Quando il gioco diventa arte, Daniel Buren al Madre

Dal 25 aprile fino al 31 agosto, al museo Madre di Napoli, è possibile ammirare l’istallazione del francese Daniel Buren in collaborazione con l’architetto Patrick Bouchain e col Musée d’Art Moderne et Contemporain di Strasburgo, a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola, intitolata “Come un gioco da bambini”.

Questo è solo il primo di vari progetti che, in occasione dei primi dieci anni di attività del museo Madre, saranno commissionati all’artista francese, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, nel 1986, per il miglior Padiglione nazionale.

Buren mette da parte la pittura nel corso degli anni Ottanta dedicandosi alle istallazioni. Le sue opere non esistono fuori dal contesto spaziale e temporale in cui sono state concepite. Tale attitudine si riassume nel concetto di in situ che esprime la natura del rapporto tra l’opera d’arte in sé e il luogo in cui essa è realizzata. Proprio per tale motivo la maggior parte delle sue creazioni viene distrutta dopo la presentazione.

L’arte di Buren, dopo una personale al Museo di Capodimonte nel 1989, torna a Napoli.

Al piano terra, la sala Re_PUBBLICA Madre ospita l’istallazione, un insieme di figure geometriche bianche, nere, colorate, spazi e forme di fröbeliana memoria in cui il ruolo del gioco assume una dimensione paradigmatica rispetto a tutti i processi e le manifestazioni umane.

Se la sacralità dell’arte e l’ambiente di un museo possono declinarsi in una dimensione ludica, allora anche nel quotidiano si può aspirare ad un rinnovato atteggiamento fanciullesco verso la realtà, fatto di una ritrovata curiosità e capacità di stupirsi, ben lungi dall’essere infantili.

Le forme e i colori di Buren amplificano la percezione senza alterarla. La sua arte si caratterizza come un crogiolo di impulsi che non deformano la realtà e l’ambiente circostante ma ci fanno avvicinare ad una visione più concreta e pragmatica.

Fantasia e mondo reale diventano una lo specchio dell’altro, fondendosi e fornendo soluzioni che possiamo comprendere soltanto osservando con occhi da bambino e che spesso, per pigrizia o staticità, sfuggono a noi adulti.

 

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