Officina delle idee

Teatro Napoletano Operativo

Un esempio veramente lodevole della cultura napoletana è la figura del grande Totò, ancora oggi amato dal suo popolo per la molteplicità del suo immenso repertorio e per la grande umanità che ha. Ho conosciuto Vincenzo un giorno di circa quindici anni fa per puro caso.

Entrai in un negozio in Via Foria  a Napoli per comprare un dopo barba.

Mai avrei pensato di trovare in una profumeria un personaggio come lui.

In quell’epoca Vincenzo era il titolare dell’esercizio: gentile nei modi e di carattere “ Profumato”, mi è apparso subito come una persona speciale .

Ho scoperto, già dalle prime parole, di trovarmi di fronte ad una persona che, avendo di commerciante ben poco, era essenzialmente  un artista.

L’artista che nasce a Napoli è un artista poliedrico, con mille sfaccettature. La vita dell’artista napoletano è perfettamente sintetizzata nella poesia “ A  livella” dove l’insegnamento di vita diventa priorità assoluta su tutto ciò che è vanità.

 

E Vincenzo  è artista di Napoli:  poeta, scrittore, attore cantante. Fa parte di quella esigua schiera di artisti che, seppur poco conosciuto dal grande pubblico, lascia comunque un’impronta indelebile nel cuore di chi, come me, ha avuto la fortana di incontrarlo.

Calca le orme di antichi spiriti  che parlano di arte sublime in molteplici lingue soltanto parlando , scrivendo o cantando con la sola voce del popolo.

Basta leggere una delle sue liriche  “Anema ‘e cartone” pubblicata sul suo libro edito nel  2007 “Vierze antiche e nuove” per rendersi conto  con quanta umanità e dolore mette in risalto l’odio e le guerre che ancor oggi affliggono il mondo intero:

’Sta guerra ca nce passa annant’a ll’uocchie,

nce lassa assaje cchiù ffridde e indifferente;

criature senza bbraccia e cu ’e perucchie

non songo figlie nuoste…nun so’ nniente

So’ ssulo figlie ’e ’sta televisione,

nate dint’a n’utero catodico,

senza na faccia,cu ll’anema ’e cartone;

cumparse ’e nu film malinconico,

addò ’e putiente songo chilli bbuone,

e addò ‘e cchiù bbuone pareno ’e fetiente;

addò ’e bbomme so’ sulamente tuone

e ’o chiante ’e ’sti ccriature: sentimento

’E mmamme so’ Madonne Addulurate

senza cchiù vvoce,comm’a film muto;

se chiagneno ’sti figlie mutilate

o ggià jettate dint’a nu tavuto

Juorno pe ghiuorno fanno na “puntata”,

comme si fosse overo nu rumanzo;

pare non passa maje chesta “nuttata”

e va murenno ll’urdema speranza…

oppure la poesia  “Cantemigrante” dove evidenzia il dramma ancor oggi irrisolto di migliaia di profughi che lasciano la loro terra natia per fuggire dalla guerra e dalla carestia:

‘E vvarche partono ’int’â nuttata,

a bbuordo cantano voce stunate;

cantanno sperano ’e vedè ’o puorto:

chisà si arrivano o ggià so’ mmuorte!

E mmamme allattano ’e ccriaturelle,

chiagnenno, vasano chelli ffaccelle.

Cu ’o chianto affogano ’a pecundria,

cu ’o core pregano a Ggesù e Maria.                                                                                                                                                       Mo, ll’onne sbruffeno e ’a varca sbóteca

primma c’arrivano; na mossa ’e scónceca

e a mmare cadeno quase ’a nu miglio;

cchiù nun assommano cu ’e mmamme ‘ e figlie.

Dimane sbarcano, nterr’â marina,

chille c’arrivano, vinte duzzine;

a ccape ’e ccontano, no a nnomme, a nnnummero,

e se sgravogliano ’sti cuorpe agliommere.

’E vvarche partono, po’ n’ata e n’ata.

Dimane arrivano! Nfaccia signate,

d’’a morte parlano cu ll’uocchie ’e chianto,

e ’a terra vaseno: “songo emigrante”

 

Questo è Vincenzo De Simone !

