Raia: «Pronti a federarci con NCD per la svolta in Campania»

«Noi siamo i ribelli».  Paola Raia è come sempre combattiva. E a chi li apostrofa “consentiniani” ribatte con orgoglio: «Direi piuttosto ribelli. Sì, ci definiamo proprio così, anzi vorrei ricordare che la storia ci insegna che i ribelli sono sempre stati coloro che agivano stando dalla parte della ragione. E sono fiera di ciò, perché un giorno i miei figli potranno dire che la loro madre si batteva per qualcosa di giusto. Piuttosto loro da che parte stanno? Chi sono, con chi si schierano?»

“Loro” sono gli altri consiglieri della maggioranza, ciò che resta del gruppo del Pdl, frantumato in Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra, e della larga coalizione che ha candidato e sostenuto Stefano Caldoro nell’ormai lontano 2010.

Dopo 4 anni il centrodestra appare imploso, si intrecciano vicende nazionali e locali e la  conseguenza diretta è lo stallo dei lavori del Consiglio, a rischio, ad ogni seduta, di mancanza di numero legale, con un ruolo determinante spesso dei 7 consiglieri di Forza Campania, tanto che, ancora in queste ore, continuano gli appelli a ricucire lo strappo per approvare provvedimenti importanti, come le norme di tutela del paesaggio all’ordine del giorno dell’Aula di venerdì prossimo.

Forza Campania però non arretra, anzi la settimana prossima inaugurerà la sede a Napoli e renderà noto il simbolo con il quale si presenterà alle elezioni amministrative di maggio.

Paola Raia è la capogruppo dei ribelli, cioè di Forza Campania, e non è affatto morbida nei confronti di Caldoro. E’ d’accordo invece con le critiche sollevate dal Presidente del Consiglio, Paolo Romano,  soprattutto con la necessità di una inversione di marcia, e  manda così un messaggio chiaro: «Siamo pronti a federarci con il Nuovo centrodestra per imprimere una svolta all’azione di governo della Regione.»

Siamo ormai quasi  a fine mandato. E’ tempo di bilanci.

Guardi io sono convinta che si poteva fare di più e meglio. C’erano tutte le condizioni. Eravamo partiti con il piede giusto. Invece l’Amministrazione regionale ha di fatto abdicato all’attività legislativa per trasformarsi in un centro di potere che si autoalimenta. E sono emerse tutte le difficoltà.

Parole pesanti, ci faccia qualche esempio

Una Regione che sappia programmare e pianificare interventi davvero incisivi nei settori di propria competenza, dalla sanità all’ambiente, dal turismo al terziario, all’innovazione tecnologica, alla sicurezza al welfare può essere uno strumento potente per operare sul territorio in maniera qualificata. Noi avevamo tutti questi strumenti ma è stata compiuta una scelta diversa.

 Quale?

Caldoro è stato fortemente  sostenuto da un ampia coalizione alle elezioni regionali e ha vinto grazie a questo sostegno. In questi anni però una parte è stata penalizzata e con essa la politica e l’ambizione di governare e portare avanti le riforme necessarie. Sarò ancora più esplicita. Non è possibile assistere ad una, due, tre persone che fanno il bello e il cattivo tempo e decidono tutto, mentre una parte sostanziale della coalizione viene sistematicamente penalizzata. Occorre un cambio di rotta radicale.

Ma Caldoro ha detto no ad un rimpasto. Quindi?

Guardi chiariamo subito. Noi non chiediamo poltrone. Qualcuno ci ha dipinti così, ma non è vero. Noi siamo convinti che occorre restituire il governo della Regione alla politica, con la P maiuscola. Non ci interessano i nomi, basta che siano coinvolti nell’ azione di governo i consiglieri eletti dai cittadini. E, tra l’altro, proprio per questo, abbiamo chiesto a Caldoro di azzerare i compensi degli assessori, così da riportare l’attività di amministratore regionale alla più nobile ed elevata funzione di una politica fatta al servizio della cosa pubblica. Siamo sicuri che il governatore, così attento alle politiche anti-spreco, non possa che essere d’accordo con noi. Siamo uno dei Consigli regionali più virtuosi d’Italia. La Giunta segua il passo del Consiglio. E’ già un mese che in Conferenza dei capigruppo richiedo una seduta monotematica del Consiglio che discuta l’applicazione della legge Campania Zero. 

