MARCO PANNELLA, UN INTELLETTUALE CAPACE DI RARA BELLEZZA E MODESTIA

Marco Pannella sta molto male. Sembra essere giunto al limite estremo di una vita di pienezza assoluta. La sua è l’avventura umana più dolce che il nostro Paese abbia visto. Marco non è quella figura lontana e surreale come a volte appariva. Semmai un fanciullo, un intellettuale totale capace di rara tenerezza e modestia. E quanta umanità dietro l’apparente distacco di un carisma cosi naturalmente esibito. Generoso oltre ogni limite, semplice, concreto, capace di trovare in ognuno uno squarcio di qualità e di bellezza. Altri scrivono e scriveranno di lui narrandone il peso avuto nella crescita civile del nostro Paese. A me resta il ricordo – ormai di anni fin troppo lontani – di un uomo buono e di saggezza infinita. Non fu facile apprezzarlo per chi, come me, proveniva da una cultura politica meno trasversale e complessa. E tanti fecero fatica in quegli anni a stimarne il lavoro. Lo avevo incrociato la prima volta a Napoli a fine anni settanta. Introdurre lui e poi Vittorio Foa dal palco di una Piazza Matteotti gremita fu per me, giovane militante, una intensa e straordinaria emozione. Allora Pannella era al massimo della sua forma, giacca bianca e carisma in quel tiepido maggio in cui si celebrava il referendum, forse, sulla legge Reale. Ci ritrovammo a Roma un bel po’ di anni dopo. Ero alla segreteria nazionale di Dp e seguivo le elezioni amministrative di Roma. L’amicizia nacque così, poi i miei interventi ai congressi Radicali e tanti altri momenti. La sua è una umanità comprensiva, troppo grande per contenere una sola visione di parte. Quante volte questa sua dimensione gli ha procurato l’incolto disprezzo di rozzi settarismi incalliti. Era, invece, generoso e poetico, Marco, e ho provato gioia nel leggere ieri dei quattro detenuti che gli hanno fatto visita a casa. Lo immagino, per questo, felice come un fanciullo. E come un fanciullo ricordo la sua chiamata di quel freddo inverno del 1989. Eravamo a congresso in quel di Rimini dopo lacerazioni e scissioni. Un inverno di tristezze e di neve. Pannella, dopo avermelo promesso al telefono, viaggiò in auto tra la neve tutta la notte, per portare un saluto a una Dp ormai ridimensionata e isolata. Marco è così, per lui un re o uno straccione non fa differenza, rispetta tutti con la stessa civile indulgenza. Guardo le sue immagini di queste ore difficili, la processione laica che gli reca tributo e so che nel dolore estremo quell’uomo buono è felice. Vive in lui quel fanciullo che rimane tra le figure migliori che il discorso pubblico italiano abbia prodotto.

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