MORTO BUD SPENCER, ADDIO AL GIGANTE BUONO. IL RICORDO DI ACHILLE DELLA RAGIONE

È morto ieri il popolare attore Bud Spencer, nato a Napoli il 31 ottobre 1929. Aveva 86 anni. L’annuncio della morte di Carlo Pedersoli, questo il vero nome dell’attore, è stato dato dal figlio Giuseppe: «Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata “grazie”».

Per tutti era il gigante buono che menava sempre in coppia con l’amico Terence Hill. L’omone barbuto degli spaghetti western degli anni ’70, quelli che hanno conquistato generazioni di ragazzini innamorati dei due scanzonati protagonisti di Lo chiamavano Trinità. Ma è stato in realtà protagonista di una carriera lunga e poliedrica nella quale, accanto ai film più popolari, c’è stato spazio per il thriller (diretto da Dario Argento in Quattro mosche di velluto grigio), per il cinema d’autore con Ermanno Olmi e persino per il dramma di denuncia civile con Torino nera di Carlo Lizzani.

                                                             LO CHIAMAVANO TRINITA’

Bud Spencer
Bud Spencer (il cui vero nome è Carlo Pedersoli), nasce a Napoli il 31 ottobre 1929 da famiglia benestante: il padre era un uomo d’affari che, malgrado i numerosi tentativi, non riuscì ad acquisire una vera ricchezza a causa soprattutto delle due guerre mondiali che influirono non poco sull’andamento dei suoi affari. Bud Spencer ha anche una sorella, Vera, anch’essa nata a Napoli.
Nel 1935 il piccolo Carlo frequenta le scuole elementari della sua città, con buoni risultati. Appassionato di sport, pochi anni dopo diventa membro di un club locale di nuoto, vincendo subito alcuni premi.
Nel 1940 la famiglia Pedersoli lascia Napoli per affari e si sposta a Roma. Il padre ricomincia da zero. Carlo inizia le scuole superiori ed entra contemporaneamente in un club di nuoto romano.
Completa gli studi con il massimo dei voti. Non ancora diciassettenne, passa un difficile esame all’Università di Roma e comincia a studiare Chimica. Nel 1947, però, i Pedersoli per ragioni di lavoro, si spostano in Sud America e Carlo è costretto a lasciare l’Università. A Rio lavora ad una catena di montaggio, a Buenos Aires come bibliotecario, ed infine come segretario all’ambasciata italiana in Uruguay.
Un club di nuoto italiano lo reclama a gran voce e Carlo torna in Italia, diventando campione italiano di nuoto a rana. In quegli anni (tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50) vince il campionato nei cento metri stile libero ed è il primo italiano ad abbattere la soglia del minuto. Deterrà il titolo fino alla fine della carriera.
Carlo Pedersoli non dimentica però gli studi e si iscrive nuovamente all’Università, questa volta alla facoltà di Giurisprudenza. Contemporaneamente, per caso, gli si presenta la possibilità di entrare a far parte del mondo del cinema, grazie al suo fisico possente e scultoreo. Ha così modo di recitare per la prima volta in un film di produzione hollywoodiana, il celebre “Quo Vadis”, nel ruolo di una Guardia Imperiale.
Intanto, nel 1952 partecipa alle Olimpiadi di Helsinki  e con la squadra di pallanuoto diviene campione europeo.
Dopo le Olimpiadi, con altri promettenti atleti viene invitato alla Yale University. Passa alcuni mesi negli Stati Uniti e  quattro anni dopo,  alle  Olimpiadi di Melbourne,  raggiunge un rispettabile undicesimo posto.
Dotato di una volontà di ferro, malgrado tutti questi numerosi impegni, riesce a laurearsi in Legge. Da un giorno all’altro decide però di cambiare vita, non sopportando più i massacranti e monotoni allenamenti in piscina.
Raggiunge il Sud America e, rivoluzionando davvero tutto il suo mondo e le sue priorità, lavora per nove mesi per una impresa americana intenta in quel periodo a costruire una strada tra Panama a Buenos Aires (strada diventata poi famosa come  “Panamericana”). Dopo questa esperienza, trova un altro lavoro per una ditta automobilistica di Caracas, fino al 1960 quando ritorna a Roma. Qui sposa Maria Amato, di sei anni più giovane, conosciuta quindici anni prima. Nonostante il padre di Maria sia uno dei più affermati produttori cinematografici italiani, Bud inizialmente non è interessato al cinema. Firma invece un contratto con la casa musicale RCA e compone canzoni popolari per cantanti italiani. Scrive anche qualche colonna sonora. L’anno dopo nasce Giuseppe, il primo figlio, mentre nel 1962 arriva la figlia Christiana. Due anni più tardi scade il contratto con la RCA e muore il suocero. Carlo è spinto a buttarsi negli affari, producendo documentari per la RAI italiana.
