PD NEL CAOS. MARCO MINNITI SI RITIRA:”IL MIO E’ UN GESTO D’AMORE PER IL PARTITO.” LE MOSSE DI RENZI.

Manca una settimana al 12 dicembre, termine ultimo per la presentazione delle candidature al congresso del Pd, e il partito è nel caos totale. Ci sono tanti modi per descriverlo, ma il tramonto del Partito democratico ormai è una certezza. Marco Minniti, che già aveva segnato una cesura imponendo politiche di destra a un partito teoricamente di sinistra, si è ritirato dalla corsa alla segreteria del partito: Renzi infatti non lo sostiene, sta già pensando a un suo partito personale che punterà a vampirizzare anche qualche pezzo di Forza Italia per riformare una Democrazia cristiana 2.0.La decisione di Minniti era nell’aria da tempo. La conferma è arrivata dopo l’incontro, avvenuto nel pomeriggio, con Luca Lotti e Lorenzo Guerini. I due parlamentari hanno ribadito il sostegno dei renziani alla candidatura di Minniti alle primarie, ma non è servito a placare il malessere dell’ex ministro dell’Interno, secondo il quale Matteo Renzi è stato troppo freddo nei suoi confronti nelle ultime settimane. Marco Minniti ha ritirato la sua candidatura a segretario del Partito Democratico. Ex ministro dell’Interno, Minniti aveva annunciato la sua decisione di candidarsi con un’intervista a Repubblica, dopo mesi di incertezze; l’ha ritirata, dopo diciotto giorni, con un’altra intervista a Repubblica. «Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie», ha detto Minniti al giornalista Claudio Tito. «Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere. Il mio è un gesto d’amore verso il partito».

Bisogna attendere il 12 dicembre dunque per sciogliere ogni dubbio e capire una volta per tutte chi sarà a partecipare alle primarie del Pd. Ma alla fine di tutto ci potremmo ritrovare – al netto dei nomi e delle sigle – in una situazione simile a quella che c’era prima della nascita del partito 11 anni fa. Un partito – il Pd – simile ai vecchi Ds, guidato da Nicola Zingaretti e che vedrebbe anche il ritorno di gente come Bersani. E un altro, quello di Renzi, più centrista, simile alla vecchia “Margherita”.

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