ROSTAN:”SICUREZZA,QUESTIONE SOCIALE.UN PRIMO INTERVENTO DEL GOVERNO”

Più strumenti nelle mani dei sindaci per proteggere i cittadini, prevenire gli atti di criminalità, tutelare le città e lavorare con le comunità sul senso di sicurezza, che rappresenta una delle emergenze particolarmente sentite

.

E’ quanto contenuto nel disegno di legge di conversione del decreto del Governo sulle città e la sicurezza, approvato ieri dalla Camera dei deputati. Un decreto voluto dal Ministro Minniti ma fortemente corretto dalle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera e dall’Aula stessa. Una legge, che ora passa al Senato, che fornisce alcuni mezzi, e offre delle opportunità, ma lascia anche qualche perplessità. Personalmente, penso che la grande questione sicurezza per le nostre città, e in particolare per le nostre periferie, abbia molti volti, e chieda interventi più complessi e più articolati, ancora tutti da costruire.

Bisogna fare attenzione, quando si parla di temi come questi. C’è bisogno di percepire i propri luoghi come sicuri. E bene ha fatto il Ministro a concentrare un’azione anche sulla microcriminalità cittadina, su quei piccoli fenomeni che si sentono molto sulla pelle delle persone. Ma non perdiamo di vista, però, le grandi questioni sociali.

La sicurezza viene da lontano, e le città diventano più sicure davvero solo se sono in grado di favorire integrazione, uscita dalla povertà, presa in carico del disagio, lavoro sociale. E’ questa la sicurezza che conta davvero e che dura nel tempo, e che offre sulla distanza i risultati più significativi, anche in termini di dignità sociale. Non costruiamo l’illusione che il problema sia nascondere alla vista il mendicante o il clochard o l’ambulante o la prostituta, per offrire la sensazione di una città più decorosa, che però occulta le sue emergenze, confina i suoi problemi, nasconde la polvere sotto il tappeto.

Le soluzioni vere sono quelle che il disagio lo includono, non quelle che lo nascondono, quelle che il disagio lo affrontano e lo risolvono, non quelle che si accontentano di toglierlo dalla vista.

Per questo credo che, al di là del decreto del governo, che pure offre qualche strumento utile, ci sia ancora un grande lavoro da fare sui temi della sicurezza, delle periferie, della città. Un lavoro che chiama in causa le agenzie culturali – scuola, chiesa, associazioni, famiglie -; un lavoro che chiede presidio territoriale, che chiede investimenti economici, occupazione, salari, sussidi; un lavoro sociale che interpelli la necessità di un nuovo welfare, dentro il quale accogliere, capire, aiutare quelli che scivolano ai margini e che, proprio dai margini, in quella condizioni di cattività e bisogno, diventano facile preda del crimine, a volte anche della violenza. Vittime, prima ancora che carnefici.

Un ciclo virtuoso, quindi, è quello che va attivato e che può portare una speranza in luoghi dove lo Stato sembra assente, ma dove sembra assente anche una comunità di valori e di civiltà, un senso collettivo di responsabilità. La sicurezza si costruisce tutti insieme, prelevando dallo strumentario dell’impegno civile, ogni mezzo possibili. Il provvedimento del Governo, convertito in legge dalla Camera, ne fornisce alcuni. Molti altri vanno ancora costruiti.

MICHELA ROSTAN

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