Napoli è arte. Al Maschio Angioino le ‘Irrealtà visibili’.

Da sempre Napoli è ricordata per la sua bellezza e la sua passione per l’arte. Basti pensare le tante meraviglie presenti nella città partenopea. Nell’ultimo periodo, come si è già puntualizzato, la città è diventata meta per tanti turisti, diventando il palcoscenico migliore per tanti artisti.  Difatti, la città, in particolare il Maschio Angioino è stato scelto come location  per rendere visibile la sostanza del sentire interiore attraverso l’arte, grazie alla presenza di artisti che hanno accettato la sfida di dare forma concreta alla propria interiorità, ognuno attraverso la propria peculiare ricerca artistica. Un percorso introspettivo che dà vita ad una visione-racconto intimo, una voce che emerge dal profondo e rivendica un suo spazio visibile nel reale, ove nella soggettività dell’artista è concesso allo spettatore di ritrovarsi e ritrovarvi il proprio sentire, in contrapposizione con l’oggettività “comune”.  Questa iniziativa prende il nome di “Irrealtà visibili”. Organizzata dall’Associazione Nartwork, il cui vernissage è in programma venerdì 24 maggio 2019 dalle ore 17 al Maschio Angioino nella sede della Fondazione Valenzi, l’istituzione internazionale dedicata a Maurizio Valenzi, parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983. La mostra accoglie opere di 29 artisti contemporanei provenienti da 11 paesi ed ha ricevuto il patrocinio morale della Regione Campania, del Comune di Napoli, dell’Università “Suor Orsola Benincasa”, della Fondazione Valenzi ed il Matronato dal Museo Madre e rientra nel calendario di eventi del Maggio dei Monumenti. La collettiva, a cura di Rossella Bellan, Giulia Mazzilli e Antonietta Panico, è visitabile dal 24 maggio al 4 giugno 2019, nei seguenti orari: 10.00 – 13.00, 15.30 – 18.30. Chiuso la domenica. Ingresso gratuito.  Sono presenti nell’esposizione opere di Constantin Apostol “Lotsopa“(Romania), Santi Bonnici “Bonny”, Daniela Bussolino, Rosario Cacciapuoti, Cinzia Cannavale, Nicola De Luca, Daniela Delle Fratte “DiDiF”, Anna Di Maria, donPaco (Spagna), Eivor Ewalds (Finlandia), Liubov Fridman (Russia), Monika Hartl (Austria), Elke Hubmann – Kniely (Austria), Erich Kovar (Austria), Lorenzo Ludi, Traute Macom (Austria), Peter Mammes (Sud Africa), Elena Mariani, Benita Martin (Germania), Errico Mellone, Marta Melniczuk (Germania), Isabella Meloni, Benita Merkle (Germania), Susanna Nagy (Francia), Attila Olasz (Ungheria), Maria Rita Onofri, Britta Ortiz (Danimarca), Massimo Piro “Max Piro”, Gilda Pantuliano “Fluida”. Particolare attenzione per Gilda Pantuliano, salernitana, dopo il debutto a settembre 2018 ha ottenuto in pochi mesi una prestigiosa serie di riconoscimenti. “Ho scelto ‘Fluida’ – racconta – come nome d’arte. Questo perché mi sento parte del mio tempo, senza certezze, mutevole, costantemente alla ricerca di qualcosa d’altro, transitoria, fragile, inquieta, individualista. Appartengo a quella società che sfugge, in continuo cambiamento, nella quale tradizioni, legami stabili, regole, sono andate incontro ad una progressiva diluizione. una società liquida, come la definiva Zygmunt Bauman. Sia il mio linguaggio che la mia tecnica espressiva sono il frutto di questo modo di essere, e nei miei lavori il riferimento agli elementi primari è sempre presente, specie all’acqua, alla sua potenza generatrice universale. Al di là della motivazione e del messaggio ecologista, però, il mare di cui io parlo è anche e soprattutto il mio mare interiore, ‘il mare del non dicibile’ di Calvino. Qui dimorano le mie emozioni, che cerco di far emergere e trasmettere agli altri”. Gilda esordisce a settembre scorso nella digital exhibition “Mare Nostrum – Suggestioni dall’inconscio”, ad Amalfi, organizzata dall’associazione culturale ArtetrA di Veronica Nicoli in collaborazione con la Prince Group di Armando Principe.

Eclissi - La sacerdotessa, di Gilda Pantuliano © ANSA

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