SALVINI E IL CAMPANILISMO, A OGNUNO CASA SUA

Libera Chiesa in libero Stato. Desta non poca ironia immaginare Matteo Salvini con fronte alta e occhialini, alla Cavour; ma tralasciando le retrospettive storiche, i patemi d’animo sull’unità d’Italia, le recenti affermazioni del leader della Lega Nord sui vescovi che dovrebbero fare i vescovi e “non rompere le palle – testuali gutturali parole – a chi amministra le città” costringono chi scrive a una deriva moralistica.

A parte il fatto che non mi è mai riuscito di comprendere questa dicotomia spicciola (che spicciolo per spicciolo ha affondato il paese) per cui la morale da un lato e la politica dall’altra: chi lo dice che si possa guidare spiritualmente una società con il passo pauroso dei confini, con la gamba vacillante a mezz’aria, preoccupati di incappare in qualche mina politica? Un conto è lo stato laico, un conto è aborrire ogni forma di sudditanza e dettame dell’una sfera sull’altra, e ben altro conto è pretendere che il Papa, i vescovi e la Chiesa tutta taccia su questioni tanto scottanti e “umane” come quella dell’immigrazione. Sì, perché per quanto tutta la faccenda la si voglia risolvere in un fatto politico, giuridico, economico, il fatto che nel Mediterraneo siano morte nel solo 2015 (nemmeno terminato) ben 2.000 persone non è un fatto di numeri. Quello che si palesa in cifre è in verità uno degli orrori del secolo.

Naturale che il pontefice prenda la parola in merito e dica “Respingere gli immigrati è un atto di guerra” e che, trovandosi a pregare, getti un amo anche a chi la pensa del tutto diversamente: “Perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita”. E Naturale è anche (nel senso di perfettamente conforme alla natura del personaggio) che un Salvini risponda all’attacco chiedendo sarcasticamente dei rifugiati presenti in Vaticano e lasciando intendere per niente velatamente che chi assume una simile posizione o non capisce niente oppure ci guadagna.

Giuro che non ci guadagno dall’essere a favore dell’immigrazione. Sarà allora che non ci ho capito proprio niente, se penso che ogni uomo è diverso e uguale all’altro, che le nazioni sono suddivisioni arbitrarie inventate dall’uomo, che a ogni uomo dovrebbe essere concesso di spostarsi da un posto all’altro del pianeta, soprattutto poi se per fuggire fame e guerra. Sarà che sono una moralista, un’universalista, sarà per questo che mi è piaciuto molto l’articolo scritto da Ilvo Diamanti per la Repubblica in cui si scriveva che “La Lega di Salvini è l’unica, la vera, interprete dell'”Italia dei campanili””. Mi sono ricordata di Ernesto De Martino, del racconto del campanile di Marcellinara, del vecchio che non riuscendo più a vederlo si era fatto prendere dall’angoscia, sentendosi senza patria, spaesato. E allora ecco che Salvini da Camillo Benso si è trasformato in quel povero vecchio volenteroso di restare nel suo picciol spazio domestico. Paura per la propria patria. Quante volte abbiamo sentito dire a Salvini: “E gli italiani?”. Persino alla Chiesa ha voluto rimproverare di non pensare agli italiani, di andare contro i propri dettami trascurando i propri poveri! Come se il Cristianesimo non fosse religione degli ultimi, accoglienza senza fine dell’Altro da sé. Vero è che lui l’aveva ammesso di essere un “cattolico peccatore” pur senza comprendere bene cosa significhi realmente essere cattolico e quali siano i peccati sociali-mortali per la Chiesa. Che poi nemmeno a lui era riuscito di rifiutare agli immigranti il soccorso: “Fosse per me li aiuterei, li curerei e darei loro cibo e bevande. Li soccorrerei ma li terrei al largo e non li farei sbarcare”.

Tra le ultime trovate, invece, la condivisione sul suo profilo Facebook di un video in cui si vede un corteo di immigrati manifestanti con cartelloni con scritto: “We need document”. E poi il commento del leader della Lega: “Un centinaio di immigrati ha bloccato viale Fulvio Testi, a Milano. Protestano perché non si trovano bene e vogliono i documenti. Traffico paralizzato, sono intervenuti Polizia e Carabinieri. Vogliono i documenti??? Col cacchio! Sono ospiti, a spese nostre, e rompono pure i coglioni. Io li caricherei di peso sul primo aereo, e TUTTI A CASA LORO!”. Allora è tutto chiaro, non è questione né di legalità né di immoralità, è semplicemente una questione di proprietà privata.

Ah, Salvini, Salvini, tu che hai nella radice del cognome un anelito di salvezza, salvati da questo male.

 

 

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