MITI DI NAPOLI : STORIA DEL CASTELLO DI CASERTAVECCHIA

Casertavecchia sorge alle pendici dei mondi Tifatini ad una altezza di 401m, è facilmente raggiungibile da più punti, e dista dalla Reggia Vanvitelliana di Caserta, circa 10 Km in direzione Nord-Est. Le origini del paese ancora oggi non sono certe, ma secondo alcuni scritti del monaco Benedettino Erchemperto che risalgono all’anno 861, si parla di un primo nucleo urbano, sulle montagne denominate Casahirta (dove casa sta per villaggio e hirta o erta per aspra, ripida, di difficile accesso). Il Borgo originalmente edificato su un pre-esistente villaggio romano nel corso degli anni ha subito varie dominazioni. Nel 1062 Casertavecchia venne occupata da Riccardo I di Aversa, e da qui ebbe inizio la dominazione Normanna che porto il paese al suo massimo splendore nell’anno 1100-1129 con la costruzione della attuale Cattedrale sotto l’episcopato di Rainulfo, e la sua consacrazione nell’anno 1153 al culto di San Michele Arcangelo. Nel 1442 il Borgo passa sotto la dominazione aragonese, e qui inizia la sua parabola discendente, Casertavecchia vede lentamente decadere la sua importanza, poichè la vita incomincia a svilupparsi in pianura. Restano a Casertavecchia solo il vescovo e il seminario, che continuano a dare una minima importanza al Borgo. Questo fino all’anno 1842, quando Papa Gregorio XVI ne sancì il definitivo trasferimento alla nuova Caserta.In seguito con il dominio dei Borboni nell’Italia meridionale e la costruzione della reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta e per forza di cose gli abitanti della vecchia cittadina dovettero spostarsi in pianura. A ricordo ancora dello splendido passato che fu restano il Duomo, il campanile, i resti del castello e le strade dell’intero Borgo tutte in stile siculo-normanno. A  guardia del Borgo , sorge il Castello di Casertavecchia , di ricovero occasionale per abitanti, animali e masserizie piuttosto che residenza. Esso esisteva con certezza nell’861, anno in cui Erchemperto, lo storico longobardo, ne da una descrizione, e dal 879 accolse il primo conte Pandolfo. Con la dominazione normanna, “Casahirta” avviata ad una palese autonomia feudale, accrebbe la sua importanza religiosa (per la presenza della sede vescovile) e soprattutto politica e demografica. Ciò impose un rafforzamento delle strutture del primitivo recinto fortificato nei punti più vulnerabili con la costruzione di un mastio e 6 torri a pianta quadrata, erette con muratura a sacco, ancora oggi esistenti, allo stato di rudere. All’età normanna potrebbe risalire una delle torri rettangolari superstiti, quella di fronte all’attuale palazzo, che guarda verso O. L’ipotesi di lavoro è fondata sull’osservazione della grande regolarità del taglio e della dimensione dei tufi a vista del paramento murario, opus questo caratteristico di quell’età in Campania. Nel periodo svevo fu commissionata la completa ristrutturazione del complesso e l’edificazione del grandioso mastio circolare. Forse ad ordinarli fu Riccardo, figlio di Tommaso di Lauro, educato alla corte dell’imperatore Federico II, di cui sposo la figlia Violante nel 1246. La torre fu concepita con un paramento in blocchi di tufo squadrato a vista poggiante su uno zoccolo poligonale in calcare, raccordato al volume cilindrico attraverso unghie triangolari. Tale configurazione, chiaramente ispirata alle due torri federiciane di Capua, vicine per collocazione geografica e temporale, induce ad ipotizzare che alla erezione del mastio casertano parteciparono gli stessi artefici capuani o comunque maestranze ben a conoscenza di quell’esperienza. La torre è tra le più grandi d’Europa, seconda per diametro alla torre della cinta urbana di Aigues Mortes, in Provenza. E’ alta circa 30 metri per 19,14 di diametro, ha tre livelli voltati, di cui solo il primo accessibile dall’esterno grazie ad un ponte levatoio che la collegava al vicino castello; la sala superiore comunica con quella d’ingresso per mezzo di una scala in pietra ricavata all’interno dello spessore della muratura; il vano inferiore è accessibile solo per una botola. Alla cultura cosmopolita della casa sveva, cui i conti di Caserta erano legati in parentela, si dové la realizzazione dei “balnea” ubicati sulla cortina meridionale verso il borgo.

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