MARIANO D’ANTONIO”ORLANDO ED EMILIANO SI MUOVONO COME SE LE PRIMARIE NON FOSSERO TERMINATE.IL TENTATIVO GENEROSO DI PISAPIA.L’ECONOMIA RIPRENDE A MARCIARE.”

L’economia italiana registra una moderata ripresa che potrebbe durare per tutto l’anno e pure in seguito. C’è il neo della disoccupazione esplicita, aumenta cioè il numero dei cittadini che dicono di essere in cerca di un’occupazione e ciò dovrebbe indurre il governo Gentiloni ad approvare incentivi fiscali che inducano le imprese ad occupare più persone, soprattutto giovani.

Mentre l’economia riprende a marciare, la politica italiana rimane ferma oppure, come nel caso della sinistra, sguazza e poi ristagna nella palude. Nella prima settimana di luglio la discussione nel Partito democratico s’ingarbuglia e si aggroviglia nel magma delle forze ovvero dei conati che si manifestano tra i dissidenti che dicono di collocarsi alla sua sinistra.

Le primarie del PD svoltesi ad aprile scorso hanno registrato la vittoria di Matteo Renzi che ha conseguito il 69 per cento dei consensi mentre i due sfidanti Andrea Orlando e Michele Emiliano hanno ottenuto rispettivamente il 20 per cento e l’11 per cento dei voti. Sembrava un punto fermo, un risultato consolidato. Ma non è stato così.

In primo luogo quanti sono stati sconfitti e hanno lasciato il PD, quelli che dicono di rappresentare la “vera” sinistra, hanno provato a raggruppare le loro forze e hanno constatato che l’unico collante a tenerle insieme è l’avversione a Renzi. L’accusano di essere alla ricerca di un’alleanza con Berlusconi e di propendere perciò per una politica moderata, centrista, avversa ai lavoratori, al welfare, al settore pubblico, a tutte le stelle polari del firmamento che una volta guidava la sinistra.

Questi politici, ancora rappresentati da D’Alema, Bersani e loro seguaci, si incontrano idealmente con quanti non sono stati nel recente passato militanti del PD ma già si sentivano, come dire?

Antagonisti al sistema militando nel partito di Vendola e nelle frazioni degli ex comunisti, di Lotta continua e quant’altri gruppetti ancora.

Scissionisti del Partito democratico e sinistrati ostili a Renzi sono stati galvanizzati dall’iniziativa dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che ora cerca di raggruppare (meglio dire raggrumare) quanti si ritengono collocati alla sinistra dei Partito democratico e rischiano di disperdersi abbandonando la partecipazione alla vita politica.

Il tentativo generoso di Pisapia dovrà superare molti ostacoli, tutti interni, a mio avviso, al campo dell’ultra sinistra vecchia e nuova esterna al PD. Gli ostacoli si chiamano settarismo, arroganza, voglia di primeggiare, indisponibilità a collaborare, volontà di mantenere i privilegi di ceto politico, insomma tutti i vizi di coloro che si dicono “contro” e non sono capaci di individuare proposte e progetti comuni.

E’ normale che Pisapia reclami discontinuità dal PD, dalle sue pratiche di presunto tatticismo e di minimalismo. Va bene che chieda innovazione, che valorizzi il lavoro nell’impiego pubblico anche se tace sui cosiddetti furbetti del cartellino, sugli assenteisti che rubano lo stipendio e il posto ai giovani. Piace il richiamo di Pisapia alla cosiddetta economia circolare, al riuso delle risorse naturali che dovrebbero essere in buona parte riciclate nelle attività produttive, anche se da tempo in questa direzione già lavora un eminente esponente e parlamentare del PD, Ermete Realacci, con la sua Fondazione Symbola.

Lasciamo da parte l’attrazione che Pisapia senza volerlo esercita su quanti occasionalmente si dicono di sinistra come una simpatica attrice in cerca di pubblico, oppure l’occasione che Pisapia offre a giornalisti e opinionisti privi di lettori sempre più lontani dai mezzi d’informazione tradizionali (giornali, radio, televisione).

Limitiamoci a osservare che purtroppo i concorrenti di Renzi alle primarie Orlando e Emiliano si muovono come se le primarie non si fossero ancora concluse: Orlando chiede di sottoporre agli iscritti del PD il proposito di Renzi, mai espresso, di allearsi con Berlusconi dopo le elezioni e Emiliano è tornato alla ribalta con interviste che contestano le decisioni del governo Gentiloni, sostenuto da Renzi, sulle banche venete che a suo avviso danneggiano i risparmiatori come se il suo raggio di azione politica, di Emiliano, si estendesse dalla Puglia al Nord Est d’Italia.

Insomma volentieri o per necessità siamo portati ad appoggiare fermamente Matteo Renzi quanti di noi iscritti, simpatizzanti, elettori del PD intendiamo contrastare la destra razzista e sovranista della Lega Nord e dei suoi alleati e l’ambiguo Movimento 5 Stelle in bilico tra destra, sinistra, Europa, Trump e Putin.

Mariano D’Antonio, economista

(articolo apparso su Qualcosa di Napoli)

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