NAPOLI , IL MOLO BEVERELLO : STORIA DEL PORTO DI NAPOLI

Il porto di Napoli è uno dei più importanti porti d’Europa, occupa la insenatura naturale più a nord del Golfo di Napoli e si estende per alcuni chilometri dal centro della città verso la sua parte orientale. La fondazione di Napoli e del suo porto si colloca certamente nell’ambito della colonizzazione greca; nel IX sec. a.C. un gruppo di navigatori di Rodi approdò sulle sue coste e tra il VII e il VI sec. a.C. fu fondata la colonia greca sull’Acropoli di Pizzofalcone. Nel 475 d.C. gli abitanti di Cuma fondarono Neapolis (città nuova) nella parte orientale della città originaria. Da scalo principalmente militare dell’epoca greco-romana, il porto di Napoli si aprì sempre più ai traffici marittimi assumendo importanza crescente. Fu sotto la dominazione normanna che il porto conobbe un periodo di grande splendore, tanto che nel 1164 entrò, unica tra le città marittime italiane, a far parte della famosa Lega della Compagnia, detta delle “Città Anseatiche”. Fu per Napoli e per il suo porto, quello della dominazione normanna, un periodo di successi nel campo marittimo e dei traffici. Ma fu con l’avvento degli Angioini, nella seconda metà del 1.200, in particolare sotto il regno di Carlo I d’Angiò, che il porto si ampliò, si arricchì di nuovi edifici e la città divenne la più popolosa e la più ammirata d’Europa. La fortificazione del porto e la costruzione di magazzini, di depositi e di fabbriche continuò sotto la dominazione aragonese ( 1400) e nel periodo del vicereame spagnolo. Bisogna arrivare al regno dei Borboni ( 1700) per vedere il porto affermarsi come uno dei più attrezzati, dei più forti a livello europeo e la città divenire una delle grandi capitali europee insieme a Parigi e a Londra. Fu, difatti, sotto i Borboni che l’Arsenale divenne un grande cantiere navale e che nel 1818, addì 27 settembre, la “Real Ferdiando I”, la prima nave a vapore del Mediterraneo, fu varata. Dopo il 1861 fu il declino. L’Unità d’Italia paradossalmente segnò negativamente la storia del porto che vide diminuire i suoi traffici e ridurre le sue attività. La ripresa arrivò ai primi del ‘900 grazie all’impegno di Francesco Saverio Nitti e dell’Ammiraglio Augusto Witting. Il fascismo, poi, puntò su Napoli come porto di collegamento con i possedimenti coloniali e lo dotò di nuove infrastrutture e di nuovi edifici come la Stazione Marittima, progettata nel 1932 dall’architetto Bazzani. Dopo la seconda guerra mondiale, il porto di Napoli divenne teatro del terribile e massiccio esodo di migliaia di italiani che da qui partirono per cercare fortuna in America. Dopo la seconda guerra mondiale, molti italiani partirono proprio dal porto di Napoli per cercare fortuna in America. Pur avendo negli ultimi dieci anni un andamento poco costante, negli ultimi due anni il dato è sempre stato in crescita, raggiungendo i 6.226.078 di passeggeri transitati nel 2010. Il traffico merci, invece, è stato per lo stesso anno, di circa 22 milioni di tonnellate con il traffico Roll-on/Roll-off transitato di poco più di 6 milioni di tonnellate. La maggior parte dei traffici si svolgono nei due moli più importanti e centrali: il Molo Angioino, destinato all’approdo delle navi da crociera, con la famosa Stazione Marittima (la più vasta del globo con i suoi 12 km quadrati di superficie e i 10 approdi per navi di grande e medio tonnellaggio) e il Molo Beverello, dove attraccano i traghetti e gli aliscafi che collegano Napoli con le isole del Golfo (Capri, Ischia, Procida). Essendo il porto situato di fronte al centro cittadino, molti luoghi di interesse storico ed artistico sono abbastanza vicini e raggiungibili a piedi: il castello Maschio Angioino, Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito con la Basilica, la Galleria Umberto I, le vie dello shopping come Via Toledo e Via Chiaia, il Municipio (Palazzo San Giacomo), il centro degli affari con gran parte degli uffici e molti alberghi cittadini, l’Università, ecc. È inoltre assai vicina la fermata della Funicolare di Piazzetta Augusteo, che consente di arrivare in pochi minuti al Vomero. Il Museo dell’emigrazione, nato nel 2005 ed in parte posseduto dalla Regione, ha sede all’Immacolatella Vecchia (ex capitaneria di Porto) è in attesa di riapertura.

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