ROSTAN:”L’INIZIATIVA ROMANA CON PISAPIA E BERSANI.FORTE NEI TEMI,DIALOGANTI NEI TONI.”

La manifestazione di sabato 1 luglio a Roma, voluta da Giuliano Pisapia, quando tutto sembrava precipare verso le elezioni anticipate e poi opportunamente lasciata in campo, ci segnala, secondo me, alcune cose su cui vale la pena avviare una riflessione.
La prima è che l’iniziativa è riuscita. Non era scontato. La data di luglio, il caldo, la difficoltà a portare le persone in piazza. Invece, quello spazio si è riempito, anche mediaticamente è passato un sentimento unitario e costruttivo, non rancoroso, finalizzato ad essere utile al Paese e non distruttivo.
Una iniziativa riuscita che ci conferma quello che molto di noi già sanno e sentono, quotidianamente. E cioè che c’è un desiderio diffuso di partecipazione, soprattutto a sinistra. C’è voglia di più politica non di meno politica. Certo, esiste una crisi della rappresentanza, dell’intermediazione, dei partiti classici, una crisi dello strumento. Ma non una crisi della politica.
La ricerca comune, il cammino insieme, le domande e le risposte, che poi sono le grandi ansie della politica, le grandi spinte della militanza, ci sono tutte e sono in campo, soprattutto tra la nostra gente. Sta a noi trovare un linguaggio giusto, offrire le sensazioni positive di un impegno che va in una direzione differente. Io credo che lo spazio esista e anche che lo stiamo percorrendo in modo giusto, cioè con la misura necessaria.
La seconda cosa importante della manifestazione di sabato sono i temi che secondo me sono centrali nei pensieri del nostro popolo. Occupazione, equità, diritti. In sostanza, la giustizia sociale.  La questione sociale.
Ho la sensazione che la nostra gente ci chieda radicalità sui temi, non sulle tattiche. Estremismo sui contenuti non sulle persone. E’ un tempo, questo, dove funzionano, io credo, i temi forti, che parlano ai bisogni veri, e sui temi forti è giusto dare la sensazione di nessuna mediazione, cioè di una ostinazione nel perseguirli. Parlare di sigle, di alchimie, di alleanze, di responsabilità, di nomi, di veti, di bandiere ha meno efficacia, appassiona meno di quanto invece non siano capaci di fare, in questa fase, i temi forti della giustizia sociale, del lavoro, dei salari, dell’equità, dei diritti.
Noi siamo progressisti. Quindi non guardiamo al passato. I progressisti, per loro natura, guardano avanti. E noi dobbiamo sempre guardare avanti. Non dire, per esempio, perché ce ne siamo andati. Basta. Ormai è fatta. Dobbiamo dire dove vogliamo andare. Dove vogliamo portare le nostre battaglie, le nostre idee. Dove vogliamo portare il Paese.
Io credo che dobbiamo costruire una piattaforma forte sui temi, guardando per esempio ad esperienze internazionali significative come quelle di Corbyn e Sanders. Hanno perso, si dirà. Ma non hanno perso la loro battaglia. Certo, i sistemi elettorali con i quali competevano erano difficili, duri. Col proporzionale, forse, avrebbero avuto altri destini. Ma possiamo dire che quell’impostazione, così forte sui temi della sinistra, li abbia penalizzati o danneggiati?
Io credo di no. Anzi, credo che sia stata la loro forza.
Noi vogliamo costruire un’area larga, senza veti – come ha giustamente detto in un’intervista Roberto Speranza – ma dobbiamo farlo in modo netto sull’agenda delle idee e dei temi. Il popolo della sinistra chiede unità, certamente, ma chiede anche di riconoscersi in un sistema definito di valori e programmi: radicali nei temi, moderati nei toni, netti nelle proposte, aperti nel campo.
Credo che sia questo l’equilibrio da cercare.
La nostra regione può essere un avamposto. Un vero laboratorio politico. Può esserlo perché qui sono aperte contraddizioni e ferite sociali che ci consentono di sperimentare una capacità di lettura del disagio e di costruzione della risposta. Proprio perché la sofferenza sociale è il nostro mondo, noi qui dobbiamo costruire il nostro progetto. Se non siamo capaci qui di aggregare, intorno ai problemi, una fiducia nelle nostre risposte, dove dovremmo andare? Ecco perchè il meridione, e la Campania in particolare, devono diventare il cuore della nostra iniziativa politica. Direi che dobbiamo strutturare tutta la presenza sui problemi, e quindi qui, in questi dintorni sociali, dentro le questioni che qui pulsano davvero.
Nulla di residuale o di testimoniale o di ideologico o di puro e fine a se stesso. Ma dinamiche e risposte di governo a problemi reali della vita delle persone. Non costruiamo un grande movimento sulla tensione ideologica, sui massimi sistemi, sui poveri e sui ricchi del mondo o sui disegni cosmici. Lo costruiamo, come sempre è stato nella storia del movimento operaio, se sappiamo prospettare risultati reali, veri, concreti; risposte di governo ai bisogni della gente.
Anche per questo io credo che dobbiamo decifrare meglio il nostro rapporto su questi territori con il governatore De Luca, con quell’orizzonte di governo regionale. E con il sindaco de Magistris, con quel modo di amministrare, con quei contenuti, e quello stile.
Dove siamo? Come siamo? Come ci poniamo? Sono domande a cui dobbiamo saper trovare rapidamente risposte, per essere identificabili.
Se ci riusciamo, diamo a questo Paese una speranza e una opportunità.

Michela Rostan,deputato Art1

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