STANDING OVATION, MAESTRO!

Io devo essere contento prima del regista. Non posso tradire la mia musica”. Forse è racchiuso in questa frase pronunciata durante la cerimonia per l’assegnazione della sua stella sulla Walk of Fame, il segreto della grandezza del Maestro Ennio Morricone. L’Arte non si fa, si insegue. E la si insegue soprattutto, se non quasi esclusivamente, perché non se ne potrebbe fare a meno. Anzi, si ha quasi la sensazione che sia essa stessa ad andare a cercare i propri prescelti quando, nei vari momenti di difficoltà d’ogni genere propri dello spasmodico inseguimento di un sogno, questi s’illudono di poterle voltare le spalle per cercare una finta libertà, mentendo prima di tutto a se stessi.
Restando leale verso la sua musica, Morricone ha costruito un sentiero fatto di perle incastonate nella storia del Cinema, l’ultima delle quali è certamente quella frutto della collaborazione con Quentin Tarantino per il film “The Hateful Eight” . L’ Oscar consegnatogli dalle mani altrettanto ricche di storia di Quincy Jones ha avuto l’effetto di una molla, con quella standing ovation del Dolby Theatre che non attendeva altro che quel momento per mostrare tutto il proprio affetto e la propria stima verso questo straordinario artista. Una volontà già dimostrata con l’assegnazione dell’Oscar alla carriera nel 2007, con la seguente motivazione: “… Perché molte delle sue colonne sonore, sono amatissimi e popolari capolavori”. Morricone è così: dipinge un film. Lo spiega lo descrive e lo narra attraverso la musica, rapendo strappando lacrime o aumentando i battiti del cuore di chi ascolta, fin dalle prime note.
La prima nomination all’Oscar era arrivata quasi quarant’anni fa con la colonna sonora de “ I giorni del cielo” di Terrence Malick del 1978, dopo circa vent’anni di carriera. Poi “Mission” di Joffè nel 1986, seguita l’anno successivo dal capolavoro composto per “ Gli Intoccabili” di De Palma. Nel 1991 fu la volta della colonna sonora di “ Bugsy” di Barry Levinson, ed infine quella per “ Malena” del nostro Giuseppe Tornatore. Naturalmente non ci sono soltanto ( si fa per dire) gli Oscar a testimoniare il valore assoluto del Maestro. Tra Nastri d’Argento, Leone d’Oro, BAFTA, Golden Globe, David di Donatello, Grammy Award e molti altri premi di valore internazionale, Ennio Morricone ha ricevuti decine di riconoscimenti. Tantissime sono le pellicole arricchite, elevate, dall’estro di questo prezioso principe artigiano della musica. Basti pensare a capolavori come “La leggenda del pianista sull’oceano”, “C’era una volta in America” , “ Nuovo Cinema Paradiso”, oppure quelle che compongono la “Trilogia del dollaro”. Ma i premi, per chi ama l’Arte come Morricone, sono quasi un piacevole, gratificante, magari commuovente incidente di percorso. Quel percorso che il Maestro ha segnato con talento, passione, tenacia ma anche tanta umiltà, come quasi tutti i più Grandi. Scrivendo dei capitoli nella Storia del Cinema che abbiamo la fortuna di poter leggere, e per i quali si avverte la voglia di ringraziarlo.

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