MOVIMENTO AFRICA MISSION:VIENI E VEDI. LE TESTIMONIANZE

Sono tornati da pochi giorni i giovani del primo gruppo (Piacenza e Fabriano). Adesso è la volta di Mede e Bucciano, in Uganda da dieci giorni. Si sa, per ognuno l’incontro con la terra africana è diverso, ecco allora le parole di Luca, le sue riflessioni e la sua bella e sana confusione. Buona lettura!

È ancora tutto un po’ confuso e disordinato nella mia testa. Chi mi sente da casa per telefono può percepire il mio stato d’animo come semplice tristezza, ma non lo è. Forse è solo rassegnazione al fatto di sapere che non sono in grado di spiegare ciò che sto vivendo (e chissà per quanto tempo sarà ancora così, anche una volta tornato a casa). Ma state tranquilli: sono felice, davvero.Come ho appena scritto, è ancora tutto confuso e disordinato; allora meglio scrivere, sicuramente mi aiuterà.
La prima cosa che mi ha scombussolato una volta arrivato qui è stato il diverso modo di vivere il tempo e lo spazio. Se dovessi raccontarli in una sola parola direi che il tempo qui è pazienza e che lo spazio è aperto.
Pazienza di chi è nato e vive qui, di chi ha bisogno, di chi è arrivato e cerca di portare avanti un progetto. Pazienza di chi sta vedendo uno sviluppo, di chi si fa aiutare, di chi porta avanti un progetto in mezzo a mille difficoltà. Spazio aperto della savana, delle porte aperte dei villaggi e delle case, della gente, anche lei aperta. Di chi si apre uno spiraglio per passare o di chi si apre letteralmente a te.E se ci penso bene c’è una frase che riassume un po’ tutto questo: ce la disse Daniele, il nostro accompagnatore, la prima mattina a Kampala, cercando di spiegare il traffico umano della città, dove il marciapiedi si confonde con la strada, dove i semafori e le precedenze sono filosofie, dove può capitare che sia più il tempo in cui si sta in coda di quello in cui ci si muove. La frase è “Il contatto fa parte del movimento” ed era in mezzo ad un discorso molto pratico: serviva a spiegarci di non preoccuparci se la gente ci sarebbe venuta addosso, si tratta di una situazione normale in cui non è nemmeno necessario chiedere scusa. Ma questa frase mi ha fatto riflettere: non è che anche a casa, nella vita di tutti i giorni, il contatto fa parte del movimento? Sono arrivato a rispondermi di sì, che è proprio così e che tante, troppe volte, vado semplicemente a sbattere senza preoccuparmi di ciò che sto incontrando, senza tenere conto del contatto.
Probabilmente qui è più semplice, sono qui per guardare, conoscere, imparare: chissà però che insieme a volti ed esperienze io non porti anche a casa un diverso modo di vivere.
Siamo qui da dieci giorni e sono riuscito ad elaborare solo questo: ogni ora ci sono tanti stimoli di riflessione, ogni giorno ci sono così tanti incontri che è difficile scegliere qualcosa di cui parlare senza ridursi a fare un elenco. E ciò che sto vivendo non è un elenco. Non è un semplice spazio nella mia vita. Per questo lo terrò ancora un po’ confuso, perciò ne parlerò con calma una volta arrivato a casa; mi prenderò del tempo e proverò a trovare un contatto. Perché ci sia movimento e non solo un portare avanti la vita.
Ora ho fatto più confusione di prima. Ci sarà tempo di darle un ordine; il senso ce l’ha già.
Luca – Mede

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