 Ma quindi occorre secondo Lei ridimensionare la presenza dei tecnici in giunta?

Sì. Insisto la politica deve tornare centrale. Non è possibile governare con una giunta composta a stragrande maggioranza di tecnici, esautorando il Consiglio dal ruolo legislativo e propositivo sui gravi problemi che vive la nostra regione. Non  a caso, oltre alla discussione su Campania Zero, ho chiesto ad esempio una seduta monotematica sulla sanità.

 Ma non è tardi chiedere un cambio ora?

Non ci siamo svegliati ora. Sono due anni che chiediamo invano, anche con documenti scritti, una presenza politica più forte e rappresentativa della coalizione e dei territori in Giunta. Tra l’altro vorrei ricordare che un documento politico fu firmato anche dall’attuale coordinatore regionale di Forza Italia. Insomma, noi non ci siamo inventati nulla. Il nostro è un malcontento antico che riguarda il Consiglio, la Giunta e il rapporto tra la maggioranza e l’esecutivo e che ha portato alla nascita di Forza Campania.

In quest’ottica avete annunciato un patto federativo con Paolo Romano e il nuovo centrodestra?

Sì. La posizione di Ncd, espressa dal presidente Paolo Romano, sulla necessità di un accordo di fine legislatura, è la stessa che anima il nostro gruppo e che, nel gennaio scorso, ha portato alla sua costituzione. Di fronte a una riflessione comune e, soprattutto, nell’ottica di rilanciare finalmente l’attività politico-amministrativa della Regione, un «patto di consultazione« tra Forza Campania e Nuovo centrodestra rappresenterebbe una convincente e autorevole risposta politica al clima di immobilismo che, a un anno dal ritorno alle urne, vive l’amministrazione regionale. Nuovi obiettivi e una nuova squadra per raggiungerli sono le condizioni imprescindibili per proseguire questa legislatura. Sarebbe l’avvio di un percorso congiunto che, nascendo nell’ambito del Consiglio regionale della Campania,  potrebbe poi maturare ed evolversi in vista delle prossime elezioni amministrative».

Le polemiche e le dinamiche politiche dentro Forza Italia non c’entrano nulla con la vostra scelta di costituire un gruppo autonomo?

 No, io continuo a sentirmi parte integrante di Forza Italia. D’altronde ancora nessuno mi ha cacciata, non c’è un congresso, non ci sono regole che non ho rispettato. Certo sono completamente in disaccordo con l’elenco dei nominati che ho letto dai giornali. Non vedo alcun collegamento con le realtà territoriali, né una riflessione politica su come abbiamo governato finora e su quello che occorre fare. Ma mi conforta il fatto di non essere la sola a fare queste considerazioni. Il coordinamento campano alla fine è diventato una struttura pesante nella quale si sono opportunamente spartite le poltrone, accontentando tanti pezzi e confermando la penalizzazione di una parte significativa che negli anni passati ha portato alla vittoria il centrodestra  in questa regione, senza una capacità e una volontà di sintesi unitaria.

Non pensa che così si danneggia la coalizione e aumenti il distacco con i cittadini?

 Noi non abbiamo mai perso il rapporto con i cittadini. Anzi, noi ci preoccupiamo dei cittadini, non delle poltrone. A differenza di chi, in questi anni, ha pensato di non disturbare il manovratore e di stare vicino a colui che oggi lo può giovare. Ma domani, chiedo?

Lei è la prima capogruppo donna in un Consiglio che, grazie alla riforma della legge elettorale, in questa legislatura è stato fortemente segnato dalla presenza femminile. Ed è anche al suo primo mandato. Come ha vissuto questa esperienza?

Per una donna è sicuramente più faticoso svolgere l’attività politica e di rappresentanza in Consiglio perché devi lavorare di più dei colleghi maschi, talvolta devi sgomitare per uno spazio che tendono sempre a non darti. Da una donna tutti si aspettano di più e soprattutto c’è un giudizio più severo su ciò che fa. Da questo punto di vista c’è ancora molto da lavorare. Le faccio un solo esempio. Io sono venuta in Consiglio in gravidanza sino a tre giorni prima del parto. All’epoca ero Presidente della Commissione Agricoltura e ho puntualmente convocato le sedute della commissione, senza farne saltare nessuna. E sono stata pure attaccata. Il collega maschio che è venuto dopo di me non ha convocato la commissione per mesi e nessuno ha detto una parola.

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