M.SANTANGELO:”BASSOLINO INEGUAGLIABILE ESPERIENZA POLITICA, CORAGGIO ED ENTUSIASMO”

Il sei marzo si vota per le primarie. Non votare perché si è stanchi e distaccati (non oso dire nauseati) dall’attuale politica del PD rappresenta un legittimo sentimento ma una pessima soluzione. Rinunciare ad esprimere il proprio consenso significa, comunque, avvantaggiare il candidato che nel parterre dei concorrenti, si considera il peggiore. Il non voto non è una scelta; e’ l’accettazione rassegnata  di una situazione negativa alla quale si decide di cedere ed assuefarsi. Se al peggio non vi è mai fine restare immobili e passivi rappresenta il peggio.  Vi sarà pur qualcuno che, meglio degli altri,   apra alle nostre aspettative?  Andare a votare   permette, inoltre, di far valere il voto di opinione su quello dell’apparato che ha dimostrato l’asservimento a logiche clientelari, la dipendenza (a differenza di Milano) dagli organismi centrali ed il ruolo che una tattica stantia di clientele, ancora gioca nella nostra regione.  In un momento in cui nei partiti prevalgono lobbies e consorterie,  l’espressione del voto libero,  da’ alle primarie un senso di presenza e di volontà di contribuire al cambiamento. Come diceva Gaber “la libertà non e’ stare a guardare ma è “partecipazione”.  Votare in numero elevato , inoltre, riduce la probabilità  di eventuali brogli perché più e’ alto il numero dei votanti e minore è l’incidenza  di eventuali voti “fasulli”. Non va dimenticato, inoltre, che  l’astensione non impedirà la nomina del nuovo Sindaco ed il rischio che ad essere eletto sia la persona più lontana   politicamente, e’ grave.  Una città che ha estremo ed urgente bisogno di ristabilire una vivibilità sempre più compromessa, non può consentirsi il lusso che i suoi cittadini, seppur sdegnati, l’abbandonino al suo destino. Esprimere la propria volontà, inoltre, non rappresenta solo il diritto di chi si sente ancora un  uomo libero ma costituisce un dovere civile perché la mancanza di ogni espressione di consenso o di dissenso finisce col penalizzare anche il  vicino che spera  ancora nei valori della libertà, della  solidarietà e del progresso.

In questa logica la scelta del candidato e’ importante. Lo scontro (perché ormai di scontro si tratta) tra Bassolino e la Valente riproduce la distanza che ormai separa i partiti dalla società. Da un lato vi è l’apparato che, nonostante gli apparenti cambiamenti, riproduce tutte le sue liturgie fatte di correnti, cacicchi, clientele, consorterie e che risponde a regole o criteri che, nel nome del nuovo e del rinnovamento vede le Istituzioni più come centri di potere che come strumenti di governo.  Dall’altro vi è la società, che meno articolata sul piano organizzativo, guarda alla Istituzione con un interesse maggiormente rivolto  al benessere della collettività. Non vi è dubbio che Bassolino, nonostante le critiche, oggi risponda meglio a questo profilo.  L’idea di cambiamento radicale proposto dalla Valente trova enormi difficoltà ad essere compresa. Chi la propone si presenta come innovatrice di un sistema che ha contribuito, nel bene e nel male, a sostenere. Attraverso differenti livelli di impegno istituzionale, nonostante la giovane età, e’ sulla scena politica da circa venti anni, rivestendo anche alcuni di quei ruoli  che oggi, con dialettica veemente, vorrebbe travolgere. Bassolino appare molto più sereno; carico di una ineguagliabile esperienza politica, con l’entusiasmo di chi è convinto delle proprie ragioni e ammettendo alcuni suoi errori politici  (si badi bene “politici” e non “giudiziari” perché l’uomo è stato assolto da tutte le accuse) e si ripropone al ricoprire un ruolo che ha svolto senza alcun dubbio con grande capacità. Nella veste di sindaco, ha operato bene tramandando tangibili testimonianze delle sue realizzazioni ma ancor di più sostenendo la cultura e  rilanciando nei napoletani l’orgoglio di appartenenza. Ma non è sul passato che lui gioca il futuro della città. L’entusiasmo, il coraggio, la forza e le idee non gli mancano ed è pronto, sotto la spinta della sua passione politica,  a rischiare in prima persona nell’interesse della città.  Bassolino non sfida il PD ma compete con gli altri partiti perché la sua battaglia è concentrata su palazzo San Giacomo. Per questo motivo per chi crede veramente che la forza del nuovo non è appannaggio dell’anagrafe ma è la conseguenza della  freschezza delle idee (che, come ricorda Camilleri, non hanno età) è importante andare a votare.
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