UMBERTO ECO E IL PROBLEMA DELLA MEMORIA PERDUTA

A pochi giorni dalla perdita di uno dei più grandi personaggi della cultura moderna italiana, Umberto Eco, ritorna prepotente, anche grazie al ricordo di suoi pensieri, il problema della memoria. Quella memoria i cui connotati sono stati completamente mutati dal web, quella “macchina virtuale” mangiatutto, che inghiottisce in una piattaforma totale una quantità spropositata di notizie.
Durante il Festival della Comunicazione 2015, Eco ha parlato del differente modo di ricordare il passato e il presente delle giovani generazioni, per una serie di motivi sociologici e culturali.
Primo esempio, di adattamento ad un presente che dimentica il passato, è la questione del ‘Lei’: prima, i cinquantenni usavano darsi del Lei, oggi imperversa il ‘tu’ a tutti i costi. Come ricorda Eco, in effetti nell’antica Roma tra coetanei ci si dava del Lei, il problema è che la mezz’età di oggi non lo fa per citare la civiltà antica, ma proprio perché si è persa la memoria di quando ci si dava del Lei.
E’ inoltre mutato anche il rapporto dei giovani con le notizie e con la scuola. Prima, di certo la quantità di notizie non era così estesa, e i giovani di qualche decennio fa, approfondivano con una certa attenzione le poche news raccontate in un quotidiano racchiuso in otto pagine. L’iperesposizione ai social e al web di oggi invece, fa dimenticare di interessarsi alle notizie, in un appiattimento totale che, nonostante la possibilità di attingere a numerosi fondi, fa tendere verso il non essere informati. Diretta conseguenza di questo rapporto più che quotidiano tra uomini e web, risulta essere una sottile e quanto mai impercettibile distanza tra immaginario e reale, visto che il reale non solo interagisce, ma si mescola con l’immaginario. Nonostante i mezzi, che potrebbero essere usati con parsimonia ed efficienza, le generazioni di oggi appaiono troppo occupate a chattare, piuttosto che ricordare la storia che li ha portati fin lì.
Eco cita inoltre Serres che analizza la situazione culturale dei giovani di oggi: le giovani generazioni da molti anni non hanno visto guerre, hanno beneficiato di una medicina aggiornatissima e hanno sofferto meno dei loro antenati. Inoltre sono abituati ad una multiculturalità societaria che non ha precedenti e ad un rapporto non molto approfondito con la natura e la campagna, essendo la città il modello urbanistico e culturale maggiormente alla portata delle abitudini di oggi.
Diverso con il passato è anche il rapporto con le immagini, oggi più virtuali che mai e guidate da media che hanno abituato l’occhio dello spettatore ad una rapidissima consultazione (l’immagine in tv in media non dura oltre 7 secondi). I giovani hanno anche visto più immagini di devastazioni e cadaveri, hanno dato per scontato un linguaggio “smart” delle pubblicità, perlopiù incomprensibile per una popolazione di media più anziana che giovane. Ricordano quasi come un gesto antico lo scrivere su carta, affidando a veloci dita su una tastiera l’espletamento dei loro “smart messages”. “Noi vivevamo in uno spazio metrico percepibile ed essi vivono in uno spazio irreale dove vicinanze e lontananze non fanno più alcuna differenza”, per citare Eco.
Così il problema è quello di masse di giovani che non è vero che sanno poco, ma sanno troppo e, nella misura in cui sono investiti in maniera indifferente da notizie utili ed inutili, non hanno il giusto senso critico di ricordare quelle giuste ed attendibili.
Eco, con una certa forza e determinazione, ha sempre ribadito il suo timore davanti ad un nebuloso appiattimento alla dittatura del Web, da cui è possibile svincolarsi solo non dimenticando l’importanza del passato e del suo non-confort, che però fa apprezzare la bellezza dello spirito critico verso il mondo.

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