Riforma della scuola. Arturo Scotto risponde a Renzi: «solo annunci»

«Partiamo da una premessa: al momento non c’è nessuna carta scritta. Ci sono interviste, retroscena dei giornali, annunci roboanti di rivoluzioni in corso ma al momento non c’è il provvedimento ne ci sarà il 29 quando, al consiglio dei ministri, Renzi annuncerà solo le linee guida della riforma della scuola». Dopo il tweet che aveva annunciato la carica contro il Premier, Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di SEL, torna sul tema della riforma della scuola e lo fa analizzando i passaggi chiave degli annunci fatti in questi giorni da Matteo Renzi e da Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione.

«La scuola è un mondo sensibile – continua Scotto – sia dal punto di vista della quantità delle persone che lavorano in quel mondo sia dell’impatto che la scuola ha rispetto alla vita concreta di milioni di cittadini. Per questo motivo bisognerebbe evitare di far prevalere l’urgenza degli annunci rispetto alla concretezza delle cose da fare. Una cosa è certa, bisogna rilanciare la scuola pubblica».

In che senso?

«Innanzitutto, dalle parole del Ministro sembra che non ci sia una distinzione molto netta tra scuola pubblica e paritaria. Questo è un elemento di preoccupazione molto forte che abbiamo. Poi occorre trattare il tema delle risorse. Se è vero che non ci saranno tagli, quanti sono i fondi per rilanciare la scuola? Solo quelli legati a stabilizzare una parte del personale precario?»

A proposito di personale precario, il Premier ha annunciato che stabilizzerà centomila insegnanti.

«È un passo importante, anche se non c’è nessuna novità assoluta: è semplicemente la necessità di fare entrare in pianta organica quei docenti che non sono entrati in ruolo nel corso degli ultimi cinque anni a causa del blocco del turn over. Però, considerando che la scuola eliminerà i supplenti che sono circa quattrocentomila, c’è una disparità di trecentomila insegnanti».

La Ministro, durante l’incontro di Cl, ha parlato anche di scuole di formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti.

«Non è nulla di particolarmente nuovo, è un qualcosa annunciato ciclicamente. Intanto vorremmo un chiarimento sul tema degli sponsor nelle scuole. Si potrà pensare che sembra la nostra posizione critica sia un’operazione di carattere ideologico, ma l’ingresso dei privati nella scuola pubblica è già un ossimoro. In nessuna scuola d’Europa i privati stanno nelle scuole pubbliche».

Che modello di riforma propone SEL?

«La riforma dovrebbe avere un tema di fondo: rilanciare il sistema paese costruendo sulla conoscenza, la scuola, l’università e la ricerca. Noi siamo il paese nel quale le Università pubbliche e anche quelle private, nelle graduatorie internazionali, non sono considerate tra quelle più appetibili, più innovative, tra le migliori. Il tema è rilanciare questo, perché siccome non possiamo competere nel mercato globale sui costi, dobbiamo immaginare di competere sulla conoscenza, sul know how, sul sapere. Per rilanciare questa caratterista dobbiamo investire. Il messaggio è proprio questo: non si fanno riforme a costo zero».

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