Sanità Campania. Associazioni e strutture private accreditate sul piede di guerra

«Trovo strano come, nonostante si conoscano alla perfezione i dati statistici del fabbisogno assistenziale, calcolati annualmente, addirittura tipologia per tipologia, si continui a programmare il budget secondo vecchi dati risalenti addirittura al 2009”. Così il senatore Vincenzo D’Anna, presidente di FederLab, l’associazione dei laboratoristi di analisi all’Aiop, che insieme ad altre sigle sindacali lanciano l’allarme. I tetti di spesa sono stati raggiunti, il budget sanitario stanziato dalla Regione si sta avviando all’esaurimento. Morale della favola: dal mese di ottobre scatterà, inevitabilmente, il blocco delle prestazioni gratuite. Dunque, la sanità privata accreditata campana è sul piede di guerra. Da FederLab-SBV all’Aiop, l’associazione Italiana Ospedalità Privata a Confindustria e Unione Industriale-Sezione Sanità, SNR, Sindacato Nazionale Radiologi, CCA Confederazione Centri Antidiabete, Aspat Associazione Sanità Privata Accreditata Territoriale; Aisa Associazione Italiana Specialistica Ambulatoriale e Anpric Associazione Centri di Riabilitazione. Per essere più precisi, dal 27 settembre non saranno più possibili gli esami di radiologia, dal 30 si arriverà allo stop per le analisi, per le prestazioni cardiologiche e per l’assistenza diabetologia. E dal 16 ottobre si fermerà anche la medicina nucleare. All’appello, infatti, mancano circa 86 milioni di euro, 58 dei quali utili a coprire le patologie croniche e 459mila euro per le malattie rare. Ma il caso più eclatante è quello relativo alla spesa per i centri diabetologici (una decina in tutta la Campania): appena 100mila euro.

«Meno della spesa occorrente in un anno per pagare un dirigente regionale», sottolinea, con un pizzico di ironia, il presidente dei Centri Antidiabete Luigi Gesuè. Fondi già esauriti o in via di esaurimento. La cui mancanza costringerà, di fatto, il comparto della specialistica ambulatoriale al blocco delle prestazioni.

Per D’Anna «questo significa comprimere le prestazioni in base alla spesa. Ma è chiaro che siamo di fronte a un problema evidente di programmazione. Perché non assicurare almeno le prestazioni per le malattie gravi?». Secondo i rappresentanti delle varie categorie, presenti alla conferenza stampa organizzata all’Hotel Mediterraneo a Napoli, alla base di tale “programmazione carente”, ci sarebbe una “concezione del privato inteso come nemico da abbattere”. «Ma la verità – gli fa eco D’Anna – è che le strutture private sono state le uniche in grado di adeguarsi alla legge sull’accreditamento, assicurando gli standard di sicurezza e quelli di innovazione tecnologica. Lo stesso non può dirsi del pubblico, mostratosi del tutto carente in tal senso». «C’è poi un paradosso – conclude il leader di Federlab – da non sottovalutare e che noi rappresentanti della sanità privata definiamo ‘mobilità sanitaria’. Ebbene, in base a questo paradosso, capiterà che non pochi pazienti sceglieranno di rivolgersi a strutture fuori regione, con la conseguenza che Palazzo Santa Lucia si troverà costretto a dover rimborsare anche queste trasferte. Il tutto senza contare il costo degli ammortizzatori sociali che l’ente campano sarà chiamato a sostenere per il personale che rischia, a questo punto, di andare in cassa integrazione».

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