Superare il celibato per i sacerdoti: è la Scrittura a dirlo

Il Papa Francesco, nel viaggio di ritorno a Roma dopo la sua visita a Gerusalemme, ha detto ai giornalisti che «il celibato dei preti non è obbligatorio: la porta è aperta». Ossia, il Papa ha detto che la Chiesa cattolica può permettere che i preti si sposino.

Ebbene, prescindendo da altre considerazioni che si potrebbero fare su questa questione, mi sembra che la cosa più chiara e seria che si debba dire, in questo momento, è che le autorità ecclesiastiche non solo possono permettere il matrimonio dei preti, ma soprattutto che devono permetterlo.

Perché?

Senza ricorrere necessariamente ad altri argomenti – che ci sono, forti ed abbondanti – sono di speciale attualità questi due:

  1. Paolo, nella prima lettera ai Corinti, dice: “Non abbiamo il diritto di mangiare e di bere?  Non abbiamo il diritto di viaggiare in compagnia di una moglie cristiana, come gli altri apostoli, inclusi i fratelli del Signore e Pietro?” (1 Cor 9, 4-5). Il testo greco dice letteralmente “una moglie sorella”. Perché i “cristiani” in quel tempo si chiamavano “fratelli”. Quindi, secondo Paolo, gli apostoli del Vangelo e della Chiesa hanno il diritto di sposarsi, come hanno il diritto ad alimentarsi.
  2. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa (Lumen gentium, 37), afferma questo: “I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti” (LG 37, 1). Ebbene, oggi la Chiesa già si vede, per quanto riguarda quest’obbligo così grave, in una situazione disperata. Per la semplice ragione che, per conservare intoccabile un obbligo che la stessa autorità ecclesiastica ha imposto a se stessa, ci troviamo nella penosa situazione che consiste nel non poter dare la debita risposta al diritto che hanno i fedeli di fare affidamento su ministri ordinati che predichino loro la parola di Dio ed amministrino i sacramenti a chi li chiede per adempiere alle proprie convinzioni religiose.

Conclusione: perseverando nel mantenere la norma del celibato, la Chiesa sta violando un diritto fondamentale che hanno tutti i preti, quello a sposarsi, se così  vogliono organizzare la loro vita. E sta anche violando un diritto che, come credenti, hanno tutti i fedeli cristiani, il diritto a partecipare all’Eucaristia, ad essere istruiti ed assistiti nella propria vita  cristiana, etc.

Quello che ha detto il Papa Francesco non deve essere motivo di preoccupazione o di rabbia per i credenti di mentalità più tradizionale o conservatrice. E se ci sono quelli che si preoccupano o si arrabbiano, si chiedano il perché di tale preoccupazione o di tale rabbia. Coloro che nutrono simili, negativi sentimenti, dovrebbero chiedersi se, invece di un buon teologo, non abbiano bisogno di altro.

 

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