NOCERA.” IL PD A NAPOLI SI E’ ISTITUZIONALIZZATO. TRE PROPOSTE CONCRETE PER RIPARTIRE E RECUPERARE.”

A Napoli il PD vive da anni una crisi gravissima, giunta ormai a livelli estremi.
La crisi ha origini e motivazioni complesse non tutte attribuibili a cause interne anche se una inefficiente e pavida direzione politica locale ha giocato il suo ruolo . Certamente la crisi napoletana si inquadra in quella nazionale e ne segue le logiche ma con particolarità significative.
La decadenza di Napoli da città operaia e produttiva a capitale della disoccupazione e del disagio sociale ha senz’altro influito. Le origini di questa crisi sono lontane e partono dalla decisione
dei governi di centro-sinistra di smantellare la significativa presenza dell’industria di Stato, dall’abbandono del porto ridotto quasi essenzialmente a terminal petrolifero,dal decadimento del
sistema scolastico che si traduce in un incontrollato fenomeno di abbandono scolastico nei quartieri popolari con una diffusione patologica e di massa dell’analfabetismo adulto..A S.Lorenzo,
secondo statistiche comunali, c’è solo il 3% di laureati ed il 65% ha una livello,di istruzione limitato alla terza media. Nè bisogna dimenticare la virulenza della Camorra ,la sua influenza sociale ,
la diffusione capillare dei suoi traffici illeciti che in certi quartieri assicurano la sopravvivenza degli ultimi.
In questo quadro sociale e politico che avrebbe richiesto una iniziativa,una presenza forte che ,superando i limiti di un meridionalismo ormai sorpassato ,affrontasse la crisi con
strumenti ed elaborazioni adeguate , la presenza e l’azione del PD è stata orientata alla soluzione di crisi interne a cui la città era assolutamente indifferente. Una direzione politica senza
autorevolezza il cui compito era soltanto quello di regolare lo scontro fra capi clan e comitati elettorali dei vari candidati. Un visione stupidamente miope che ci ha reso marginali ed isolati
proprio nei quartieri popolari ed operai. Leggete i risultati elettorali in particolare delle periferie Nord e occidentale e capirete:
Scampia 12,4%;Secondigliano 12,1%; S.Pietro a Patierno 10,2 %(!)
Nè può essere di qualche consolazione il fatto che la città col suo 23,29 % rientri nella media nazionale . E’ la disaggregazione del dato che rivela il dramma della nostra situazione. Dalla crisi non è nemmeno esente la nostra organizzazione giovanile il cui limite è quello di essere un ghetto universitario senza contatti nè conoscenza della drammatica realtà giovanile napoletana .Dei
giovani napoletani , dei loro problemi e dei loro bisogni i giovani del Pd non solo ignorano tutto ma non fanno niente per superare questi limiti. Sanno tutto dell’Erasmus e del Gay pride e
assolutamente niente della condizione di precariato sotto pagato della grande maggioranza della gioventù napoletana sottoposta ,per il suo degrado alla fascinazione della Camorra.
Per essere chiaro: ricordo al Pd che nell’universo giovanile napoletano gli universitari sono solo il 6 % circa . L’altro 94% è abbandonato a sé stesso o all’influenza della destra, molto attiva in
questo campo. Forse un’analisi puntuale del voto giovanile chiarirebbe molte idee. Il vero dramma del PD ,a Napoli , è la sua istituzionalizzazione . Le nostre rappresentanze consiliari,
municipali ,regionali , nazionali ed europee agiscono in modo autonomo come corpi separati , senza collegamento col partito che ,d’altronde , non fa niente per imporsi . Se il segretario
provinciale dovesse ,per avventura ,convocare ad esempio, i consiglieri comunali per concordare una qualche iniziativa state sicuri che non si presenterà nessuno. Questi personaggi ragionano
nella logica : I voti sono miei e ne faccio ciò che voglio. I rapporti dei circoli con le rappresentanze municipali non esistono . Una volta eletto costoro nemmeno si fanno vedere nella sede
territoriale. Rammento, per inciso, che fu proprio questa condizione – prevalenza degli eletti sulle strutture territoriali- a portare il PSI all’estinzione.
​CHE FARE?
Una diagnosi , anche severa, delle difficoltà del PD e della città metropolitana è abbastanza facile essendo notissime le condizioni e le cause del degrado del PD e del territorio. Altro è il discorso
del che fare . Fermezza di propositi, padronanza dell’analisi, capacità prospettiche e saldezza di comando sono , a tale scopo, necessità essenziali. Le questioni fondamentali per il PD napoletano sono quelle del lavoro, della dispersione scolastica , del degrado della città e del deterioramento dei rapporti col mondo del lavoro e dell’ampliarsi dell’area asrensionista.E’ necessario affrontare gli
argomenti per temi. Se le sedi della crisi politica del PD sono le periferie Nord e Occidentale è ad esse che bisogna porre primariamente attenzione ,a
) Convocare a Scampia una Convenzione aperta al contributo diassociazioni, sindacati,parrocchie per discutere insieme di quel dramma, capire le ragioni dell’astensione giovanile di massa ed
insieme, con la presenza e la partecipazione del PD, affrontarne le soluzioni impegnando in questa impresa le nostre energie migliori, sopratutto giovani ;
b)
Preparare e convocare entro settembre una convenzione pubblica sul dramma del TPL, coinvolgendo sindacati e mondo accademico mettendo al centro la chiusura di ANM e CTP ormai
marcescenti e ,profittando della scadenza della concessioni ,mettere a gara il Servizio , con gara europea che contenga , come condizione obbligatoria, la tutela dei livelli occupazionali e della
anzianità di servizio dei lavoratori ed il rinnovo totale del parco rotabile;
c)
Attivare in ogni quartiere incontro o assemblee pubbliche con i cittadini per discutere il fenomeno della dispersione scolastica, col contributo di associazioni del genitori e del personale insegnante;
d)
sostenere apertamente ,con prese di posizioni pubbliche degliorganismi di partito , ai vari livelli, le iniziative dei sindacati
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