Se qualcuno cercasse di me… Esordio in versi per Carlo Fedele

 

“Se qualcuno fosse alla ricerca di emozioni sincere, pulite, chiare, oneste, non dovrebbe far altro che scorgerle tra le pagine di questo libro. Se qualcuno cercasse un sorriso, un ricordo, una lacrima, un motivo, avrebbe soltanto da sfogliare questa raccolta. Se qualcuno cercasse la Poesia, quella vera, fatta di colori, parole matriosca, fotografie vivide, di quelle che restano impresse nella mente, farebbe bene a ‘cercare di lui’… Carlo Fedele”. Con queste poche frasi si presenta al pubblico la prima fatica letteraria dell’artista partenopeo nativo della Riviera di Chiaja.

Un lavoro frutto di una vita intensa, fatta di momenti di gioia e tristi vicissitudini familiari. Sin da bambino, Carlo Fedele butta nero su bianco i suoi pensieri fanciulleschi, sempre ispirato da quel mare che è cornice e quadro delle sue giornate sugli scogli assieme al papà, con in quale amava recarsi a pescare.

Passano gli anni ma non la passione per i versi e le rime. Alcune delle sue poesie vengono persino selezionate dal maestro Gianni Lamagna, quindi, trasformate in parole e musica.

E, sfogliando “Se qualcuno cercasse di me…”, non risulta difficile capirne il motivo. La raccolta di Fedele emoziona in ogni sua pagina, tocca l’animo di chiunque ne approcci.

Si, perché il Poeta svaria da argomenti di carattere sociale a quelli strettamente legati alla sua vita emotiva e sentimentale, fino ad interfacciarsi duramente con la mala-politica dei giorni nostri, non dimenticando di dedicare alla “sua” Napoli, e quindi, al suo passato, molti dei suoi romantici e malinconici componimenti.

Il volume è, per di più, impreziosito dalla prefazione del Direttore Samuele Ciambriello, il quale dipinge Carlo Fedele come “un po’ vittima, un po’ lupo, un potente che si finge martire per affermare un potere”, “mai avido di ebbrezza, profondamente schietto, lineare, custode di un’anima silenziosa, affabile, consolatoria”.

In vendita sui principali book-stores on-line – IBS, Amazon – e, per via diretta dall’autore, sarà disponibile a breve anche presso le principali librerie napoletane e non solo.

Inoltre, lunedì 17 Novembre, alle ore 17.00, al caffè letterario Intramoenia (p.zza Bellini, 70 – Napoli), l’autore incontrerà il suo pubblico per la prima presentazione ufficiale della sua raccolta.

Ad aprire la manifestazione sarà lo scrittore stabiese Tonino Scala. Seguiranno gli interventi di Samuele Ciambriello, Antonio Salzano – giornalista, blogger – intervallati da qualche momento musicale firmato Gianni Lamagna.

“Se qualcuno cercasse di me…” è uno di quei libri da tenere accanto al proprio letto, sul comodino. Un libro da leggere quando lo spirito lo richiede, quando la gioia, la rabbia, la malinconia dei nostri giorni cercano sfogo o conforto. “Se qualcuno cercasse di me…” non è uno di quei libri da “leggere tutto d’un fiato”, piuttosto un amico, un confidente, un compagno. Si, proprio un buon compagno!

