Matera capitale della Cultura 2019: un modello di Sud che vince

E’ l’emblema della civiltà che rinasce dalle sue ceneri, o meglio ancora dalla pietra. Matera, cittadina lucana da circa 55mila abitanti, sembra non voler più arrestare la sua corsa. Dopo gli anni bui della “vergogna nazionale”, come fu definita nell’aprile del 1948 da Palmiro Togliatti, dopo cinquant’anni di lavoro a testa bassa per riportare al suo splendore originario la città e i suoi Sassi, dopo lo status di patrimonio dell’umanità ottenuto nel ’93 dall’Unesco – prima località italiana del Sud Italia a beneficiare di questo riconoscimento -, Matera ha tagliato un altro traguardo aggiudicandosi il titolo di Capitale Europea della cultura 2019.

“Vince una sfida serrata, fatta di creatività e talenti che ha fatto onore all’Italia” – ha commentato il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini nell’annunciare che la scelta era ricaduta sulla città lucana. La Capitale europea della cultura viene assegnata a turno a due dei Paesi membri dell’Unione Europea: nel 2019 appunto toccherà all’Italia insieme a Plovdiv per la Bulgaria. Battuta con sette voti su 13 la concorrenza delle altre cinque finaliste: Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena.

La vittoria di Matera è la vittoria di un’intera regione che da decenni regala al mondo emigranti, che ha sperato per anni nel petrolio senza goderne appieno i benefici, che vive tutti i drammi del Mezzogiorno e allo stesso tempo conserva le infinite potenzialità di un’area ancora parzialmente inesplorata. “Vince Matera. Stravince la Basilicata. Sento sulla pelle i brividi di una regione che esulta. Il sogno si avvera, assieme saremo Matera 2019” – il commento entusiastico del governatore democratico Marcello Pittella.

La vittoria di Matera può insegnare molto alle altre aree depresse del Sud. Innanzitutto, è la vittoria del lavoro di squadra, al di là delle appartenenze politiche e partitiche. E’ la vittoria del Comune di Matera e di quello di Potenza, della Regione Basilicata, del Partito Democratico e del centrodestra. Propone un modello di cooperazione istituzionale vincente che mette da parte i campanilismi e l’attitudine della politica alla campagna elettorale permanente e vede premiata, tra i criteri che hanno fatto decidere per Matera, la buona governance, il concetto di vicinato e il co-working.

Ed è la vittoria di un progetto che ribalta una condizione di crisi in opportunità, un progetto iniziato oltre cinquant’anni fa quando i sassi in cui si viveva in condizioni disumane vennero svuotati dalla legge De Gasperi del ’53 e 16mila abitanti furono “deportati” in nuovi quartieri. Affonda le radici nell’utopia di Adriano Olivetti che con la collaborazione degli urbanisti Ludovico Quaroni e Federico Gallo nel 1954 realizzò un piano per dare un’alternativa abitativa alla popolazione, non riuscendo però a realizzarlo. Poi arrivò Pasolini con le telecamere del “Vangelo secondo Matteo”, arrivarono antropologi e fotografi, tra i quali Cartier Bresson. Nel ’76 la legge 771 diede al Comune la possibilità di iniziare il concreto recupero dei sassi per restituirgli lo status di città completamente ecosostenibile, integrazione perfetta tra uomo e ambiente.

“Intendiamo lavorare insieme – spiega il Comitato Matera 2019 – per creare un nuovo “abitante culturale”, ovvero un cittadino responsabile e consapevole che intende la cultura quale bene comune primario, somma etica di saperi umanistici, scientifici ed economici”. Diffondere “un nuovo modello di sviluppo capace di superare la crisi contemporanea dimostrando che si tratta di una crisi di modelli prima ancora che di consumi. Dimostrare che arte, economia, abitare, ambiente sono un tutt’uno. La nostra non è una candidatura di grandi eventi, ma di cittadinanza culturale”.

“Il percorso di ricucitura non è affatto completato – scrive ancora il Comitato – Vogliamo riuscirci insieme all’Europa, offrendo i Sassi come luogo di sperimentazione di nuove tecnologie, di economie e modelli di residenza, facendo della città un laboratorio per tutta la comunità creativa europea”.

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