MMT: le lezioni di Teoria della Moneta alla Federico II

Inizieranno il 12 Novembre il ciclo di sei lezioni dedicate alla MMT, ospitate nel dipartimento di economia presso il complesso di Monte Sant’Angelo della Federico II. Organizzate dall’Associazione Universitaria Studentesca UNINA, le lezioni hanno lo scopo di presentare la Moder Money Therory attraverso un viaggio che toccherà temi importanti dell’economia a partire dalla prima lezione che introdurrà il “Programma di Salvezza” a cura di Pier Paolo Flammini.

La MMT è assurta alla fama grazie all’opera di diffusione del giornalista Paolo Barnard che il 24, 25 e 26 febbraio del 2012 organizzò un convegno nazionale al palasport 105 di Rimini al quale presero parte gli economisti Michael Hudson, William Black, Stephanie Kelton, Marshall Auerback e Alain Parguez. Parteciparono in quella occasione oltre 1500 persone da tutta Italia.

“La MMT (Modern Money Theory) – si legge sul sito ufficiale dell’evento – è una teoria economica, nata dalla scuola cartalista del ’900, proposta principalmente da vari economisti americani della Università del Missouri-Kansas City. La teoria fu presentata per la prima volta dall’economista tedesco Georg Friedrich Knapp nel 1895, con l’importante contributo di Alfred Mitchell-Innes. Tale teoria influenzò negli anni trenta il Trattato sulla moneta di John Maynard Keynes, che cita Knapp e il cartalismo nella pagina di apertura”.

Federico-II (1)

La MMT afferma che: “Una nazione dotata di sovranità monetaria, ossia di moneta a corso legale che è in libera fluttuazione sul mercato valutario e la cui facoltà di emissione è nella pertinenza esclusiva di istituzioni nazionali controllate dallo stato in modo diretto o indiretto e di debito denominato integralmente in tale moneta, non può mai essere costretta a fallire in quanto la sua “capacità di pagamento” (“ability to pay” ) è illimitata parimenti a come è illimitata la sua capacità di stampare moneta. Di conseguenza, non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibili da parte di una nazione, poiché essa ha un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. La tassazione non svolge pertanto il ruolo di finanziare la spesa pubblica, bensì di rendere effettivo il controllo dello stato sulla moneta, sulla quantità di massa monetaria circolante e sulla velocità di circolazione della moneta. Il livello di tassazione, in specie rispetto alla spesa pubblica, è primariamente non un mezzo di finanziamento delle attività della cosa pubblica bensì uno strumento politico che di fatto regola l’inflazione e la disoccupazione”.

È un punto di vista differente sull’economia che aiuta a comprendere, sotto un aspetto differente, i meccanismi che regolano oggi la vita dei cittadini europei soprattutto.

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