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5 Commenti

  1. Vera
    Novembre 08, 13:57 Risposta
    Versi duri e bellissimi dai quali traspare l'anima dell'autore, il suo vissuto non facile. Versi che emozionano e fanno riflettere. Grazie di averceli regalati, Carlo.
  2. Miriam
    Novembre 09, 11:34 Risposta
    Splendido... Da leggere accompagnati dal silenzio della notte, dove queste pagine semplicemente scorrono e spingono a considerazioni profonde che non sempre siamo disposti a far emergere.
  3. Angela Talu
    Novembre 09, 17:36 Risposta
    Difficile aggiungere un commento dopo l'articolo di Alessandro e il giudizio di Samuele.Poichè conosco ,credo profondamente ,Carlo non mi è stato facile leggere il suo libro perchè spesso sono stata interrotta dalla commozione .Nelle sue poesie egli ci apre il suo io più profondo senza veli o finzioni retoriche .difende la sua Napoli,s'incanta davanti alla natura e si sdegna quando questa viene calpestata.E' una lettura che spinge a soffermarsi ,a guardarsi dentro,e intorno ,è uno stimolo continuo a porci le stesse domande sulla vita .Quando si chiude il libro si conosce meglio il poeta ed anche se stessi
  4. Silvia Nerini
    Novembre 21, 18:36 Risposta
    Se qualcuno cercasse di me…, volume di liriche a firma del poeta Carlo Fedele, di recente pubblicazione, raccolta di versi poliedrica sia nella struttura e nella costruzione che nei temi e nei contenuti. Testi talora brevi, quasi nella forma del frammento (A mia moglie; Nella mente Gaza), talora ampi e distesi, quasi narrazione di luoghi fisici trasfigurati in luoghi dell’anima (A nascondino; E-state al mare). Il poeta, con brevi tratti, versi spesso brevi e franti, riesce a tratteggiare come mediante rapide pennellate di colore squarci di vita, squarci di paesaggi, squarci di interiorità. La capacità di sfumare contorni, di ammorbidire contrasti, di addolcire spazi cupi ricorda l’abilità del pittore impressionista nell’affidare il riverbero delle immagini agli effetti della luce e del chiaroscuro e nel rendere il quadro sfocato alla percezione in vicinanza e nitido e potente alla visione globale. Quelle foto degli anni 60: singole figure, istanti fissati che, ormai sbiaditi e quasi fattisi sogno nella loro singolarità, diventano danzatori di una coreografia sociale, immagine di una realtà perduta, in un affresco di mondo “antico”, quasi edenico, rotto dall’incombere di una contemporaneità tecnologica, ma arida di sentimenti e di umanità. Non è un viaggio temporale, quello di Carlo, è un viaggio nelle profondità di un animo in evoluzione, un animo provato dalle esperienze dolorose e dalla vita, che non ha però mai perduto l’istinto della condivisione, della solidarietà, della fraternità. Il suo sguardo tagliente su degrado, corruzione, aridità emozionale, guerra (Filastrocche a Gaza; Politicamente incorretto; Nella terra dei fuochi… nun se vede maje la luna) viene controbilanciato da una sottile nostalgia di un passato quasi magico e fiabesco di affetti, di infanzia, di serenità (Sardinia felix; Compagna di scuola; Antica scugnizzeria della riviera (di Chiaja)) ma con lo sguardo sempre rivolto ad un futuro aperto, di speranza, di amore, dove anche la morte, compagna di vita, riacquista la sua dimensione quasi francescana di sororità (Non è un bel vedere; Nuova primavera; Quando cambierà il mondo). E la lingua sottolinea anch’essa questa mutevolezza: dai vocaboli dell’amore, sensuali e seducenti nella loro sonorità e nel loro calore, a quelli del rimpianto, musicali ma mai sdolcinati o lacrimosi, a quelli dell’ira e dello sdegno, precisi e impietosi nella loro evidenza di invettiva dal sapore dantesco. Una duttilità che coinvolge il lettore e lo immerge nella vita e nel mondo di un uomo, una duttilità che, piano piano, lo fa accorgersi di essere proprio lui chiamato in causa, vittima degli stessi soprusi, amante dello stesso amore, impaurito delle stesse paure, vivo delle stesse speranze. Mortale della stessa morte. Poesia di lotta, insomma, lotta nel senso vasto della parola, lotta alla ricerca della felicità, consapevole, il poeta, che felicità non esiste se non condivisa, se non per tutti ed ognuno, se non giusta e sorella di libertà.

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