RENZI OGGI SI DIMETTE,AVVIA IL CONGRESSO,E NON HA PAURA DELLE ELEZIONI ANTICIPATE A SETTEMBRE.LA MINORANZA CHE COSA FA?

’Europa spaccata e immobile, il vento di destra, da Marine Le Pen in Francia, fino agli Usa con Donald Trump che sta pericolosamente cambiando gli equilibri precari del mondo, “è con tutto questo che noi dobbiamo fare i conti”. Matteo Renzi nei giorni scorsi, durante i suoi incontri con i pochi fedelissimi, ha insistito più volte su questo. Ecco perché, dice, c’è bisogno di dare all’Italia un governo forte, con un programma di lungo respiro, in grado di presentare una legge di Bilancio che non sarà leggera, ma a quel punto più autorevole anche a Bruxelles con cinque anni davanti. Da qui, dicono i suoi, nasce la convinzione che si dovrebbe andare a elezioni a giugno, dopo primarie di coalizione e dunque con una legge elettorale ad hoc. Renzi è convinto che il tempo ci sarebbe se ci fosse una volontà politica. Questo il punto.

Ma le variabili in campo sono tante, troppe, come le resistenze, in Parlamento e al Colle. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, non ha nascosto la sua preoccupazione per un’accelerazione: vanno armonizzate le leggi elettorali di Camera e Senato, come la stessa Consulta ha indicato, quindi difficile immaginare di andare al voto con le sentenze della Consulta così come sono. Renzi, dunque, sa che dovrebbe fare una forzatura a cui molti fanno resistenza. Ecco perché nella direzione di oggi, con buona probabilità, indicherà sì questa opzione, che per quanto lo riguarda resta la via maestra, ma calerà sul tavolo la propria disponibilità a dimettersi da segretario e dare il via al congresso da fare ad aprile, per provare, se possibile, ad andare al voto a settembre, altrimenti se ne parla a febbraio. Ma almeno avrebbe la legittimazione dai gazebo e a quel punto si fermerebbe il tiro al bersaglio. “A me va bene qualunque cosa l’Assemblea deciderà, l’importante è individuare un percorso e andare avanti, senza più polemiche”, è stato il suo ragionamento lasciando il Nazareno nei giorni scorsi. Nel frattempo ha continuato a sentire tutti, chiedere pareri, testare umori. Poi, come al solito, deciderà da solo.

Sa bene che l’ipotesi di un congresso ad aprile, in tempi ristretti, significherebbe la rottura con la minoranza, Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani sono stati chiari. “Quando ho proposto io il congresso, dopo il referendum hanno detto no, poi lo hanno chiesto, ora che dico “ok facciamolo”, chiedono che si svolga a scadenza naturale. La verità è che qualunque cosa io proponga da loro arrivano soltanto no”, è stato lo sfogo.

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