La poesia è uno dei tanti aspetti che lo distingue.

Ho provato a fargli delle domande inerenti alla sua vita artistica per saperne di più.

Vincenzo, tra le tue opere quali ritieni più importati?

Non ci sono lavori che si possono prediligere in quanto ognuno di essi nasce in un momento particolare dettato da uno stato d’animo o da una situazione contigenziale o addirittura da un soggetto in un primo momento suggerito e poi integrato per ciò che concerne la potenza dell’ispirazione.

Esempio eclatante è la scrittura dell’opera lirica “Luisa Sanfelice” nata su richiesta del mio amico musicista  Alessandro D’alessandro.

Lo studio prima e la stesura dei testi poi è costato circa quattro anni di lavoro, ma alla fine lo sforzo è stato coronato dal successo che l’opera ha riscosso in Russia e precisamente presso il teatro di stato di Ufa  (urali) nel febbraio di quest’anno con l’orchestra (cinquantadue elementi) ed il coro diretti dal maestro Giuseppe Schirone dell’accademia musicale Enrico Caruso di Napoli, con la regia di Mariarosaria Iovine.

L’opera sarà riproposta a fine ottobre presso il teatro San Ferdinando. Il lavoro mette in risalto, attraverso la storia dalla rivoluzione Francese  fino a quella Partenopea, le gesta ed i sentimenti di Luisa Sanfelice ed Eleonora Pimmentel  Fonseca, che  furono ingiustamente immolate per la rivoluzione partenopea del 1799.

Tra le altre opere di un certo spessore, dal punto di vista impegnativo per quanto riguarda i tempi di stesura e composizione è la versificazione del Libro “Cuore” di Edmondo De Amicis in dialetto napoletano  (‘E cunte d’’o core) .Opera questa che mio malgrado attende un editore lungimirante che la pubblichi , tenendo in considerazione che potrebbe essere utile, un domani non molto lontano, come sussidiario per le scuole di secondo grado , visto che il dialetto napoletano è stato riconosciuto dall’UNESCO  patrimonio nazionale.

Dove ti esibisci, generalmente, come cantante e attore?

Essere definito cantante attore è una prerogativa troppo lusinghevole per me, ma devo dire che la voglia di esprimermi è un bisogno mio interno che grida ed esplode come lava vesuviana.

I salotti culturali di Napoli ed in particolare quello di Fabrizio Romano, sono quelli che amo di più frequentare, ma non disdegno per cause umanitarie, là dove c’è bisogno di racimolare dei fondi per beneficenza, esibirmi in teatri come l’Augusteo ed il San Ferdinando, perché credo fermamente che l’impegno sociale per qualunque artista dovrebbe essere obbligo.

So che ti dedichi, da qualche tempo, all’hobby della scultura. Come hai scoperto di averne i requisiti?

Non so se il plasmare l’argilla possa essere definito scultura, ma vero è che da una massa informe, manipolando, affinando modellando son riuscito a tirar fuori dei soggetti che da semplice immaginazione si sono materializzati diventando creature che mi appartengono.

Il tutto è iniziato per gioco , si! per gioco, e precisamente nel Marzo 2013.

Giocavo con mia nipote Giulia con della plastilina, ed abbozzando un soggetto, mi sono reso conto che man mano prendeva forma divenendo una figura bel delineata e definita.

Ed ecco che come per incanto, l’arte che dormiva in me per tanti anni, è, all’improvviso, affiorata e materializzata grazie ad un gioco intrapreso per puro caso .

Credo che ognuno di noi, ha delle qualità nascoste, per cui bisogna sempre, fin dalla più tenera età mettere a disposizione dei bambini tutto ciò che occorre, per capire le loro vere attitudini.

Questo è quanto emerso dal  breve incontro che ho avuto con Vincenzo.

Ringrazio pubblicamente per la  sua disponibilità e per avermi fatto capire qualcosa in più della sua essenza di vita: Poesia, Canzone Arte proiettate nella solidarietà civile che purtroppo, proprio

in questi giorni , sembra sconosciuta da alcune fazioni politiche e da alcune Nazioni.

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