Una guerra senza tempo

A quanto pare, non solo la Siria e l’Egitto. Il 2013 è stato l’anno più violento dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. A rivelarlo è stato l’Heidelberger Institut fur Internationale Konfliktforschung che, come ogni anno, redige il suo Conflict Barometer, vale a dire una sorta di atlante delle guerre in corso in tutto il mondo. Il risultato emerso è che i conflitti dimenticati in giro per il globo sono molti più di quanto si crede, dal Mali al Messico, dalla Somalia alla Repubblica Centrafricana, dove tra l’altro si sta consumando proprio in questi giorni uno scontro tra fazioni, che per alcuni potrebbe risolversi in un vero e proprio genocidio. A più di un anno dalla caduta del generale Bozizé, il Paese, che è annoverato tra i più poveri del nostro pianeta, non ha ancora trovato la sua stabilità: se fino a pochi mesi fa erano i musulmani a condurre il gioco, oggi i cristiani gli tengono testa piuttosto fieramente, decisi a vendicarsi di tutti gli abusi e le violenze subite. Lo scorso anno, infatti, furono i ribelli musulmani organizzatisi nel gruppo rivoltoso dei Seleka a contribuire in maniera decisiva alla caduta del presidente Bozizé; ma quando il nuovo leader Michel Djotoia, anch’egli musulmano, ne ordinò lo scioglimento, i Seleka rifiutarono per la maggior parte di obbedire all’ordine presidenziale, e da lì la situazione è precipitata nel caos, con le milizie Anti-balaka formate prevalentemente da cristiani che hanno intrapreso una dura battaglia di auto-difesa.

Attualmente i miliziani Seleka stanno fuggendo verso i Paesi vicini, <<oltre che per non subire le vendette dei centrafricani, anche per non rispondere dei gravissimi crimini che hanno commesso>>, come ha dichiarato il direttore per le emergenze per Human Right Watch (HRW) Peter Bouckaert alla BBC, e intanto i cristiani si scagliano contro i civili di fede islamica, che siano innocenti o meno. Stando ai dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), al momento si contano 637mila sfollati su una popolazione che ammonta a non più di 4 milioni di abitanti, di cui 82mila sono i musulmani costretti a fuggire nelle zone confinanti, perlopiù in Camerun, Congo e Ciad, e altri 19mila sono a rischio nelle città di Boda, Carnot, Berberati e nella capitale Bangui.

È per questo motivo che l’Unione Europea ha deliberato una missione militare per riportare la pace nella Repubblica Centrafricana, come ha annunciato la portavoce Susanne Kieffer su twitter. L’Alto rappresentante UE Catherine Ashton ha aggiunto che <<l’operazione costituisce un elemento chiave del nostro approccio globale che mira a risolvere gli enormi problemi del Paese>>. L’Eufor RCA tenterà di contribuire anche agli aiuti umanitari e potrà contare su circa 1000 soldati posti sotto il comando del generale francese Philippe Pontie’s. Lo stato maggiore operativo sarà in Grecia, a Larissa, mentre le truppe saranno nella capitale centrafricana; l’intera operazione avrà un costo previsto di 26 milioni di euro solo per la fase preparatoria. La decisione dell’Unione Europea si allinea alle denunce dell’ONU e di Medici Senza Frontiere, nonché di tutte le altre forze umanitarie che si stanno adoperando per portare aiuti ai feriti e per impedire il continuo di tutte le atrocità di cui abbiamo avuto notizia in questi giorni.

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