Renzi tra i pensatori globali ma sulla fiducia

Un riconoscimento più sulla fiducia che dovuto ad azioni concrete già realizzate e un incoraggiamento ad andare avanti. Il premier Matteo Renzi è stato inserito nella lista dei “Top 100 Global Thinkers” compilata annualmente dalla rivista Foreign Policy. Il segretario del Partito Democratico figura nella categoria dei “decision-makers” cui fanno parte, tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro indiano Narendra Modi. La motivazione? «Aver scalzato la politica del bunga-bunga». Aver aperto una fase nuova, portato aria fresca nelle stanze ammuffite della politica, aver immesso nelle istituzioni italiane volti e nomi nuovi, provato a rinnovare la classe dirigente dando spazio a una generazione di 30-40enni altrimenti relegati al ruolo di semplici spettatori delle scelte altrui. Nella menzione dedicata a Renzi, la redazione di Foreign Policy ricorda anche la sua giovane età, il proposito di rottamare il vecchio ordine italiano e le resistenze che il premier sta incontrando dentro e fuori il Parlamento, dentro e fuori il suo partito, alla cui testa è arrivato con un’autentica prova di forza che dalla Leopolda lo ha portato a prendersi la segreteria e Palazzo Chigi. «Se resisterà nel suo incarico – è la profezia di FP – sarà la speranza migliore per sollevare l’Italia dalla peggiore recessione economica dagli anni ’30».

Oltreoceano il premier italiano quindi continua a godere della fiducia degli osservatori, ma pure di Obama che in Australia in occasione del summit G20 ha confermato il sostegno americano a Renzi nella sua battaglia contro l’austerity tedesca in Europa. Anche in Italia in realtà il premier gode ancora di una fiducia diffusa e importante che gli permette di andare avanti o provare quanto meno a farlo. Nonostante i sondaggi diffusi nel weekend abbiano ringalluzzito i suoi oppositori, i dati raccontano di un segretario del PD che continua a essere protagonista incontrastato del panorama politico italiano, unico vero leader sulla piazza, una sorta di uomo solo al comando che gli avversari dopo nove mesi di governo sono costretti a rincorrere. Appannata la figura di Beppe Grillo, che si sta rivelando più un animale da campagna elettorale che un riferimento stabile per il suo elettorato, solo il leghista Matteo Salvini esce bene dalle vicende politiche degli ultimi tempi e vede crescere l’attenzione attorno a sé. Se Forza Italia, secondo Ipr Marketing, è intorno al 14%, Fratelli d’Italia e il Nuovo Centrodestra oscillano tra il 3 e il 4%, la Lega tra il 10 e l’11%. E non va meglio ai sindacati, la cui autorevolezza vacilla già da diversi anni, che non vanno oltre il 15% della fiducia degli italiani. In questo quadro il PD ne esce comunque bene: Swg rileva un calo di consensi per Renzi che si potrebbe considerare fisiologico, ma dovuto pure al perdurare della crisi e al macchinoso avvio delle riforme per cui agli annunci, comunicati con chiarezza e fermezza, non sono seguite risposte concrete ai problemi del Paese. Nonostante questo, il premier gode della fiducia del 48% degli italiani (in estate era arrivato sull’onda del successo alle Europee al 56%). Mentre il PD viaggia tra il 36 e il 37% e la notizia è che tale percentuale resterebbe grossomodo invariata anche se il partito comunità di Renzi dovesse aprirsi al centro, perdendo una parte della sua sinistra. A proposito di sinistra, infine, un eventuale partito fatto dai fuoriusciti democratici e da Sel potrebbe prendere il 9% delle preferenze.

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