Turismo ed enogastronomia di qualità e iniziative dal basso

La presentazione della guida monotematica dedicata all’Irpinia, “Nella terra del Greco e del Fiano”, edita da Slow Food e Touring Club Campania, rappresenta un riconoscimento importante per la provincia di Avellino inserita nella collana “Itinerari” accanto a luoghi come le Cinque Terre, Siena, il Sud Tirol, le Langhe e il Salento. Ce ne ha parlato il consigliere nazionale Slow Food Lucio Napodano, della condotta di Avellino – la più numerosa in Campania –  che raccoglie 300 soci di cui la metà imprenditori cui si aggiungono altrettanti iscritti delle condotte Valle Ufita e Alta Irpinia.

 

Dott. Napodano, in cosa consiste la guida ‘Nelle terre del Greco e del Fiano’? E che contributo può dare all’economia di questa provincia?

«Innanzitutto, a differenza di quanto suggerisce il titolo, questa è una guida completa in cui sono presenti tutti i Comuni irpini con i loro monumenti, la loro storia, i produttori di qualità, i ristoratori, gli albergatori. Insomma, combina elementi del patrimonio culturale ed enogastronomico. La guida è uno strumento che mettiamo a disposizione del territorio, ora tocca agli imprenditori fare la propria parte: mettersi in gioco e saperla utilizzare per fare promozione e farsi conoscere. Il contributo della nostra associazione si ferma qui».

Si parla tanto, in vista della nuova programmazione europea 2014-2020, di sviluppo. Tra le ipotesi in campo da anni c’è quella del turismo enogastronomico. E’ realistica?

«Partiamo da una precisazione: l’Irpinia non può pensare di fare turismo di massa, non possiamo immaginare un modello di sviluppo simile alla Costiera o Siena. Si deve puntare su turismo ed enogastronomia di qualità. Penso alle centinaia di sagre senza criterio organizzate durante l’anno: non fanno altro che svilire la qualità dei nostri prodotti, li declassano a prodotti per la massa e alimentano un improduttivo turismo mordi e fuggi. La legge quadro sul turismo approvata recentemente dalla Regione Campania  è un buon inizio, ma bisogna liberarsi della convinzione che le soluzioni debbano venire da Palazzo Santa Lucia o dagli enti locali. Non basta aspettare che la politica agisca, il rischio è intraprendere una strada piena di illusioni come è stata la corsa all’industrializzazione. Sul petrolio ad esempio è il buon senso a suggerire di essere contrari perché la ricchezza di questa provincia non è sotto terra. Non serve trivellare, è già tutto a portata di mano».

Però ci sono evidenti limiti oggettivi che frenano lo sviluppo turistico, quali ritardi infrastrutturali e tagli ai servizi essenziali su cui chi amministra, decide.

«Sì, i ritardi ci sono e richiedono l’intervento di chi amministra, ma serve anche rimboccarsi le maniche, serve spirito di iniziativa dal basso a partire dalle agenzie di viaggio dell’area che si limitano colpevolmente a fare solo outgoing turistico e non propongono itinerari irpini all’esterno della provincia».

A fine ottobre Slow Food Avellino sarà al Salone del Gusto di Torino con otto aziende irpine. Che significato ha questa partecipazione?

«Ne siamo fieri perché due anni fa erano solo cinque. Significa che nonostante la crisi ci sono imprenditori che hanno voglia di investire, è un segnale di crescita dei singoli e di tutto il territorio, non a caso si è interessato a noi il Touring Club. Un’iniezione di fiducia per noi, un’occasione per fare rete per le aziende».

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