduto a mio padre, ho scritto per sfogarmi”

La popolarità è arrivata con la tv, Romanzo criminale (era il commissario Scialoja) Squadra antimafia (vicequestore Domenico Calcaterra), al cinema ha lavorato con Pupi Avati, Riccardo Milani, Tonino Zangardi, prima c’era stato il teatro con Luca Ronconi, oggi a 41 anni Marco Bocci debutta dietro la macchina da presa con A Tor Bella Monaca non piove mai, tratto dal suo romanzo (DeA Planeta). Ambientata nella periferia romana la storia gira intorno a una famiglia e due fratelli Romolo e Mauro, interpretati da Libero De Rienzo e Andrea Sartoretti, che lottano per rimanere a galla tra precarietà, ingiustizie e lo spettro dell’illegalità. Una storia che Bocci ha scritto a partire da un fatto molto personale. L’attore, adesso regista, ha rilasciato una lunga intervista a “Repubblica” ecco quanto evidenziato da “Linkabile”:

In che misura la storia del padre, interpretato da Giorgio Colangeli, assomiglia a quella di suo padre? “Abbastanza, a lui è accaduta una dinamica vicina a quella che racconto nel film: un inquilino moroso che per anni non ha pagato l’affitto di un locale commerciale che mio padre, artigiano, aveva acquistato con un mutuo. Non si trovava un modo burocraticamente valido di mandarlo via, gli anni passavano e lui era obbligato a pagare il mutuo senza avere l’affitto di quel posto che doveva essere la sua pensione. Sentivo un bisogno di giustizia che non arrivava mai, mi sono messo in discussione per una cosa così palese che andava a compromettere tutta la mia vita e la mia famiglia. Sono stato tentato anche io, come succede nel film a Mauro, di farmi giustizia da solo e ho scritto questa storia per sfogarmi e vincere questa tentazione; nel romanzo ho fatto fare al protagonista un passo azzardato, che io dopo un esame approfondito di coscienza non ho fatto. Eppure ho pensato che vivendo sempre sotto stress si finisce per esplodere e prendere una strada che non ci rappresenta”.

Il titolo: “Ho voluto tenere il titolo del romanzo, che prende le mosse dal modo di dire “piove, piove” per dire che sta arrivando la polizia. Mauro, per la prima parte della storia, si lamenta che a Tor Bella Monaca la polizia quando serve non arriva mai, che quando aveva paura, che quando era in difficoltà le forze dell’ordine non c’erano”.

Il film è ambientato in questa periferia romana, ma potrebbe essere in realtà il sobborgo di qualunque città…
“Sì, quello che mi interessava erano le dinamiche familiari che possono essere queste ovunque. Mi piaceva ambientarlo a Tor Bella Monaca, perché è un quartiere che conosco, ci ho vissuto cinque o sei mesi appena arrivato dalla provincia per fare la scuola di teatro, e poi mi piace fisicamente, è un luogo che mi attrae. Inoltre mi sembrava la metafora perfetta per il tema del pregiudizio. Tor Bella Monaca è spesso protagonista di fatti di cronaca, di cronaca nera a me interessava raccontare l’umanità delle persone che ci vivono: i Borri sono una famiglia assolutamente onesta che vive in quel quartiere rispettando le leggi con difficoltà”.

Convivenza e immigrazione:  “Attraverso il rapporto tra Romolo e Liun volevo raccontare come sia difficile mantenere salde le proprie intenzioni. Romolo ha fatto un percorso al contrario; è un ex criminale, faceva rapine, è stato in carcere, ora ha una famiglia e cerca di mantenere la sua onestà nonostante le difficoltà per sua moglie, per sua figlia. Vede i problemi del fratello e del padre, ma nonostante tutto riesce fino alla fine a resistere e quando si troverà obbligato con estrema sofferenza a fare un compromesso gli peserà moltissimo”.

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