RENZI, IL BASTONE E LA CAROTA!

di Samuele Ciambriello. Matteo Renzi in Campania, dopo otto mesi, non si fa tirare per la giacca dai problemi irrisolti del suo partito, tende una mano a Vincenzo De Luca, una “photo opportunity”, non rilascia dichiarazioni alla stampa, usa il pugno di ferro con il partito napoletano commissariando le sezioni di Giugliano ed Ercolano. Agli operai Indesit promette di salvare il posto di lavoro, regala qualche sorriso ai suoi vassalli che lo vanno ad accogliere e poi dà una lezione di politica, dopo aver portato a casa, con bravura, l’appoggio di Obama.
“Pompei è il segno dell’Italia che cambia. Sono estasiato, la cultura è l’anima del nostro Paese. Dobbiamo avere la consapevolezza che chi ruba non soltanto ruba un pezzo di paese, ma vuole rubare un pezzo di futuro e merita una pena doppia”, così il suo esordio. Si sente che è caricato dall’incontro con Barack Obama; arriva presto, dopo una nottata trascorsa sorvolando l’Atlantico.
Poi arrivano le piccole scosse sui fatti e misfatti locali, sulle  miserie politiche del PD campano.
Dopo le roventi primarie, spostata la data quattro volte, legittima con una foto ed una stretta di mano la cavalcata dell’irriducibile ed intransigente sindaco di Salerno.”Riparte  dal Sud il paese che cambia” dice offrendo allo stesso lo slogan della campagna elettorale. E poi celebra Villa dei Misteri, dopo che ha cercato di dipanare i misteri dolorosi del suo partito.
Un partito balcanizzato, sotto pressione anche a Pomigliano d’Arco, Castellammare. Un partito che vuol far scendere in campo tanti sindaci, ma la doppiezza farisaica dello stesso li sta invitando a fare marcia indietro.
Un partito volenteroso ed appassionato che fa le Primarie, mentre i suoi dirigenti, dietro le  quinte, lo fanno a pezzi.
Renzi, che è consapevole dello stato d’arte e delle debolezze dei suoi “renziani locali”, è cosciente dell’aria che tira, ma non sembra avere amara prontezza di quello che sta per accadere con le candidature alle Regionali.
C’è bisogno di liste credibili, autorevoli e pulite.
Un assalto familiare, familistico, di caccia al posto, di “conversioni” sulla via di Santa Lucia, di integrati al sistema e al vincitore, di integralisti che usano il loro sostegno pubblico a De Luca per fare e disfare, per promettere e censurare.
A Renzi e ai renziani doc conviene che esista una opposizione credibile a loro, le tentazioni peroniste non aiutano il partito.
Ha scelto il profilo istituzionale in questa sua visita e ha fatto bene. Ma lui è il segretario del partito e deve far funzionare il partito nella sua collegialità e nei suoi gruppi dirigenti eletti democraticamente.
L’interresse vitale in gioco è la Regione, dei cittadini, il bene comune dei cittadini e non gli interessi di questo o quello, o l’interesse del consenso elettorale, del partito.
Ormai non si parla più di De Luca nelle maglie della legge Severino, si comincia a parlare di problemi reali, della Campania travolta dalla crisi sociale ed economica. La Campania dove ci sono altri 16mila posti a rischio. È lunga e dolorosa la ferita della crisi. Tutti in campo sì, ma verso dove? Perché solo lo stupore non guarisce le ferite! Ci vogliono strategie e risorse.

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