Talismani tous les jours. Il segreto è nei dettagli

“Ehi, scusa un momento. No, dico ce l’avessi con me? Mi hai strofinato la lampada?! Mi sei venuto a svegliare?! Mi hai portato qui?! E adesso mi vorresti piantare in asso?!? Ma io non credo proprio! Te lo puoi scordare! Io esaudisco i tuoi desideri, quindi SEDUTO!”  

Tutti da bambini abbiamo amato la storia di Aladdin e la Lampada Magica, la mia preferita in assoluto. Confessate, miei cari lettori: quante volte vi siete spalmati sul tappeto dei vostri genitori sperando si alzasse in volo? E quante volte avete sfregato vecchie lampade per far uscire il genio e l’unica cosa che avete ottenuto è stata lasciare ditate sporche di cioccolata sull’oggetto? Scommetto tante. Eppure, rifletteteci, nel mondo del cinema e della letteratura la magia, la superstizione, il concetto di “fortuna”, sono spesso fonte di viaggi misteriosi in terre remote abitate da personaggi un po’ strambi, certamente affascinanti. Ognuno di loro possiede un amuleto, solitamente un gioiello portafortuna. E così, l’oggetto prezioso diventa il “mago di cui si ha bisogno”, per scacciare il male e accogliere il bene.

 

La tradizione, soprattutto quella italiana, è ricca di simboli anti malocchio. Come il cornetto napoletano, la cui storia è rintracciabile in moltissime civiltà e culture, da quella sumera all’indiana, passando per quella cinese, cristiana ed ebraica. E questo sin dal 3500 a.C., quando pare che gli abitanti delle caverne appendessero all’ingresso le corna degli animali che riuscivano a cacciare come segno di forza, fertilità, e soprattutto ricchezza, tanto che nel Bel Paese è conosciuto ancora oggi con un altro nome: il fallo di Priapo, il dio della prosperità. Affinché porti abbondanza a chi lo indossa, il cornetto deve essere rigorosamente di colore rosso grazie al corallo, fatto a mano e, soprattutto, deve essere regalato. La storia lo vuole così, anche se la moda gioielli lo reinterpreta liberamente, adeguandosi spesso ai gusti e alle tendenze del momento. Un altro gioiello amuleto è il quadrifoglio. Rarissimo da scovare, è un’anomalia genetica rispetto al più comune trifoglio. Ed è proprio su questa caratteristica che sono stati scritti miti e leggende, soprattutto sulle quattro foglie, le quali pare portino con loro un significato diverso ciascuna: speranza, fede, fortuna e amore. Per scacciare gli incubi è sufficiente metterlo sotto il cuscino. Inoltre, se lo si sogna diventa emblema di ricchezza. Ferro di cavallo, costellazioni… Solamente il simbolo del cuore porta con sé infiniti significati tutti, se indossati attraverso un gioiello, dai poteri magici. E gli amanti dei tarocchi lo sanno bene: la carta degli amanti, metafora della capacità decisionale e dell’attesa, dona coraggio nei momenti più difficili.

Questo è dunque quello che prevede la tradizione, ma cosa succede quando il tuo “amuleto” è un “oggetto” di famiglia?  Magari, “Qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato, qualcosa di regalato, qualcosa di blu.”

Pensateci. Quante volte nella nostra vita, abbiamo rubato a nostra madre, alle nostre nonne, gioielli, vestiti, che oggi sono pezzi ricercatissimi, capi vintage d’archivio introvabili, gioielli dall’eleganza senza tempo che suscitano invidia oggi come ieri. Avere mamme nate negli anni 40/50/60 che hanno vissuto il grandeur del Made in Italy, ma anche del Made in France, non ha eguali. In quelle casseforti si trovano originali, copie ben riuscite, pezzi no label che diventano pezzi unici incredibili.

Quante volte abbiamo usato la scusa “tanto non se lo metteva più”. O perché, più semplicemente, volevamo qualcosa di lei sempre nel cassetto, nel portagioie, nel nostro cuore.  Di conseguenza diventato il nostro oggetto portafortuna da indossare per “momenti speciali”? Tante, troppe. Semplicemente perché ci sono dei legami, che restano attaccati all’anima, che sfidano le distanze, il tempo, la logica.  Sono quelle persone con cui potete stare insieme, anche da lontano e le persone con cui potete stare insieme anche senza parlare, anche senza dire niente, se non avete niente da dire o se non avete voglia di parlare.
Tenetevi strette le persone che riescono a calmare il vostro cuore, anche se così pieno di agitazione e le persone che non hanno paura delle vostre paure. Chi le vostre paure se le prende sotto braccio, mentre vi stringe forte – così forte da farvi mancare il fiato, così forte da farvele dimenticare tutte quante. Tenetevi stretto chi non si fa fermare dai vostri fantasmi e lotta con voi contro di quelli. Con chi riuscite a sentirvi vincitori anche quando siete vinti.
Dovete stare con chi sa dirvi a domani, ma non soltanto a parole, ma soprattutto coi gesti. Chi sa esserci domani, in un domani che non è solo ‘domani’ ma che è pieno di futuro.

Ci sono cose che non si possono esprimere , perché l’amore è un linguaggio tutto suo, perché l’amore è un mondo a sè e solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli. I dettagli: un modo di amare davvero.

 

 

 

 

 

 

 

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