Nel 1967 Giuseppe Colizzi, suo vecchio amico, gli offre un ruolo in un film. Carlo accetta, dopo qualche esitazione. Suo partner di lavoro sul set è uno sconosciuto Mario Girotti, in procinto di diventare per il mondo il ben noto Terence Hill, scelto per sostituire Peter Martell (Pietro Martellanza) vittima di un incidente a cavallo durante alcune riprese. Il film è “Dio perdona… io no!”, la prima pellicola di quella che diverrà la coppia più spassosa e divertente per questo nuovo genere western.
Le due star, però, nelle presentazioni in locandina, cambiano i nomi, considerati troppo italiani per la provinciale Italia di allora. Per fare colpo, per rendere più credibili film e personaggi, ci vuole un nome straniero ed ecco allora che Carlo Pedersoli e Mario Girotti diventano Bud Spencer e Terence Hill. Il cognome è scelto dallo stesso Carlo, che da sempre è un fan sfegatato di Spencer Tracy. “Bud”, invece, che in inglese significa “bocciolo”, è scelto per puro gusto goliardico, ma si intona perfettamente alla sua corpulenta figura.
Nel 1970 la coppia gira “Lo chiamavano Trinità”, con la regia di E.B. Clucher (Enzo Barboni), un vero e proprio “cult” che non solo ebbe un enorme  successo in tutta Italia, ma è ancora oggi replicato sulle televisioni nazionali, sempre con ottimi indici di ascolto, a testimonianza dell’amore e del gradimento che il pubblico manifesta per i due. A detta degli storici del cinema, questo divertente western (a dispetto del titolo, si tratta di una spassosa commedia ambientata nel west che prende un po’ in giro gli stereotipi del genere), segna la fine dei brutali “Spaghetti-western” precedenti.
L’anno successivo la consacrazione assoluta arriva con il seguito del film; “…Continuavano a chiamarlo Trinità”, sempre con la regia di E.B. Clucher, che sbanca i botteghini del cinema europeo. Ormai Bud Spencer e Terence Hill sono vere e proprie star internazionali.
Finita l’ondata western, c’è il pericolo che la coppia non sfondi in altri generi cinematografici, ma presto questa ipotesi viene smentita e, tra il 1972 e il 1974, con “Più forte ragazzi”, “Altrimenti ci arrabbiamo” e “Porgi l’altra guancia” di nuovo sono ai primi posti dei film visti nelle sale cinematografiche italiane.
Nel 1972 nasce Diamante, la seconda figlia di Bud che l’anno dopo gira il primo film della serie “Piedone lo sbirro”, nato da una sua idea (Bud Spencer collaborerà alla stesura di tutti gli episodi seguenti).
Fra le varie passioni dell’attore c’è anche il volo (nel 1975 ottiene una licenza di pilota per l’Italia, la Svizzera e gli Stati Uniti), ma c’è anche la mai dimenticata canzone. Nel 1977, per il suo film “Lo chiamavano Bulldozer”, scrive alcune canzoni: tra queste, una è cantata da lui stesso.
A sei anni di distanza dal successo dei due Trinità, Bud e Terence ritornano ad essere diretti da E.B. Clucher nel film “I due superpiedi quasi piatti”, riscuotendo un buon successo di pubblico, mentre negli anni seguenti girano altri due film insieme: “Pari e Dispari” e il mitico “Io sto con gli Ippopotami” del compianto Italo Zingarelli.
Dopo vari progetti andati a vuoto per far riunire la coppia, Bud Spencer e Terence Hill si ritrovano sul set diretti dallo stesso Terence Hill per un altro western: “Botte di Natale”, che non riesce a rinverdire i vecchi fasti.
Nel 1979 Bud Spencer ottiene il premio Jupiter come star più popolare in Germania, mentre nel 1980, a circa dieci anni di distanza dall’ultimo film western, torna al vecchio genere con il film “Buddy goes West”.
La sua ultima pregevolissima interpretazione risale al 2003, nel film “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi.
Nel 2010 ha pubblicato la sua biografia ufficiale, intitolata Altrimenti mi arrabbio: la mia vita, scritta con Lorenzo De Luca, già sceneggiatore in tre dei suoi serial-TV summenzionati, e curata dal biografo David De Filippi. Nel 2011, per il mercato tedesco, ha pubblicato la seconda parte della biografia,  ancora in collaborazione con Lorenzo de Luca.
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